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Molti anni fa, al
termine di un lungo filare di viti, nacque un grappolo d’uva bianca.
Aveva molti acini smeraldini, succosi, dalla pelle vellutata e liscia.
Mamma Vite, come era
solita fare ad ogni stagione, aveva dato a tutti i chicchi un nome
diverso, ma quell’anno i chicchi erano troppi e così, rimasta a corto
di nomi, l’ultimo lo chiamò semplicemente Acino o meglio Cino.
Mamma Vite era l’ultima pianta di un
lungo filare di sue coetanee e cresceva vicina ad ulivo dal
tronco rugoso e dalle foglie di color verde-argenteo.
Un mattino Cino, guardando verso
l’alto, vide pendere, appesa ad un esile ramo, una bella oliva verde,
tonda, panciuta, liscia come lui.
- Ciao, come ti chiami? – le chiese
salutandola
-..Mi chiamo Olivia e tu?
- Io, Acino: Cino per gli amici.
A Cino Olivia piacque subito e fu un
amore a prima vista. Anche Olivia non fu insensibile all’amore di Cino
e così l’estate trascorse per i due in un colloquio continuo, fatto di
dolci parole, miste a sguardi adoranti.
Ma poi venne ottobre. Un mattino
Olivia, dall’alto del suo ramo, vide un gruppo di donne e di uomini in
fondo al filare, muniti di cesti e di cesoie.
- Cino, chi sono? – chiese incuriosita.
Purtroppo Cino sapeva chi erano;
glielo aveva detto sua madre pochi giorni prima. “Tra poco, figlio
mio, verranno molti uomini e donne a prendere te e i tuoi fratelli. Vi
metteranno in grossi cesti, poi in capaci tini dove verrete pigiati e
di voi rimarranno solo gocce d’oro, dolci, profumate. Un nettare
prelibato che sarà conservato in bottiglie”.
Tutto questo Cino spiegò a Olivia che
lo ascoltò col cuore sospeso e angosciato.
- Allora non ti rivedrò più?
Cino non le rispose. Aveva voglia di
piangere.
- Addio! – disse Olivia, vedendolo
cadere in una cesta. – Addio! – ripeté piangendo.
Per Olivia passarono giorni tristi,
interminabili. In un giorno freddo di fine novembre vide avvicinarsi
al suo albero alcuni uomini muniti di lunghe pertiche e di ampie reti.
- Chi sono? – chiese alla madre.
- Sono uomini venuti per scuotere i
miei rami con quelle pertiche – rispose la madre. – Voi cadrete tutte
nelle reti; sarete raccolte nei sacchi, gettate in una macina e
frantumate da grosse ruote di pietra. Di voi rimarranno gocce dorate,
profumate, tanto preziose da essere conservate in bottiglie.
- Com’è capitato a Cino? – volle sapere
Olivia, colta da una improvvisa speranza. Mamma Ulivo annuì.
E la speranza divenne realtà.
Trasformata in poche gocce e chiusa
in una bottiglia, un giorno Olivia venne sistemata sul ripiano di un
negozio, proprio a fianco di una bottiglia di vino. Pensò a Cino e,
guardando attraverso il vetro, le parve di vederlo. Lo chiamò con
ansia. Sì, era proprio lui! Anche Cino l’aveva subito riconosciuta e
la salutava con gioia.
Così il colloquio interrotto mesi
prima, riprese.
Un mattino una giovane donna si fermò
vicino allo scaffale e cominciò a guardarsi attorno.
- Oh, che sciocca! – disse, vedendo le
due bottiglie. – Per poco non dimentico l’essenziale per cuocere il
pesce come piace a mio marito!
Prese le due bottiglie e le ripose nel
carrello.
- E adesso che
succederà? – chiese Olivia a Cino
Successe la cosa più bella che
potessero immaginare e sperare. Giunta a casa, la donna mise in un
tegame un trito di cipolle, prezzemolo, aglio, lo cosparse
abbondantemente di olio in cui si trovava Olivia, vi aggiunse un
pugnello di pinoli pestati assieme a due acciughe spinate e vi posò
sopra le fette di pesce. Fece rosolare il tutto e poi, prima di
mettere il tegame nel forno, bagnò il pesce con tre bicchieri di vino
bianco dove si trovava Cino.
Finalmente, avvolti dal calore del
forno, i due innamorati poterono abbracciarsi e fondersi assieme per
offrire tutto il loro gusto e il loro profumo al pesce che cuoceva
allegramente.
© 2005 M. Cassini
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