(Genere: Fantasia. C)                                                             di Ada Bottini

 

 

 

 

                                                                         

Salve sono lo zero! Perfetto vero? Avete notato la mia forma? Insuperabile. Liscia, circolare, ciclica, senza spigoli, senza ostacoli, una dolce curva continua che ti accompagna nell’andare. Sembra nata per farsi accarezzare. E l’interno poi…  Magnifico, uno spazio vuoto, libero da usare secondo le tue esigenze o desideri del momento oppure lo puoi riempire come vuoi: di acqua azzurra e sarà una piscina dove pigramente nuotare, di erba verde e sarà un prato dove giocare, può diventare una laguna circondata da un atollo, una lente per scrutare le stelle e altro, altro, altro ancora.

Qualcuno dice che non valgo niente, uno zero appunto. Superficiali! Io sono un confine: sopra e sotto lo zero, ve ne accorgerete andando a sciare, sono il punto in cui l’acqua si trasforma e gela. Che meraviglia un lago su cui pattinare, che pericolo una strada su cui scivolare. Vi rendete conto del mio potere? Ma non finisce mica qui. Tutti gli scettici dovranno ricredersi, se solo si fermano a rifletterci un po’ su.

Potenzio tutti gli altri numeri. L’1 con me diventa 10, il 10 diventa 100 e avanti di seguito finché  ne avrete voglia.

Una volta mi sono tolto un sassolino dalla scarpa. Si fa per dire, vero, io non ho scarpe perché rotolo senza attrito su me stesso, sono quasi il moto continuo. Bene dicevo, c’era un signore che spesso per offendere qualcuno gli diceva: “Sei uno zero”. Quando giudicava qualcosa da comprare se ne usciva con un “Vale zero” e lasciava lì. Ci sono abituato a dir la verità a questi modi di dire, ma lui esagerava: lo diceva troppo spesso e con troppo disprezzo  Un giorno mi sono immerso nella scolorina di un mio giovane amico che la usa a scuola, perché è distratto e sbaglia spesso e sono scomparso. Svelto svelto sono saltato sulle banconote del signore che stava trattando un acquisto importante e ho cancellato tutti gli zeri finali dai soldi di quell’antipatico sbruffone che…, mi sbudello ancora dalle risa a ripensarci, si è trovato con tutti i suoi averi svalutati e non ha potuto concludere l’affare. Che soddisfazione! Lui è rimasto lì con tanto di naso, una faccia intontita a guardarsi intorno cercando di capire se era lui che non sapeva più contare oppure se c’era qualche nemico intorno che gli faceva il malocchio. Guardava i soldi e non li riconosceva, li ricontava, ma non corrispondevano più a quello che aveva prima, ci ha pensato per delle ore, ma non l’ha raccontato a nessuno per paura di essere preso in giro o non creduto, insomma di fare la figura dello scemo. Non ha capito niente di quello che era successo, ma ho notato che da allora in poi non ha più nominato lo zero a casaccio come faceva prima, ha una specie di timore reverenziale verso di me anche se non ne conosce il motivo.

Ero così felice che mi sono gonfiato un po’ troppo e ho rischiato di sparire per davvero, perché la mia circonferenza non ce la faceva più a trattenere  tutte le arie che mi davo, allora mi sono dato una regolata e sono rientrato nei ranghi. Però la soddisfazione di quell’azione la rivivo ancora adesso quando  ci penso.

Un’altra volta ho azzerato uno spilungone borioso. Era alto uno e novanta e si dava un sacco d’arie. Se incontrava un  bassottello lo derideva con frasi tipo: “Ti piace la puzza dei miei piedi?” oppure  “Nanetto, come sta Biancaneve?” o magari “Ti fanno lo sconto sui pantaloni?” e così di seguito. Un giorno, non sapevo neppure io come sarebbe finita, sono saltato nella sua carta d’identità e ho spostato lo zero dall’indicazione della statura. Lì per lì pensavo solo di fargli uno scherzo burocratico, cioè falsificare un suo documento, invece…ragazzi, voi non ci crederete, ma è successo davvero, lui ha incominciato a rimpicciolirsi, a rattrappirsi, tutto a pieghe come una fisarmonica, una scena comica da spanciarsi dal ridere, peccato che c’ero solo io presente con una ragazzina che si è spaventata ed è scappata via. Era come se avesse un enorme peso sulla testa, un peso che lo schiacciava giù verso terra fino alla statura esatta di un metro e zero nove centimetri, neanche un metro e dieci. Ma ci pensate. Il borioso era lì con i pantaloni afflosciati sui piedi, le maniche della felpa che gli pendevano fino al suolo, la faccia terrea lo sguardo perso. Io ho riso fino alle lacrime, poi non ho voluto calcare la mano e sono ritornato al mio posto sulla carta d’identità. Statura: 1,90 e lui a poco a poco è ritornato ad allungarsi, ma la faccia non era cambiata, aveva il terrore dipinto sul viso.

Non l’ho mai più sentito schernire un ragazzino piccolo di statura. 

Se vi sentite dire: “Sei uno zero!” non offendetevi per carità, ma gonfiatevi d’orgoglio, sapendo quante realtà potreste trasformare, se veramente voi foste uno zero. Sorridete a chi ve lo dice e ringraziate, ma non state a spiegare tutta la storia, non ne vale la pena, se non se ne sono ancora accorti, peggio per loro.

                                                                           © 2005 A. Bottini