(Genere: Fantasia. C)                                                                          di Ada Bottini

 

 

 

 

 

Buongiorno! Uh, lasciatemi un po’ stiracchiare dopo un buon sonno ho bisogno di allungare il mio collo, girare a destra e sinistra la mia testa, non vorrei mai assumere un brutto portamento afflosciato o contratto visto che la natura o la matematica mi hanno dotato di una figura così fiera ed elegante. Sì, io mi considero un’opera d’arte, il capolavoro dei numeri, al di là del mio valore e della mia simbologia, proprio solo per il mio aspetto. Ancora non so chi mi ha inventato così bello, chi ha deciso la mia forma, gli Indiani? Gli Arabi?  Non credo perché all’inizio assomigliavo più al sette. Forse Gerberto di Aurillac o meglio ancora quella buon’anima di Leonardo Fibonacci da Pisa, chiunque sia stato gliene sono grato in eterno. Chi sono? Ma il numero due naturalmente, sono sicuro che l’avevate già capito dalla prima riga. Sì siete intelligenti voi, ma sono anche inequivocabile io, unico, se si tratta di bellezza, portamento ed eleganza, non mi stanco di ripeterlo e so che non posso essere contraddetto.

Guardatemi, sembro un cigno, eretto, ma flessibile,  sono stabile sul mio piedestallo, ma suggerisco il movimento con il mio collo voluttuoso che dipinge un percorso, prima a destra, poi curva a sinistra per avvolgersi in un ricciolo essenziale che non dà atto ad equivoci di leziosità.

Naturalmente parlo della mia forma, quando sono scritto a mano. Odio quegli orologi moderni con i numeri digitali. Tutti spezzettati in segmenti, non mi ci riconosco, mi rifiuto di guardarmi in quelle insegne che indicano la temperatura, odiose anche loro, anzi vi confido un segreto non credeteci troppo all’esattezza di quegli apparecchi digitali, perché sto tentando di boicottarli, di cambiare l’ora o la temperatura per non apparire quando tocca a me, non ci sono ancora riuscito, ma sono vicino al traguardo, quindi…

Sapete qual è il mio sogno? Di essere sempre scritto con il pennello, di essere dipinto, sì ho bisogno di artisti, di pittori, che possano comprendere appieno la bellezza della mia forma, l’essenzialità del mio segno. Vi sembro vanitoso?  No, semplicemente non soffro di falsa modestia, sapete quelli che si criticano per ricevere complimenti e conferme sul loro valore. Io no, so quanto valgo e lo affermo, ne sono orgoglioso.

Mi fanno ridere quelli che disprezzano il mio valore, soprattutto quando ho la funzione ordinale. Si sente di un corridore o di chiunque partecipi ad una gara. – Oh, quello è l’eterno secondo! – Eh, allora? Che vuol dire, meglio secondo che terzo o ultimo.! Sono persone quelle che non hanno mai riflettuto sul reale valore che io esprimo. Io sono il DUE  la coppia, vi rendete conto, l’origine della vita. Da me nasce la vita, ci vogliono due persone perché nasca un nuovo essere. Vi sembra poco? Che dico, non solo due persone, due fiori, due alberi, due animali. Senza di me il deserto, il vuoto, il nulla. Ecco già questo basterebbe a farmi il re dei numeri. Tutti gli altri non esistono senza di me. Puoi contare milioni o trilioni, ma tutto inizia da me. Oh, mi inebrio quando ci penso, ma non voglio soffermarmi troppo altrimenti rischio davvero la superbia e non è bello. Anzi vedete dal mio portamento che sono quasi umile, con il capo chino davanti altri, forse perché preferisco contemplarmi che guardarmi attorno, ma questa è una malignità, l’ho sentita dire dall’uno. Certo brutto presuntuoso, io preferisco ammirami che guardare te ritto, duro, rigido davanti a me, se non lo capisci è solo perché sei un maledetto presuntuoso. Il primo della fila, ma se non lo sapessi vali la metà di me e già questo dovrebbe bastare a farti chinare un po’ la schiena. Basta via non ho voglia di litigare, non ne vale la pena. Io sono soddisfatto di me stesso e non invidio nessuno, questo è il traguardo di una vita e io l’ho raggiunto. Amen.

                                                                                                                        

 ©  2005  A. Bottini