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…... a Geno e Doriana, i due genitori dalla pelle maculata dai colori
rosso-blu-cerchiati, stava per nascere un figlio e i quattro nonni
erano in ansia per il bimbo in arrivo.
Ma ancora una volta il destino giocò loro un brutto scherzo: la data
del parto era stata prevista proprio per il giorno del derby
Genoa-Sampdoria, un derby quell’anno particolarmente importante.
Infatti le due squadre, dopo decenni di sofferenze, si stavano
incredibilmente giocando la conquista del campionato.
I Presidenti delle due società erano in agitazione per due eventi che
avvenivano in contemporanea: il primo era la nascita di un futuro
nipote che li univa; il secondo era una partita di pallone che li
divideva inevitabilmente.
I due nonni camminavano avanti ed indietro nel corridoio della
sala d’attesa, discutendo animatamente e si criticavano l’un l’altro
per le campagne acquisti sbagliate e per sconfitte lontane nel tempo.
Ma nel segreto del cuore, invece, i due anziani erano preoccupati e
sospiravano perché la notizia della nascita tardava.
Finalmente un’infermiera si precipitò in corridoio e si avvicinò al
padre del bambino.
- E’ nato, - disse.
- E’ nato! – esultò con gioia il padre
- E’ nato! – ripeterono con soddisfazione le nonne.
- E’ nato! – esclamarono i due nonni.
- Si, è nato – confermò l’infermiera.
- E’ nato! – concluse un uomo alto con un lungo camice bianco e con
una piccola croce rossa stampata sulla divisa - Sono il ginecologo che
ha assistito al parto e vorrei conferire con tutti voi. Mi potete
seguire nello studio?. Devo parlarvi di un piccolo problema.
Il padre del neonato sbiancò ma il ginecologo si affrettò ad
aggiungere:
- Nulla di grave, stia tranquillo. Nulla di grave, solo una cosa
curiosa.
Il padre (conscio della sua pelle e delle macchie rosso-blu-cerchiate) già si immaginò la continuazione della storia.
Paventava la possibilità che il neonato avesse rappresentate sulla
pancia e sulla schiena anche gli stemmi di tutte le altre squadre
della serie A. Più volte nei mesi precedenti si era svegliato nel
sonno con quell’incubo.
I nonni, che avevano appena appreso che il risultato della partita
di Marassi era ancora sullo 0-0 e quindi non sapevano chi avrebbe
vinto il campionato, nonostante due traverse della Sampdoria
particolarmente sfortunata, seguirono il medico. Le nonne si tenevano
a braccetto.
- L’importante è che non sia malato. In fondo che c’importa delle
macchie! – affermarono all’unisono le due donne.
- L’importante è che sia blucerchiato – disse ridendo il
presidente della Sampdoria anche se in cuor suo temeva che il piccolo
fosse marchiato sulla pelle con i segni della parte avversa.
- Non t’illudere, sicuramente sarà genoano, vedo già il grifone
disegnato sul suo cuore - replicò il secondo nonno
- Quanto siete stupidi voi due! – affermarono le due mogli guardando
con astio i mariti.
Intanto tutta la famiglia era entrata nello studio medico e ascoltava
con ansia il dottore.
- Per favore, ci dica il colore della pelle – domandò il
presidente del Genoa.
-
Nessun problema di pelle – rassicurò il medico.
I nonni sospirarono: finalmente era conclusa l’agonia, potevano
tornare dormire sonni tranquilli
-
Ma allora qual è il problema? – supplicò il padre, ancora preoccupato
-
Semplicemente ha le dita delle mani lunghe.
-
Tutto qui?
-
Si, particolarmente lunghe.
Il medico condusse il padre al letto della moglie, che guardava con
amore il bambino appoggiato al suo petto. La coppia era felice e si
sorrise, osservando gli sforzi del piccolo nel ciucciare il latte
materno.
Le dita del neonato erano particolarmente affusolate, affilate,
lunghissime. Un fenomeno quasi impossibile in un bambino che aveva un
solo giorno di vita!
Il piccolo crebbe sano ma la sua particolare caratteristica si
evidenziò ancor di più con la crescita. Dita affusolate, dita lunghe e
strette, dita sensibili ad ogni contatto. Dita che sapevano correre,
volare sulle cose che toccava.
All’età di tre anni il bimbo cominciò a manifestare doti di pianista
prodigio. A sei anni conosceva molto bene la musica classica, amava il
blues ed il rock
A dieci anni teneva concerti per il mondo e le sale erano
stipate di pubblico che acclamava quel talento precoce capace di
suonare con la stessa passione Chopin e Monk, Anastasia e Luciano
Berio.
E non solo era bravo con il pianoforte ma il giovane talento
aveva particolari capacità anche con la tromba e la chitarra.
Un giorno, durante una sua esibizione a Vienna, avvenne un fatto
particolare. Mentre stava interpretando Mozart, sul piano cadde
dall’alto una grande bandiera del Genoa. E poco dopo in un altro
punto del palco, cadde un vessillo su cui era dipinto il tipico
pescatore, universale simbolo della Sampdoria.
I due nonni, ognuno ad insaputa dell’altro, avevano
preparato lo scherzo, che aveva l’obiettivo di far ricordare il valore
della propria squadra calcistica. I genitori e le nonne del giovane
pianista non perdonarono mai quell’impresa di cattivo gusto.
Il bambino, intanto, cresceva gentile, affabile, senza manifestare
interesse per il calcio. Le poche domeniche libere era portato, a
turno dai due nonni Presidenti, allo stadio. Il piccolo però si
annoiava e così trascorreva il tempo a scrivere chiavi di sol sugli
spartiti od a comporre melodie per pianoforti accompagnate da tromba e
contrabbasso in un tempo da 13/7.
Quando il ragazzo compì tredici anni, la sua stagione musicale
prevedeva un’esibizione in ogni domenica. I concerti del sabato sera,
invece, stranamente avvenivano sempre in coincidenza con gli anticipi
del campionato di calcio del Genoa e Sampdoria.
E così i nonni, che amavano il nipotino dovettero rinunciare ad
ogni partita di calcio e le due tifoserie opposte cominciarono a
‘mugugnare’ contro i propri presidenti, ormai demotivati
Solo durante le pause e nei momenti degli applausi, i due presidenti
s’informavano tramite cellulare sui risultati delle partite di calcio.
Questo durò fino a quando il giovane nipote divenne maggiorenne e fu
considerato, meritatamente, il più famoso pianista del mondo.
La cosa incredibile fu che i nonni si erano talmente appassionati
alla musica classica che si dimisero dal ruolo di presidenti delle
loro squadre e solo alla sera, di fronte al focolare, continuavano a
prendersi in giro sui risultati della partite di calcio.
© M.Muratore 2007
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