(Genere: Leggenda ligure. B)                                                                   di Marino Cassini    

 

 

Molti anni fa, al termine di un lungo filare di viti, nacque un grappolo d’uva bianca. Aveva molti acini smeraldini, succosi, dalla pelle vellutata e liscia.

Mamma Vite, come era solita fare ad ogni stagione, aveva dato a tutti i chicchi un nome diverso, ma quell’anno i chicchi erano troppi e così, rimasta a corto di nomi, l’ultimo lo chiamò semplicemente Acino o meglio Cino.

Mamma Vite era l’ultima pianta di un lungo filare di sue coetanee e cresceva vicina ad  ulivo dal tronco rugoso e dalle foglie di color verde-argenteo.   

Un mattino Cino, guardando verso l’alto, vide pendere, appesa ad un esile ramo, una bella oliva verde, tonda, panciuta, liscia come lui.

- Ciao, come ti chiami? – le chiese salutandola

-..Mi chiamo Olivia e tu?

- Io, Acino: Cino per gli amici.

A Cino Olivia piacque subito e fu un amore a prima vista. Anche Olivia non fu insensibile all’amore di Cino e così l’estate trascorse per i due in un colloquio continuo, fatto di dolci parole, miste a sguardi adoranti.

Ma poi venne ottobre. Un mattino Olivia, dall’alto del suo ramo, vide un gruppo di donne e di uomini in fondo al filare, muniti di cesti e di cesoie.

- Cino, chi sono? – chiese incuriosita.

Purtroppo Cino sapeva chi erano; glielo aveva detto sua madre pochi giorni prima. “Tra poco, figlio mio, verranno molti uomini e donne a prendere te e i tuoi fratelli. Vi metteranno in grossi cesti, poi in capaci tini dove verrete pigiati e di voi rimarranno solo gocce d’oro, dolci, profumate. Un nettare prelibato che sarà conservato in bottiglie”.

Tutto questo Cino spiegò a Olivia che lo ascoltò col cuore sospeso e angosciato.

- Allora non ti rivedrò più?

Cino non le rispose. Aveva voglia di piangere.

- Addio! – disse Olivia, vedendolo cadere in una cesta. – Addio! – ripeté piangendo.

Per Olivia passarono giorni tristi, interminabili. In un giorno freddo  di fine novembre  vide avvicinarsi al suo albero alcuni uomini muniti di lunghe pertiche e di ampie reti.

- Chi sono? – chiese alla madre.

- Sono uomini venuti per scuotere i miei rami con quelle pertiche – rispose la madre. – Voi cadrete tutte nelle reti; sarete raccolte nei sacchi, gettate in una macina e frantumate da grosse ruote di pietra. Di voi rimarranno gocce dorate, profumate, tanto preziose da essere conservate in bottiglie.

- Com’è capitato a Cino? – volle sapere Olivia, colta da una improvvisa speranza. Mamma Ulivo annuì.

E la speranza divenne realtà.

Trasformata in poche gocce e chiusa in una bottiglia, un giorno Olivia venne sistemata sul ripiano di un negozio, proprio a fianco di una bottiglia di vino. Pensò a Cino e, guardando attraverso il vetro, le parve di vederlo. Lo chiamò con ansia. Sì, era proprio lui! Anche Cino l’aveva subito riconosciuta e la salutava con gioia.

Così il colloquio interrotto mesi prima, riprese.

Un mattino una giovane donna si fermò vicino allo scaffale e cominciò a guardarsi attorno.

- Oh, che sciocca! – disse, vedendo le due bottiglie. – Per poco non dimentico l’essenziale per cuocere il pesce come piace a mio marito!

Prese le due bottiglie e le ripose nel carrello.

- E adesso che succederà? – chiese Olivia a Cino

Successe la cosa più bella che potessero immaginare e sperare. Giunta a casa, la donna mise in un tegame un trito di cipolle, prezzemolo, aglio, lo cosparse abbondantemente di olio in cui si trovava Olivia, vi aggiunse un pugnello di pinoli pestati assieme a due acciughe spinate e vi posò sopra le fette di pesce. Fece rosolare il tutto e poi, prima di mettere il tegame nel forno, bagnò il pesce con tre bicchieri di vino bianco dove si trovava Cino.

Finalmente, avvolti dal calore del forno, i due innamorati poterono abbracciarsi e fondersi assieme per offrire tutto il loro gusto e il loro profumo al pesce che cuoceva allegramente.

                                                                                                                 © 2005  M. Cassini