di Marino Cassini

 

 

 

Vi sono nel nostro paese alcune città importanti, tanto importanti che non si accontentano di avere una sola importante squadra di calcio… ne hanno addirittura due, ognuna con nutrite tifoserie che hanno il malvezzo di scatenarsi in occasione dei vari derby cittadini.

E, ovviamente, le due squadre hanno ciascuna un presidente che, quando si tratta di questioni calcistiche, ha  il malvezzo di guardare in cagnesco il suo avversario.

Genova si trovava in questa situazione. Aveva due squadre, due presidenti, due tifoserie scatenate e ognuna contraddistingueva i suoi giocatori con maglie dai colori e simboli diversi: quelli del Genoa erano di colore rossoblu con un bel grifone e quelli della Sampdoria di un  bel blu tendente all’azzurro,interrotto da cerchi bianchi, da strisce rosse e dalla presenza della testa di un vecchio marinaio con la pipa bocca.

Ogni derby era caratterizzato da un tripudio e da uno sventolìo di bandiere delle tifoserie opposte. Purtroppo la festa sportiva, con grande disappunto del questore genovese, degenerava immancabilmente in discussioni animate, accompagnate da violenti insulti, e non di rado in risse e scontri che dovevano essere sedati dalle forze pubbliche. Qualunque fosse il risultato, la manifestazione per lo più finiva sempre a botte.

E anche il derby di quella bella giornata primaverile si sarebbe concluso a suon di  legnate.

Ma non era alle legnate che pensavano i presidenti delle due squadre. Avevano altro per la testa.  Non erano nemmeno andati a sedersi in panchina per assistere e sostenere i rispettivi giocatori.

No, quella domenica i due presidenti si trovavano nel reparto di maternità dell’ospedale dove le rispettive mogli, (ma guarda tu il caso!), avevano  deciso di dare alla luce gli eredi tanto attesi, senza pensare che quella domenica era giornata di derby cittadino.

Non che i due presidenti si disinteressassero completamente della partita, giammai!

E così, mentre passeggiavano nervosi nella corsia dell’ospedale, tenevano il telefonino incollato all’orecchio per ascoltare l’allenatore che dallo stadio trasmetteva loro i momenti più importanti del gioco. E non di rado, quando si incrociavano lungo il corridoio, si guardavano in cagnesco e brontolavano a bassa voce. Avevano fiducia nei medici per cui erano più preoccupati per le loro squadre che per le mogli che stavano per partorire.

Ad un tratto, mentre i telefonini illustravano una azione che si svolgeva a centro campo, dal fondo del corridoio apparve una giovane infermiera che si mise a gridare: - Signori, gol!

- Ma come gol! - esclamarono all’unisono i due presidenti. - Ma se stanno giocando al centro campo!

- Gol, signori: è gol! - ripeté l’infermiera. - Sono nati! Tutti e due a distanza di poco tempo. Il professore vi attende nel suo ufficio. Vuole parlarvi.

I due presidenti si precipitarono nell’ufficio del  ginecologo. Costui era seduto dietro la scrivania con i gomiti appoggiati al tavolo e il volto preoccupato.

- Qualcosa non va? - chiese il presidente dei rossoblu.

- C’è stato qualche fallo? - volle sapere il presidente dei blucerchiati che amava esprimersi in termini calcistici.

- No, signori, rassicuratevi, tutto è andato per il meglio. Neonati e puerpere stanno bene…. Solo che…

- Solo che cosa?-  sbottarono i due presidenti all’unisono.

- Vedete, signori, la ginecologia in questi ultimi decenni ha fatto passi da gigante, ma… cercate di seguirmi. Vedete, la nascita di un bambino è un evento di cui conosciamo tutto… o quasi. E in quel ‘quasi’ rientrano la natura dei cromosomi, del DNA, la conformazione delle cellule, i geni ereditari, la struttura chimica della pelle, dei pigmenti, e soprattutto la melanina… ecco la melanina di cui sappiamo ben poco deve essere la causa di tutto.

- E che cos’è la melanina? - chiese il presidente  rossoblu.

- Vede, la melanina è quella cosa che d’estate, sotto i raggi del sole, fa passare la pelle attraverso diversi colori. Se lei al mare sta a torso nudo vede la pelle passare dal color bianco a quello roseo, a quello color fiamma e infine al color bronzo. La melanina…

- Senta, professore, tiri dritto in porta senza fare tanti dribbling, -  lo invitò bruscamente il presidente blucerchiato. - Che cosa è accaduto?

- Francamente non lo so. Mettetevi queste mascherine e seguitemi nella sala dei bebé, così costaterete di persona.

Quando raggiunsero la sala che ospitava i bebé appena nati, videro due infermiere biancovestite che reggevano ognuna tra le braccia un infante nudo, sgambettante e piangente.

- Ecco, - disse il ginecologo al presidente rossoblu, - il bimbo di destra è suo figlio. -  E, rivolto al presidente blucerchiato: - La femminuccia là a sinistra è sua figlia. Ora, giudicate voi.

I due uomini guadarono i neonati con gli occhi spalancati e poi entrambi cercarono un sostegno cui appoggiarsi. Se rimasero anche a bocca aperta non si sa, perché portavano la mascherina,

Fatto sta che il figlio del  presidente dei rossoblu, per il quale era già stato scelto il nome di Geno, era di un bellissimo color blu, cerchiato di bianco, con strisce rosse, mentre la figlia del presidente dei blucerchiati, per la quale era già stato scelto il nome di Doriana, aveva il corpo, dalla testa ai piedi, colorato a metà di rosso e a metà di blu. Pareva addirittura avvolta in una delle tante bandiere che si vedono nello stadio.

- Professore, che cosa ha combinato? – esclamarono all’unisono i due presidenti.

           - Io!  Che c’entro io? Ho solo tentato di spiegarvi che talvolta i cromosomi, i geni, la melanina….

- Ma di che cromosomi, geni e melanina d’Egitto  va cianciando! Qui lei ha sbagliato tutto!  Ha invertito i bambini! - sbottò il presidente rossoblu cui non avrebbe dato alcun fastidio vedere il suo Genio di un bel colore rossoblu. Pensava già alla pubblicità per la sua squadra. Ma vederselo tutto colorato in blucerchiato e no! Proprio no!

Lo stesso doveva pensare l’altro presidente che continuava a guardare trasecolato, finché colto da un improvviso lampo di genio, si rivolse al rivale dicendo:

- Presidente, che ne diresti se invertissimo gli infanti? Tu ti pigli Doriana e io Geno. Tutto sarebbe normale:  che ne dici?

            -Accetto! - rispose prontamente l’altro, che già rimuginava in testa la stessa idea. - Ma solo a patto che si cambino anche i nomi in Gena e Doriano.”

- Questo è logico. Affare fatto!

- Affare fatto un corno! - esclamò il professore intromettendosi. - Sono io che non accetto! Ho già registrato le due nascite e non farò mai un falso in atto pubblico. E poi della faccenda sono a conoscenza alcuni infermieri, le infermiere e credo anche un inserviente che passava di lì per caso mentre i bambini nascevano. A quest’ora lo sa già tutta clinica. E poi le vostre mogli non hanno sollevato alcuna rimostranza circa i colori dei figli.

- A questo non ci pensi, alle nostre mogli ci pensiamo noi.

Quando i due presidenti  fecero la proposta alle rispettive mogli, alle quali la mania del calcio dei mariti andava poco a genio, li guardarono fissi negli occhi e poi sbottarono:

- Ma voi siete due pazzi, completamente ‘abelinati’! (parola genovese che significa ‘scemi’ per non dire di peggio).

Nessuno si smosse dalle sue posizioni e per i due padri fu giocoforza che il presidente blucerchiato si tenesse Doriana, che sfoggiava un bel colore rossoblu e il presidente dei rossoblu si ninnasse tra le braccia un Geno risplendente per i colori blucerchiati che fasciavano tutto il suo corpo.

Di fronte al fatto increscioso i due presidenti pensarono persino alla chimerica fusione delle due squadre di cui ogni tanto, nei momenti di crisi, si parlava. Ma fu solo un pensiero fugace perché avrebbero dovuto fare i conti con la tifoseria locale e quando in qualche assemblea timidamente accennavano alla fusione, si sentivano rispondere apertamente : - Ma voi siete due ‘abelinati’! (che come vi ho già detto significava ’scemi’ e qualcosa di più).

Ciò non toglie che entrambi ritornassero spesso sull’argomento dei colori dei loro figli, cercando sistemi per scolorirli. E, all’insaputa delle mogli, consultarono esperti in tatuaggi, in detersivi, in diluenti. Fecero immergere i due poveri bambini in candeggina profumata, in perborato, li misero in ammollo e uno tentò persino di infilare il figlioletto  in una lavatrice speciale che si limitava a sbattere l’acqua senza far girare i cestello.

Niente da fare. L’unico risultato che ottennero fu quello di far profumare di bucato i due bambini, che, da parte loro, crebbero forti, robusti e colorati.

Quando all’asilo e poi alle elementari e alle medie Geno e Doriana si incontrarono divennero amici, salvo nei momenti in cui si parlava di calcio. Allora diventavano due belvette scatenate. E ciò accadeva quando i rispettivi genitori li portavano allo stadio in occasione dei derby cittadini e si sedevano vicini-vicini in panchina.  Allora sì che erano scintille!

Ma si sa: un detto dice “L’amore è più forte del calcio”.

Un giorno, alla fine di un derby, si bisticciarono di brutto, poi, essendo la partita finita in parità, fecero pace. Geno offrì un gelato a Doriana. Lei accettò. E da quel giorno continuò ad accettare. E poiché l’amore non è colorato, o meglio ha tutti i colori dell’arcobaleno, si innamorarono e, in barba ai rispettivi padri-presidenti, si sposarono.

 Passarono nove mesi.

E capitò proprio una domenica, in occasione del derby Genoa-Sampdoria, che Doriana venisse ricoverata in ospedale per dare alla luce l’erede atteso.

Anche questa volta a passeggiare in senso opposto lungo la corsia dell’ospedale c’erano i due presidenti, futuri nonni, mentre Geno se ne stava appoggiato ad una finestra e fumava nervosamente una sigaretta dietro l’altra, in barba al divieto scritto sui cartelli e in barba al ministro Sirchia  che aveva avuto la malaugurata idea di vietare il fumo… quello delle sigarette s’intende e non quello dei gas di scappamento delle auto, altrettanto nocivo.

Poi la scena si ripeté come molti anni prima.

Da un uscio si affacciò una infermiera, la stessa di tanti anni fa e assai invecchiata, che tutta pimpante gridò:

- Signori, gol!

E li accompagnò nell’ufficio del ginecologo, anch’esso invecchiato e con  capelli bianchi.

- Vede, signor Geno, - cominciò a spiegare, - sebbene in questi due ultimi decenni la medicina abbia fatto passi da gigante, non siamo ancora riusciti a capire come agisca la melanina della pelle…

I due presidenti che già conoscevano la  tiritera, e anche Geno che conosceva la storia per averla udita molte volte, non stettero lì ad ascoltare la conclusione del ginecologo. Si precipitarono verso la nursery, dove li attendeva una sorridente Doriana che reggeva tra le braccia un bimbetto sgambettante,

Trasecolarono alla vista… stavolta tutti e tre.

Avete presente un barilotto con tutti i cerchi che lo tengono stretto? Così era il neonato. Paffuto, rotondetto, grassottello, aveva il corpo metà rosso e metà blu ed era tutto circondato da strisce bianche. Sul petto aveva un bel grifone e sulla schiena la testa di un vecchio marinaio col berretto in testa, intento a fumare la pipa.

- Che fusione! Che perfetta fusione di colori! - esclamò il padre estasiato.

La notizia si diffuse subito in tutto lo stadio dove si disputava la partita decisiva per rimanere in serie A.  L’arbitro decise di interrompere temporaneamente la partita per dar modo ai tifosi di commentare l’accaduto. Parve persino che l’esito del derby avesse perduto ogni significato.

La presenza del grifone sul petto del neonato e quella sul dorso del nonnetto con pipa, fece riaffiorare l’eterno dilemma: la città doveva continuare ad avere due squadre o a riunirle in una sola.

- Signori, -  gridava uno urlando nel megafono, - persino la natura madre di tutte le genti e di tutte le cose ci indica la via da seguire. Se ha voluto riunire in un bimbo i colori e i simboli delle due squadre, vuol dire che la fusione si deve fare.

- Ma che fusione e fusione! - lo contraddisse subito un giovane studente di medicina che si era impadronito del microfono di uno speaker che diffondeva le notizie in tutto lo stadio - Qui si tratta  della ‘sindrome dell’arcobaleno’, una anomalia della pelle scoperta di recente.

E le teorie si sprecarono prima nello stadio e poi nel piazzale antistante. Si discusse a lungo, finché, al calar del sole non giunse la soluzione auspicata e tutto fini… finì come al solito a legnate e a botte e con l’intervento della polizia, mentre il questore si metteva le mani tra i capelli.

Nel frattempo il bimbo rosso-blu-cerchiato se la dormiva contento tra le braccia di Doriana.

                                                                                       ©  M..Cassini 2006

 

 

 

            Ma la storia non termina qui…e un amico l’ha continuata con un finale diverso…