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Olimpo fu figlio di nessuno, padre di nessuno, fratello di
nessuno, ma fu qualcuno.
Era capitato in paese come un
meteorite sfuggito a una cometa, e che avesse qualcosa delle stelle
si poteva ben dire almeno a giudicarlo dagli occhi folgoranti, dai
capelli chiari e luminosi e dalla carnagione argentea, che facevano
vagamente pensare ad una creatura astrale. C'era chi sosteneva che
alloggiasse nel fondo di una vecchia caserma disabitata, chi affermava
di averlo visto entrare in un garage, chi in un cascinale di legno
nel bosco.
L'unica espressione, che uscì dalla sua bocca nei due mesi di
permanenza nel borgo montano, fu il nome.
- Mi chiamo Olimpo! - aveva
dichiarato.
- Si chiama Olimpo.. - fu riferito al sindaco, che convocò per il
caso, nella tarda sera, un Consiglio Comunale straordinario.
- Occorre assolutamente venire in possesso dei dati anagrafici di
questo individuo! - esclamò il primo cittadino davanti alla platea
delle autorità locali. - Se dovesse succedere qualcosa di increscioso
di cui ritenerlo responsabile, mi dite voi come potremmo contestare a
questo tale il reato, dal momento che non sappiamo nient'altro che il
nome?
Diede quindi ordine alle due guardie municipali di controllarlo a
vista, come misura precauzionale, dal momento che i dati anagrafici
praticamente inesistenti erano già di per sé un segno di colpevolezza
o quantomeno di presunta ammissione di colpa. Come era possibile che
l'unico indizio non fosse altro che il nome? Il passato di un tale
personaggio doveva essere senza dubbio losco, altrimenti avrebbe
esibito un documento che ne dimostrasse palesemente l’identità.
La curiosità nel piccolo centro montano cresceva di
giorno in giorno. Tutti, compresi i bambini, ardevano dal desiderio
di scoprire le coordinate della vita di Olimpo, che, a giudicare
dall'apparenza, non si poteva definire né vecchio né giovane, né bello
né brutto, né alto né basso, né grasso né magro, né simpatico né
antipatico, né qualcosa di significante né qualcosa d'insignificante,
né pulito e pettinato come un gatto da salotto né sporco e arruffato
come un cane randagio.
I montanari di per sé parlano poco e quando è strettamente
necessario, ma il fatto stesso di trovarsi dinanzi ad uno che, ancora
più taciturno di loro, li indisponeva tremendamente.
" Prima o poi verrà in chiesa… - pensò il parroco, - magari per
confessarsi e allora qualcosa dovrà pure dire... “
Lo straniero entrò puntualmente in chiesa una domenica mattina,
osservò, scrutò, ascoltò anche la messa nascosto dietro ad un
pilastro, ma la sua bocca restò muta come quella di un pesce.
Qualche giorno più tardi gli capitò, sventuratamente, di essere
coinvolto in un incidente stradale. Nulla di grave, s'intende, quanto
bastò tuttavia per venire trasportato con l'ambulanza al pronto
soccorso, da pochi giorni attivato in paese.
- Mi può dare i suoi connotati e la tessera sanitaria ? - chiese
garbatamente l'addetta alla ricezione, mentre Olimpo veniva
ancora trasportato in barella nell'ambulatorio medico.
- Mi chiamo Olimpo! - rispose l'infortunato, senza aggiungere parola.
- Non mi sa dire altro?
Olimpo fece cenno di no.
- E lei, senza tessera sanitaria,
senza carta d'identità, senza sapere neppure il suo cognome,
pretenderebbe di essere curato da noi? - aggiunse l'impiegata.- C'è da
vergognarsi! Qui si accettano persone in regola con l'anagrafe.. . e
poi - proseguì con voce meno animata, - se non sappiamo neppure
la sua età, ammesso che occorra una degenza di qualche tempo, come
facciamo a destinarlo in città al reparto di geriatria piuttosto
che in un altro reparto? Di questi tempi occorre sapere tutto di sé,
altrimenti si rischia di venire trattati come nessuno… Mi capisce?
Probabilmente dovremo subito dimetterla per mancanza di dati…
- Mi chiamo Olimpo!- ripeté insistentemente quel tale, mentre in
lei la stizza saliva tremendamente.
-E allora perché non parla, non dice tutto, non si presenta con un
documento d'identità…Le sembra normale questo? - Ma non ottenne
risposta.
- Sulla gamba vedo qualche escoriazione…- osservò un
dottore, visitandolo. - Sente dolore da qualche parte?
Olimpo fece ancora cenno di no.
- Deve trattarsi di un caso di
autismo,- argomentò a questo punto il medico, che non ebbe
esitazioni a firmare una carta di dimissione dal Pronto Soccorso di
“un tale Olimpo, di cui non si conosce altro che il nome, da
sottoporre ad ulteriori visite specialistiche e analisi, trattandosi,
dai primi indizi, di un caso di autismo" .
Olimpo se se uscì con le proprie gambe, dirigendosi verso un bar, dove
era solito consumare un panino e sorseggiare un bicchiere di
vino. Tutti lo squadravano dalla testa ai piedi, come se si trattasse
di un fenomeno strano da cui stare al largo.
Da allora scomparvero (almeno temporaneamente) le sue tracce.
L'autorità sanitaria, d’accordo con l'autorità comunale, lo fece
inutilmente ricercare per alcuni giorni per procedere, in base
alle avvisaglie, ad "ulteriori analisi", ma non addivenne a nulla.
Poi in paese tornò la calma; nessuno ebbe più di che parlare. Tutto
finì secondo il solito rituale: pochi battesimi, qualche matrimonio,
molti funerali. Ogni cosa schedata, documentata, archiviata
regolarmente dal parroco o dal comune.
- Ha per caso conosciuto un certo Olimpo di cui si è detto tutto
e il contrario di tutto negli scorsi mesi? - fece l'oste della Piazza
del Municipio, una mattina a un tale capitato lì per puro
caso. - Mi sono chiesto perché mai non parlasse, ma senza riuscire a
trovare una risposta…
- Io no, personalmente, ma ne ho sentito discorrere da altri…-
rispose il cliente, che aveva tutta l'aria di uno che sa quello che
dice. - Parlava, secondo me, anche troppo…Aveva capito. probabilmente,
che ogni parola in più, che avesse aggiunto al suo nome, gli avrebbe
fatto perdere qualcosa della sua identità, fino a farlo diventare un
povero nessuno come noi. Per questo penso che abbia rinunciato a
parlare. Più si parla più si diventa anonimi… Se è vero,
infatti, che le parole devono assomigliare a visi di divinità,
scolpiti nelle pietre, allora dobbiamo ritenere che i discorsi, che se
si moltiplicano senza sosta, finiscono col divenire
tritume, sassolini microscopici, sabbia del deserto, da cui
occorre proteggersi il viso come i beduini…
Quella sera stessa l'oste, facendo le pulizie, scoprì sul
tavolo, dove lo sconosciuto aveva consumato la colazione, un biglietto
che annotava: "Mi chiamo Olimpo. Sono tornato per un giorno tra voi
per scoprire le reazioni della gente alla mia scomparsa. Tutto come
previsto."
Il padrone del locale rimase, a dir poco interdetto, e da
allora nella sua osteria i quattro vecchi frequentatori bevono un
bicchiere di vino, si guardano ammutoliti negli occhi e si capiscono
perfettamente, senza scambiare alcuna parola.
Sui giornali troviamo scritto come quel paese sia oggi
quasi completamente disabitato. Tutti, infatti, o quasi tutti,
si sono spostati in città. Solo le rocce continuano
caparbiamente ad emettere qualche parola, parole rare, s'intende,
aspirate subito dal vento, parole che pochi, pochissimi, riescono a
comprendere.
©
2005 P. Campomenosi
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