Testo di A. Bottini

Illustrazioni di C.Torello

 

Tonino è un ragazzino smilzo, pallido e basso. Il suo nome in verità è Tonio, ma siccome è così esile tutti lo chiamano Tonino, gli si addice di più.

E' un gran sognatore; spesso, quando gioca, immagina di essere in una foresta intricata e umida in cerca di serpenti velenosi, altre volte scende a proiettile sugli sci da una vetta innevata, tirandosi dietro una valanga, oppure in canoa affronta rapide e cascate, senza mai farsi male.

Un giorno, non si sa come né perché, si ritrovò in uno strano paese.

Tutto era bianco, anzi erano presenti tutte le gradazioni del bianco, dal candido dei fiumi di latte, che scendevano dalle montagne gialline di parmigiano, all'avorio delle case di emmental con le loro finestre rotonde e irregolari: una grande, una piccola, una in alto, una in basso, fino ai boschi di coni di gelato di crema. Le strade erano di formaggio sardo stagionato, così ci potevano passare sopra i camion, che portavano via il latte da distribuire nelle città.

Svoltato un angolo Tonino incontrò un uomo robusto.

- Eccoti finalmente - gli dice - è da un po' di tempo che ti aspettiamo. Hai girato mezzo mondo nei tuoi sogni ad occhi aperto e non sei mai  venuto qui da noi.

- Infatti... io non sapevo che ci fosse un paese così – balbetta Tonino – E poi qui io non saprei cosa fare.

- Non sapresti cosa fare? Ma ti puoi fare una nuotata nei laghi di latte, si galleggia bene, sai, puoi dare una rosicchiata alle cime delle montagne, goderti una passeggiate nei boschi con allegata leccatina agli alberi di crema gelato, gustarti una bevuta di latte e menta al bar che prepara tutte le bibite a base di latte e se non bastasse io ho già un lavoro per te: hai il compito di non far scappare il latte.

- Come non far scappare il latte? Non capisco.

- Eh, lo so che a casa tua non fai mai niente, ma qui imparerai qualcosa. Vedi laggiù quella casa grande? Lì facciamo bollire il latte per sterilizzarlo, tu devi stare attento che non scappi.

- Va bene – disse Tonino, che era curioso di vedere come facesse il latte a scappare senza le gambe.

Si mise lì a guardare il latte, che si stava scaldando nei grandiosi pentoloni. Dopo un po' però si stufò, non succedeva niente, il latte era bello tranquillo e non dava l'idea di voler scappare. Ad un certo punto Tonino era sulla porta e guardava fuori il rientro delle mucche nella stalla tra uno scampanio di campanacci e un coro di muggiti. Il latte prese il bollore e cominciò a straripare dalle pentole giù per terra, verso l'uscita e avanti verso le gambe di Tonino che, quando sentì bruciare, si voltò e vide la schiuma bianca e i rivoli di latte uscire da tutti i pentoloni e inondare il pavimento. Allargò le braccia per terra nel tentativo di arginare quella fuga, ma si bruciò senza ottenere alcun risultato. Allora incominciò a gridare: - Fermati, fermati, dove vuoi andare, si sta così bene qui! – ma il latte non ubbidiva e continuò ad uscire dai pentoloni. Quando il liquido bianco uscì dalla porta inondando la strada arrivò l'omone robusto che aveva dato a Tonino il compito di non far scappare il latte .

- Cosa hai combinato - gridò - guarda che disastro. Non sei stato per niente attento!

- Io... io ho cercato di fermarlo, guarda qui ho tutte le braccia sporche, quasi bruciate, gli ho anche ordinato di non uscire, ma lui... non mi ha ascoltato.

- Che imbranato – sospirò l'uomo scuotendo la testa – così si fa, basta spegnere il fuoco – e con la mano spense tutti i fornelli e il latte smise di traboccare.

Tonino restò di stucco. A casa sua non aveva mai osservato come faceva la mamma di mattino per preparargli la colazione. Poi rifletté su un'altra cosa: aveva davvero le braccia sporche di latte e arrossate dal calore. Nei suoi sogni ad occhi aperti non si era mai bagnato o infangato.

- Ma questo è un paese vero, non sto sognando? – chiese all'omone.

- Certo che sì alla prima domanda, certo che no per la seconda, - rispose quello un po' enigmatico.

- E come faccio ad andare via? – chiese Tonino allarmato da quella situazione inusuale ma vera.

- Te ne andrai solo quando avrai imparato qualcosa – rispose l'uomo con un sorriso - a cominciare con il non far scappare il latte.

Tonino imparò molte cose piacevoli e faticose, facili e difficili. Imparò a mungere, a sorvegliare il bollore del latte, a cucinare il budino, a dormire su materassi di stracchino, a fare la panna montata e tante altre cose.

Stando nel paese del latte mangiò anche molte cose buone, dallo yogurt al gelato, passando per tutti i tipi di formaggio e, quando terminò la sua esperienza, era diventato un ragazzo forte e robusto tanto che tutti ripresero a chiamarlo Tonio.