di Marino Cassini 

 

 

                                                                        

Il  genere poetico prende nome dalla città irlandese di Limerick dove  una guarnigione di soldati, in attesa di essere inviata a combattere in Francia sotto le insegne di Luigi XIV,  passava il tempo  ad  inventare  brevi poesie di cinque versi dallo schema fisso (AABBA), in cui l’ultimo verso riprendeva il contenuto leggermente variato del primo. Il limerick è un breve pensiero  demenziale, un non-senso, un fatterello privo di logica, scritto per  puro divertimento.. Trovò nel poeta inglese Edward Lear il suo esponente principale e la sua Bibbia nel  Libro dei non sense da lui scritto.

Giuseppina, sartina molto esperta,  

 quando cuciva stava sempre all’erta 

Temeva di far fondere il motore 

infilando qualche ago nel trattore 

La Giuseppina, la sartina esperta. 

 

Una bella puledra di Corfù

 amava i porno parti e il ragù.

 Beveva coca-cola a secchi a fiumi

e con un soffio ti spegneva i lumi,

 la puledrina dell’isola Corfù.

   

 

 

Un chirurgo eminente di Toirano

tagliò la zampa ad un peloso ragno 

e la sostituì con un compasso  

che lo facea inciampar ad ogni passo

quel matematico chirurgo di Toirano.

 

A Chiavari viveva un bel negretto

capace di lanciar dei do di petto.

Venivano dai laghi le zanzare,

per starsene estasiate ad ascoltare,

i do di petto di quel bel negretto.

 

   

 

 

Un filosofo seduto in cima al mondo 

 riteneva che il creato fosse tondo.

E, muto, lo fissava con lo sguardo, 

pensando ad una palla di biliardo.

quel filosofo assiso in cima al mondo. 

A quel sommo inventore di Leonardo

 piaceva molto il burro e poco il lardo.

Amava spalmar la Lisa con coltello

per rendere il suo viso assai più bello,

quell’estroso pittor ch’era Leonardo.

   

 

Un valente dentista di Pechino

si mise a trapanare col violino

i denti cariati dei delfini.

Pensava d’imitare Paganini,

quel megalomane dentista di Pechino.