(Genere: Racconto B)                                                                             di  Giovanna Sala

 

 

 

 

C’era una volta un paese in cui non esistevano i nomi delle cose, o meglio, nessuno aveva mai pensato di chiamare gli oggetti con un nome preciso.

Se qualcuno aveva bisogno di qualcosa diceva:

- Matteo, per favore, portami … la “cosa”.

E quello rispondeva: - Eccoti la “cosa”, papà!.-

 Ma in realtà il papà di Matteo non voleva quella “cosa” ma l’altra “cosa” e allora strillava:

- Santa pazienza, Matteo, ti ho detto la “cosa”…, la “cosa”…, la “cosa”!!!

Lo stesso problema sorgeva quando si andava a comperare.

- Vorrei tre etti di “coso” - diceva una signora al negoziante.

- Ecco a lei! - rispondeva quello porgendo un pacchettino.

- Ma cosa ha capito? Io volevo il “coso”…, il “coso”…, il “coso”! - strillava la signora.

- Cara signora – rispondeva seccato il negoziante – se lei si spiegasse, io potrei servirla meglio!

- Ma guarda cosa mi tocca sentire, - ribatteva la signora - non entrerò più in questo posto di maleducati incompetenti!

E così gli abitanti di quel paese erano sempre arrabbiati, diffidenti verso il prossimo e ognuno si abituò ben presto ad arrangiarsi da solo e tutti dimenticarono il significato della parola gentilezza.

 Un giorno fortunato passò di lì un venditore ambulante con il suo camioncino.

Era uno di quei venditori che andavano di paese in paese con la sua mercanzia, si fermava in una piazza o in una via e gridava: - Comprate gente,comprate! Vendo tutto, oggetti utili e oggetti inutili! Comprate, gente, comprate!.

Era un omino di bassa statura con un grande sorriso e un modo di fare gentilissimo. Non si sa perché fosse sempre così sorridente… infatti dovunque andasse non faceva molti affari… anzi non vendeva quasi niente …

La sua mercanzia era la più strana del mondo: gambe di seggiole, mangime per formiche, arriccia pelo per le pecore, polvere di mattoni… ma questo omino sorridente passava di paese in paese certo che qualcuno, prima o poi, avrebbe trovato interessanti i suoi prodotti.

Il Sindaco di quel paese venne attirato proprio da quella strana merce.

- Chissà, forse questo signore ha quello che fa per noi, – pensò il Sindaco mentre si avvicinava al camioncino. - Forse riusciremo a risolvere i nostri problemi e a ritrovare un po’ di pace.

- Buongiorno signore, in cosa posso servirla? - disse l’omino con uno dei suoi gentilissimi sorrisi.

- Caro signore, io, che sono il sindaco di questo paese, ho un grave problema da risolvere…  - e iniziò a raccontare la storia del suo paese.

Il venditore non si stupì di nulla,  capì la gravità della faccenda e disse:

- Forse posso aiutarvi! – con un salto entro nel camioncino e ne uscì con un grosso baule impolverato sulle spalle. Era uno di quei vecchi bauli colorati di verde e dorato che si usavano un tempo per riporvi la biancheria.

Allora, con orgoglio, il venditore spiegò:

- Vede, caro Sindaco, questo baule era di mio nonno e un giorno mi disse che  mi sarebbe stato utile. Questo baule contiene i nomi delle cose.

- I nomi delle cose?  - chiese il Sindaco.

- Sì, i nomi delle cose - rispose l'omino. - Ogni cosa ha il suo nome, così tutti possono capire di cosa si sta parlando.

Il Sindaco era stupefatto. 

- Ma lei è un mago! Che idea geniale! Abbiamo finalmente risolto i nostri problemi! Grazie! Grazie! Mi scusi ma quanto le devo per…

- Oh, no! Niente,niente! - disse il venditore - questo ve lo regalo volentieri! Mi raccomando, un nome sopra ogni cosa e nessuno più litigherà! Ora devo andare, mi attendono… sa, gli affari…

Il Sindaco non finiva più di ringraziare e di salutare con la mano l'omino che con il suo camioncino si allontanava sulla strada. Poi si decise ad aprire il baule. Dentro c'erano centinaia e centinaia di strisce di cuoio con sopra incisi i nomi delle cose "CASA", "NAVE", "ALBERO", "FINESTRA", "PANE"…c'erano insomma tutte le parole del mondo.

Il Sindaco radunò allora tutti gli abitanti del paese nella piazza principale, spiegò brevemente  e alla fine disse:

- Da adesso in poi ogni cosa avrà un nome e sarò io a darglielo!

Seguito dai suoi concittadini andò in ogni angolo, via, piazza, casa, negozio per attaccare un cartellino sopra ad ogni cosa.

Iniziò proprio  da lì, dalla piazza. Pescò dal baule una striscia di cuoio e sopra la strada appiccicò la parola "PALLA", sopra la statua della piazza appiccicò "SALAME" e sulla porta della Chiesa "SCATOLA". Poi entrò nel negozio di alimentari e sopra al prosciutto  attaccò "CHIODO", sulla mozzarella "SERRATURA"  e sul salame "COPERCHIO" e così fece in tutti i negozi, in tutte le case facendo ben attenzione, come aveva detto l'omino, a non dare allo stesso oggetto più di un nome. Il Sindaco e gli abitanti lavorarono così, per tre giorni, insieme, e tutti pensavano che quel baule era straordinario.

Alla fine erano stanchissimi ma soddisfatti. Da quel momento tutto cambiò per la vita del paese e dei suoi abitanti. 

Le signore entravano nei negozi e sicure chiedevano:

- Vorrei un etto di serratura e due coperchi.

- Per piacere, mi dà un chilo di sedie rosse? Erano così buone che i miei bambini le hanno mangiate tutte!

Anche nelle case nessuno si arrabbiava più.

- Per favore Matteo, mi porti quella finestra che devo piantare questo prosciutto?

Insomma, da quel giorno tutto era diverso, nessuno più litigava e tutti erano felici perché ognuno aveva imparato a chiamare le cose con il proprio nome.

                                                                                            © G. Sala 2006