(Genere: racconto di mare  B)                                                                             di  Giovanna Sala

 

 

 

 

 

C'era una volta un signore che costruiva le barche in riva al mare: le costruiva con i chiodi ed il martello e le pitturava con la vernice ed il pennello, nessuno però le comprava perché non erano moderne e lussuose come quelle costruite nei grandi cantieri.

Un giorno, con qualche avanzo di buon legno, costruì una barca  piccola, piccola ma bellissima, la pitturò con cura e la chiamò Turbo.

- Sei proprio bella, sei la migliore tra quelle che ho costruito!

Il tempo passava  e la barca era sempre ferma sulla spiaggia. Qualche cliente passava, sì, a volte si fermava, la guardava, la accarezzava e poi se ne andava. 

Turbo non era felice, fermo sulla spiaggia, guardava il mare e sospirava, nessuno la portava sul mare. “ Se qualcuno mi portasse nel mare - pensava - potrei assaggiare il sapore del sale, giocare con le onde,  dondolare nell'acqua e scoprire, esplorare!  Insomma voleva NAVIGARE!”

Ben presto capì che non avrebbe mai lasciato la spiaggia e decise di scappare in una sera tempestosa. Scivolò lungo la sabbia e finalmente arrivò nel mare.

Che bello il fresco dell'acqua, che bello il rumore delle onde!

Ma con quella tempesta e nessuno al timone la povera Turbo veniva sbattuta di qua e di là . Un'onda violenta la scaraventò sugli scogli e sul suo fianco si formò un buco. Iniziò ad entrare acqua, acqua, acqua, acqua…  e la povera Turbo si ritrovò sul fondo sabbioso del mare.

- Povera me - diceva - io volevo tanto navigare ed invece sono imprigionata qui sotto.

Intanto i pesci la guardavano incuriositi ed una fila di pesci rossi si divertiva ad entrare ed uscire da quel buco sul fianco.

Arrivò anche un grosso squalo.

- Che bel divertimento! Ora farò un altro buco per passarci dentro anche io! - E aprì la sua bocca piena di denti….Ma Turbo iniziò a piangere:

- Non farmi un altro buco altrimenti non potrò più tornare a galla!  - Lo squalo si fermò e si fermarono anche gli altri pesci accanto alla barca.

- Non piangere - disse un grosso polpo - ti aiuteremo noi! Le conchiglie tapperanno i tuoi buchi e, usando la sabbia mista a pietre,  i pesci faranno una colonna alta, alta, ti solleveranno per farti tornare a galla!

Allora alcune conchiglie, delicatamente, si posarono sul fianco rotto di Turbo mentre dal fondo del mare, come in un turbine, la sabbia e le pietre si innalzavano sollevando la barca. In un'esplosione di spruzzi fu in superficie e allora la sabbia e le pietre si confusero nelle onde per poi adagiarsi sul fondo.

Il sole era appena spuntato.Un nuovo giorno l'attendeva e Turbo era così felice che continuava a dire:-Grazie!Grazie! Grazie!

Intanto l'uomo, che l'aveva costruita, la cercava guardando il mare dalla spiaggia. Appena la scorse da lontano, la riconobbe. A nuoto la raggiunse e salì.

- Perchè sei scappata? Non stavi bene con me? Ho capito, ti piace navigare. Eh già! Tu sei una barca e sai fare soltanto questo! Cambierò mestiere, tu navigherai e io ti guiderò al timone: staremo sempre nel mare, sempre!

La barca Turbo sorrideva: poteva vedere l'azzurro dell'acqua, gustare il sapore del sale, annusare l'odore del mare, ascoltare il rumore delle onde, sentire il fresco dell'acqua e le carezze del vento…

E dal fondo del mare sentiva i pesci che la salutavano.

                                                                                              © G. Sala  2006