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Salve sono lo zero! Perfetto vero?
Avete notato la mia forma? Insuperabile. Liscia, circolare, ciclica,
senza spigoli, senza ostacoli, una dolce curva continua che ti
accompagna nell’andare. Sembra nata per farsi accarezzare. E l’interno
poi… Magnifico, uno spazio vuoto, libero da usare secondo le tue
esigenze o desideri del momento oppure lo puoi riempire come vuoi: di
acqua azzurra e sarà una piscina dove pigramente nuotare, di erba
verde e sarà un prato dove giocare, può diventare una laguna
circondata da un atollo, una lente per scrutare le stelle e altro,
altro, altro ancora.
Qualcuno dice che non valgo niente,
uno zero appunto. Superficiali! Io sono un confine: sopra e sotto lo
zero, ve ne accorgerete andando a sciare, sono il punto in cui l’acqua
si trasforma e gela. Che meraviglia un lago su cui pattinare, che
pericolo una strada su cui scivolare. Vi rendete conto del mio potere?
Ma non finisce mica qui. Tutti gli scettici dovranno ricredersi, se
solo si fermano a rifletterci un po’ su.
Potenzio tutti gli altri numeri. L’1
con me diventa 10, il 10 diventa 100 e avanti di seguito finché ne
avrete voglia.
Una volta mi sono tolto un sassolino
dalla scarpa. Si fa per dire, vero, io non ho scarpe perché rotolo
senza attrito su me stesso, sono quasi il moto continuo. Bene dicevo,
c’era un signore che spesso per offendere qualcuno gli diceva: “Sei
uno zero”. Quando giudicava qualcosa da comprare se ne usciva con un
“Vale zero” e lasciava lì. Ci sono abituato a dir la verità a questi
modi di dire, ma lui esagerava: lo diceva troppo spesso e con troppo
disprezzo Un giorno mi sono immerso nella scolorina di un mio giovane
amico che la usa a scuola, perché è distratto e sbaglia spesso e sono
scomparso. Svelto svelto sono saltato sulle banconote del signore che
stava trattando un acquisto importante e ho cancellato tutti gli zeri
finali dai soldi di quell’antipatico sbruffone che…, mi sbudello
ancora dalle risa a ripensarci, si è trovato con tutti i suoi averi
svalutati e non ha potuto concludere l’affare. Che soddisfazione! Lui
è rimasto lì con tanto di naso, una faccia intontita a guardarsi
intorno cercando di capire se era lui che non sapeva più contare
oppure se c’era qualche nemico intorno che gli faceva il malocchio.
Guardava i soldi e non li riconosceva, li ricontava, ma non
corrispondevano più a quello che aveva prima, ci ha pensato per delle
ore, ma non l’ha raccontato a nessuno per paura di essere preso in
giro o non creduto, insomma di fare la figura dello scemo. Non ha
capito niente di quello che era successo, ma ho notato che da allora
in poi non ha più nominato lo zero a casaccio come faceva prima, ha
una specie di timore reverenziale verso di me anche se non ne conosce
il motivo.
Ero così felice che mi sono gonfiato
un po’ troppo e ho rischiato di sparire per davvero, perché la mia
circonferenza non ce la faceva più a trattenere tutte le arie che mi
davo, allora mi sono dato una regolata e sono rientrato nei ranghi.
Però la soddisfazione di quell’azione la rivivo ancora adesso quando
ci penso.
Un’altra volta ho azzerato uno
spilungone borioso. Era alto uno e novanta e si dava un sacco d’arie.
Se incontrava un bassottello lo derideva con frasi tipo: “Ti piace la
puzza dei miei piedi?” oppure “Nanetto, come sta Biancaneve?” o
magari “Ti fanno lo sconto sui pantaloni?” e così di seguito. Un
giorno, non sapevo neppure io come sarebbe finita, sono saltato nella
sua carta d’identità e ho spostato lo zero dall’indicazione della
statura. Lì per lì pensavo solo di fargli uno scherzo burocratico,
cioè falsificare un suo documento, invece…ragazzi, voi non ci
crederete, ma è successo davvero, lui ha incominciato a
rimpicciolirsi, a rattrappirsi, tutto a pieghe come una fisarmonica,
una scena comica da spanciarsi dal ridere, peccato che c’ero solo io
presente con una ragazzina che si è spaventata ed è scappata via. Era
come se avesse un enorme peso sulla testa, un peso che lo schiacciava
giù verso terra fino alla statura esatta di un metro e zero nove
centimetri, neanche un metro e dieci. Ma ci pensate. Il borioso era lì
con i pantaloni afflosciati sui piedi, le maniche della felpa che gli
pendevano fino al suolo, la faccia terrea lo sguardo perso. Io ho riso
fino alle lacrime, poi non ho voluto calcare la mano e sono ritornato
al mio posto sulla carta d’identità. Statura: 1,90 e lui a poco a poco
è ritornato ad allungarsi, ma la faccia non era cambiata, aveva il
terrore dipinto sul viso.
Non l’ho mai più sentito schernire
un ragazzino piccolo di statura.
Se vi sentite dire: “Sei uno zero!”
non offendetevi per carità, ma gonfiatevi d’orgoglio, sapendo quante
realtà potreste trasformare, se veramente voi foste uno zero.
Sorridete a chi ve lo dice e ringraziate, ma non state a spiegare
tutta la storia, non ne vale la pena, se non se ne sono ancora
accorti, peggio per loro.
© 2005 A. Bottini
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