CENTENARIO DI UNO SCRITTORE PER RAGAZZI

di Marino Cassini

 
 
 

 In una lettera inviata al suo editore Edmondo De Amicis scrisse: “… la vedranno i fabbricanti dei libri come si parla ai ragazzi poveri e come si spreme il pianto dai cuori di dieci anni, sacro Dio!” .

A pensarci oggi quelle parole rappresentano una autocritica negativa: chi le legge pensa subito, ma perché per educare i ragazzi occorre farli piangere?   Eppure il libro, che venne pubblicato col titolo Cuore, acquistò subito una straordinaria fortuna in Italia e all’estero.

Si tratta del  diario di un alunno di terza classe di una scuola municipale dell’Italia umbertina. In esso Enrico  racconta la storia della sua classe, della sua famiglia e della società in cui vive. Alla fine di ogni mese sono inserite nel diario  lettere del padre o della  madre o della sorella, contenenti brevi discorsi educativi e moraleggianti e un racconto in cui  venivano esaltati l’amor di patria, la ragione del sentimento e  il valore dell’istruzione.

L’autore, di cui quest’anno ricorre il primo centenario della morte,  nasce in Liguria a Oneglia il 21 ottobre del 1846. Trascorre la giovinezza a Cuneo, dove la famiglia si era trasferita, e studia a Torino. Nel 1863 entra nell’Accademia di Modena  e ne esce nel 1865 col titolo di Sottotenente di fanteria. Dopo aver partecipato alla Terza guerra  di indipendenza, preso parte alla battaglia di Custoza del 1866 e aver trascorso un anno in Sicilia per combattere il brigantaggio, inizia  la sua carriera di scrittore come giornalista, un lavoro che gli permette di compiere molti viaggi all’estero, Spagna, Olanda, Parigi, Londra, Marocco,  viaggi dai quali ricava materiale per le sue opere. Ai libri di contenuto divulgativo legati ai viaggi, si aggiungono quelli di contenuto sociale tra cui La maestrina degli operai,  Gli amici, Sull’oceano, Bozzetti di vita militare, La carrozza di tutti, Romanzo di un maestro. Amore e ginnastica, Gli azzurri e i rossi. Quest’ultimo, di tema sportivo, descrive il gioco del pallone elastico o pallapugno un tempo molto in voga in Liguria e nel Piemonte e ancor oggi praticato nel Ponente ligure. Nel 1980 uscì postumo il volume Primo maggio.

Se come scrittore De Amicis ebbe fortuna  non altrettanto si può dire della sua vita privata, costellata di ombre e di luci e travagliata da una infelice situazione familiare dovuta all’incomprensione con  la moglie Teresa Boassi, di estrazione sociale inferiore a quella del  marito, e al  carattere autoritario di Edmondo che si potrebbe definire col termine di padre-padrone In questa situazione si trovarono coinvolti i due figli. Il primogenito si uccise nel Parco del Valentino a Torino, il secondo, secondo una testimonianza della madre, non potè seguire la sua aspirazione a diventar  scrittore come il padre perché questi glielo  impedì.

De Amicis ebbe una vita divisa in due parti distinte: grandezza, nobiltà e onori in quella pubblica;  incomprensioni e miserie in quella privata.

 Morì a   Bordighera l’11 marzo del 1908.