(Genere:  Umorismo.  C)                                                                di Piero Campomenosi

 

 

 

  

 

Olimpo fu figlio di nessuno,  padre di nessuno,  fratello di nessuno, ma fu qualcuno.

Era capitato in paese come un meteorite  sfuggito a una cometa, e che avesse qualcosa delle stelle si poteva ben dire almeno a giudicarlo dagli occhi folgoranti,  dai capelli chiari e luminosi e dalla carnagione argentea, che facevano vagamente pensare ad una creatura astrale. C'era chi sosteneva che alloggiasse nel fondo di una vecchia caserma disabitata, chi affermava di averlo  visto entrare in un garage, chi in un cascinale di legno nel bosco.

L'unica espressione, che uscì dalla sua bocca nei due mesi di permanenza nel borgo montano, fu il  nome.

- Mi chiamo Olimpo! - aveva dichiarato.

- Si chiama Olimpo.. - fu riferito al sindaco, che convocò per il caso, nella tarda sera, un Consiglio Comunale straordinario.

- Occorre assolutamente venire in possesso dei dati anagrafici di questo individuo! - esclamò il primo cittadino davanti alla platea delle autorità locali. - Se dovesse succedere qualcosa di increscioso di cui ritenerlo responsabile, mi dite voi come potremmo contestare a questo tale il reato, dal momento che non sappiamo nient'altro che il nome?

Diede quindi ordine alle due guardie municipali di controllarlo a vista, come misura precauzionale,  dal momento che i dati anagrafici praticamente inesistenti erano già di per sé un segno di colpevolezza o quantomeno di presunta ammissione di colpa. Come era possibile che l'unico indizio non fosse altro che il nome? Il passato di un tale personaggio doveva essere senza dubbio losco, altrimenti avrebbe esibito un documento che ne dimostrasse  palesemente  l’identità.

La curiosità nel piccolo centro montano cresceva di giorno in giorno. Tutti, compresi i bambini,  ardevano dal desiderio di scoprire le coordinate della vita di Olimpo, che, a giudicare dall'apparenza, non si poteva definire né vecchio né giovane, né bello né brutto, né alto né basso, né grasso né magro, né simpatico né antipatico, né qualcosa di significante né qualcosa d'insignificante, né pulito e pettinato come un gatto da salotto né sporco e arruffato come un cane randagio.

I montanari di per sé parlano poco e quando  è strettamente necessario, ma il fatto stesso di trovarsi dinanzi ad uno che, ancora più taciturno di loro, li indisponeva tremendamente.

" Prima o poi verrà in chiesa… - pensò il parroco, - magari per confessarsi e allora qualcosa dovrà pure dire...  “

Lo straniero entrò puntualmente in chiesa una domenica mattina, osservò, scrutò, ascoltò anche la messa nascosto dietro ad un pilastro, ma la sua bocca restò muta come quella di un pesce. 

Qualche giorno più tardi gli capitò, sventuratamente,  di essere coinvolto in un incidente stradale. Nulla di grave, s'intende, quanto bastò tuttavia per venire trasportato  con l'ambulanza al pronto soccorso, da pochi giorni attivato in paese.

- Mi può dare i suoi connotati e la tessera sanitaria ? - chiese garbatamente l'addetta alla ricezione, mentre Olimpo veniva  ancora trasportato in barella nell'ambulatorio medico.

- Mi chiamo Olimpo! - rispose l'infortunato, senza aggiungere parola.

- Non mi sa dire altro?

Olimpo fece cenno di no.

- E lei, senza tessera sanitaria, senza carta d'identità, senza sapere neppure il suo cognome, pretenderebbe di essere curato da noi? - aggiunse l'impiegata.- C'è da vergognarsi! Qui si accettano persone in regola con l'anagrafe.. . e poi - proseguì con voce meno animata,  - se non sappiamo neppure la sua età, ammesso che occorra una degenza di qualche tempo, come facciamo a destinarlo in città al reparto di  geriatria piuttosto che in un altro reparto? Di questi tempi occorre sapere tutto di sé, altrimenti si rischia di venire trattati come nessuno… Mi capisce? Probabilmente dovremo subito dimetterla per mancanza di dati…

- Mi chiamo Olimpo!-  ripeté insistentemente quel tale, mentre in lei la stizza saliva tremendamente.

-E allora perché non parla, non dice tutto, non si presenta con un documento d'identità…Le sembra normale questo? -  Ma non ottenne risposta.

- Sulla gamba vedo qualche escoriazione…-  osservò  un dottore, visitandolo. - Sente dolore da qualche parte?

Olimpo fece ancora cenno di no.

- Deve trattarsi di un caso di autismo,- argomentò a questo punto il medico, che non ebbe esitazioni  a firmare una carta di dimissione dal Pronto Soccorso di “un tale Olimpo, di cui non si conosce altro che il nome, da sottoporre ad ulteriori visite specialistiche e analisi, trattandosi, dai primi indizi,  di un caso di autismo" .

Olimpo se se uscì con le proprie gambe, dirigendosi verso un bar, dove era solito consumare un panino e sorseggiare  un bicchiere di vino. Tutti lo squadravano dalla testa ai piedi, come se si trattasse di un fenomeno strano da cui stare al largo.

Da allora scomparvero (almeno temporaneamente) le sue tracce. L'autorità sanitaria, d’accordo con l'autorità comunale, lo fece inutilmente ricercare per alcuni giorni per procedere, in  base alle avvisaglie, ad "ulteriori analisi", ma non addivenne a nulla.

Poi in paese tornò la calma; nessuno ebbe più di che parlare. Tutto finì secondo il solito rituale: pochi battesimi, qualche matrimonio, molti funerali. Ogni cosa schedata, documentata,  archiviata regolarmente  dal parroco o dal comune.

- Ha per caso conosciuto un certo Olimpo di cui si è detto  tutto e il contrario di tutto negli scorsi mesi? - fece l'oste della Piazza del Municipio,  una mattina  a un tale capitato lì per puro caso. - Mi sono chiesto perché mai non parlasse, ma senza riuscire a trovare una risposta…

-  Io no, personalmente, ma ne ho sentito discorrere da altri…- rispose il cliente, che aveva tutta l'aria di uno che sa quello che dice. - Parlava, secondo me, anche troppo…Aveva capito. probabilmente,  che ogni parola in più, che avesse aggiunto al suo nome, gli avrebbe fatto perdere qualcosa della sua identità, fino a farlo diventare un povero nessuno come noi. Per questo penso che abbia rinunciato a parlare. Più si parla più si diventa anonimi… Se è  vero, infatti,  che le parole devono assomigliare a visi di divinità, scolpiti nelle pietre, allora dobbiamo ritenere che i discorsi, che se si moltiplicano  senza sosta,  finiscono col divenire tritume, sassolini microscopici,  sabbia del deserto, da cui occorre proteggersi il viso come i beduini…

 Quella sera stessa l'oste, facendo le pulizie,  scoprì sul tavolo, dove lo sconosciuto aveva consumato la colazione, un biglietto che annotava: "Mi chiamo Olimpo. Sono tornato per un giorno tra voi per scoprire le reazioni della gente alla mia scomparsa. Tutto come previsto."

Il padrone del locale rimase, a dir poco interdetto, e da allora nella sua osteria i quattro vecchi frequentatori bevono un bicchiere di vino, si guardano ammutoliti  negli occhi  e si capiscono perfettamente, senza scambiare  alcuna parola. 

 Sui giornali troviamo scritto  come quel paese sia oggi quasi completamente  disabitato. Tutti, infatti, o quasi tutti, si sono spostati  in città. Solo le rocce continuano  caparbiamente ad emettere qualche parola, parole rare, s'intende, aspirate subito dal vento, parole che pochi, pochissimi, riescono a comprendere.

         © 2005  P. Campomenosi