(Genere: Fantasia. C)                                                        di Ada Bottini

 

 

 

 

Sono il numero uno. Detto questo potrei già smetterla di parlare di me, perché quelle quattro parole racchiudono già tutta la mia fama, la mia forza, la mia potenza. Quattro parole e uno immagina  il meglio che possa esserci nello sport, nella moda, nello spettacolo, nella produzione industriale, nella cultura, in tutto insomma.

Anche la mia forma suggerisce la mia superiorità rispetto a tutti gli altri numeri miei colleghi.

Dritto, col naso in avanti a fiutare la direzione giusta, semplice, lineare, senza arzigogoli che confondono le idee, l’essenzialità è la mia essenza, il mio carisma. Il primo di una fila infinita di numeri che mi stanno tutti dietro però.

Mi fa ridere quando qualcuno insinua che gli altri numeri valgono più di me, ma siate onesti, dite la verità, voi, nel vostro gruppo, in famiglia, a scuola, sul lavoro preferite essere il numero uno o il due, il tre, il nove o che so io, anonimi, senza costrutto, si confondono uno con l’altro, tanto non vogliono più dire niente dopo di me.

Mi do delle arie? Può darsi, ma voi non immaginate che cosa voglia dire l’inizio, sentirsi il principio, non solo il migliore, come ormai è assodato nel linguaggio comune, ma proprio l’inizio di una serie di quantità, di avvenimenti, di fatti, di persone, di tutto ciò che è quantificabile, è inebriante: io avvio e traguardo, io invidiato, osannato, ammirato, io insostituibile.

Sì, lo so, non sono un tipo tanto disponibile: non sono facilmente divisibile, se moltiplico lascio le quantità invariate, ma è logico, cosa mi disturbano a fare gli altri, che se l’arrangino tra loro, io.. sto bene solo con me stesso, mi basto, la compagnia non fa per me, perché mischiarmi con quelle mezze calzette che sono gli altri numeri, pomposi e insignificanti.  Beh, insomma detta così sembra che ci sia del disprezzo nel mio discorso, in realtà no, non li disprezzo, mi piace anche guidarli nella direzione giusta quando stanno dietro di me, ma non mi interessano, non ci trovo niente di significativo in loro, appunto stanno bene dietro di me. Ho già tanto da riflettere sulla mia forma, sulla mia fortuna, sulla mia dignità, amo analizzarmi trovo sempre motivi di gratificazione e orgoglio.

So che anche gli altri, se li farete parlare, avranno i loro motivi di autostima e di vanto, ma non sono neppure curioso di saperli, perché… per quanto si arrampichino sugli specchi, non troveranno mai modo di superarmi.

Ecco questo è l’aspetto un po’ limitante della mia situazione: il sapersi sempre in vetta, insuperabile toglie un po’ di soddisfazione alla gara, al confronto. Arrivano momenti nei quali non te la godi neanche più, perché sai che la situazione è così stabile, incontrovertibile e allora non riesci a godere al massimo della tua posizione: non puoi apprezzare  appieno un bicchiere d’acqua se non hai avuto sete, di una coperta, se non hai avuto freddo. Capite quello che voglio dire? Però non chiedetemi di cambiare posizione, non lo farei per niente al mondo. Che umiliazione, non posso pensarci, mi vengono i brividi, come avessi la febbre all’idea di retrocedere nella scala dei valori, di cambiare la mia forma così elegante e smilza, di rappresentare altre quantità che non siano l’essenziale, di mischiarmi nel mucchio. Che orrore! Non  voglio immaginare più, neanche per un attimo, una situazione simile.

Un bel respiro profondo, non è successo niente, solo fantasia.

                                                                                                      © 2005 Ada Bottini