(Genere: filastrocca B)                                                             di Luigi Sailer

 

 

La vispa Teresa

avea tra l’erbetta

a volo sorpresa

gentil farfalletta.

E tutta giuliva,

stringendola viva,

gridava a distesa:

“L’ho presa! L’ho presa!”

A lei supplicando,

l’afflitta gridò:

“Vivendo, volando

che male ti fo’?

Tu sì mi fai male,

stringendomi l’ale.

Deh, lasciami: anch’io

son figlia di Dio.”

Confusa, pentita,

Teresa arrossì:

dischiuse le dita

e quella fuggì.

  

 

 

   di Marino Cassini

 Fin qui la storiella

che tutti ben sanno,

in cui si favella

del grande malanno

che alla farfalla

produsse un bel danno.

Ma fu  proprio un danno?

Qualcun dice sì;

io dico di no.

Per me fu un inganno

quel che la farfalla

inventò lì per lì,

perché la furbetta,

fuggendo, pensava

e già meditava

sottile vendetta.

Or devi sapere

perché la storiella,

per quanto assai bella,

non termina qui.

Chi scrisse ha taciuto

(non so la ragione)

su quel ch’è accaduto,

sul tiro birbone

che la farfalletta,

sentitasi offesa,

giocò per vendetta

alla vispa Teresa.

L’insetto vivace,

qua e là sfarfallando,

con fare pugnace

su un melo volò.

E lì, sogghignando,

con tono mordace,

a Teresa parlò:

“O povera illusa,

io fessa t’ho fatto.

Trovato ho la scusa,

usato ho il ricatto.

Tu, sciocca Teresa,

credendo al mio male,

mollasti la presa,

lasciandomi l’ale.

Per questo, babbea,

con grande mia pacchia,

sul fil di Borea

ti fo’ una pernacchia”.

E la farfalletta

per nulla gentile,

con la sua trombetta

sottile,  sottile,

le fece in gran fretta

un bel verso scurrile.

Udendo Teresa

quel suono incivile,

divenne cattiva,

l’assalse la bile.

E allor, con veemenza,

d’un ramo s’armò

e, usando violenza

sul melo piombò.

La vispa Teresa

pel grave dispetto

sconvolta ed offesa

cercava l’insetto

menando giù botte

con forza e vigor.

Cadevan le mele,

volavan le foglie

e in quella babele

accorse la moglie

con Olimpio il fattor.

Vedendo lo scempio

del povero melo,

sul volto d’Olimpio

discese un gran velo

di rabbia e dolor.

La moglie adirata,

la vispa Teresa

con una pedata

lontana cacciò.

E la farfalletta

in pieno centrata

da una manata

ben lungi atterrò.

Poi tutta pentita,

sbollita la rabbia,

la moglie d’Olimpio

raccolse le mele

in mezzo alla sabbia.

Guardando accorata

le mele acciaccate

die’ una spallata.

“Oh, alla buon’ora,”

pensò la signora, -

se pur ammaccate,

mi servono ancora

per far marmellate.”

E con un cestino

ricolmo di mele,

si mise in cammino

e a casa tornò.

 

 

 

Se vuoi far la marmellata,

adirar fai la Teresa

con una bella spernacchiata,

                                      ©  M. Cassini  2006