II parte

di Marino Cassini

(Genere: umorismo)

 

UN GUSTOSO TRAMEZZINO

 

Un cow-boy di wisky pieno

nonostante fosse brillo

sparacchiava al tiro a segno

e centrava ogni birillo.

Il padron del baraccone

gli allungò una tartaruga.

"Ecco il premio del campione!

E le do un po' di lattuga

perché faccia colazione."

Il cow-boy col suo trofeo,

traballando a destra e a manca,

s'avviò come un babbeo

e si sedette su una panca.

Dopo un'ora torna al banco

e riprende a sparacchiare

con la colt che aveva al fianco.

E mai  cessa di centrare

il bersaglio tinto in bianco.

"Bravo! Bene! Lei ha vinto

una bambola di pezza."

"Grazie, no - dice convinto,

pur tra i fumi dell'ebbrezza.

- voglio un altro tramezzino.

Quel di prima era divino."

   

 

TIRCHIERIA

 

Da tempo naufragati

in un'isola sperduta

due tizi assai svitati

attendevan la venuta

d'un veliero salvator.

Già da tempo avean spedito

un messaggio in una bottiglia.

L' SOS era partito

ma non si vedea una chiglia,

né una vela,  né un vapor.

"Guarda là! Che cosa è quella?"

"La bottiglia: è ritornata!"

"Perché mai? Oh, questa è bella!

Quindi non è mai arrivata

a chi era destinata?"

"Certo no, mio bel cretino.

Tu sei tonto a quanto pare.

Hai il cervello d'un tacchino.

e sei scemo come un pollo.

Non poteva mai arrivare:

non hai messo il francobollo.

 

 

TEMPO DI REGALI

 

"Mi sento assai indeciso,

ma debbo far qualcosa

per addolcire il viso

alla mia cara sposa,

Che cosa debbo fare?

Che cosa regalare?"

Rispose un estetista:

"Le compri un fazzoletto

di seta o di battista.

Vedrà, sarà perfetto,

le strapperà un sorriso

e addolcirà il suo viso."

"Non è un regalo adatto,

perché si dà il caso

ch'io non conosca affatto

l'ampiezza del suo naso."

 

 

SCENETTA  D'AMORE AL CELLULARE

 

LUI - "Amore mio, per te farei ogni cosa

 - diceva un giovanotto al cellulare.

- Cavalcherei un'onda tumultuosa,

mi butterei nel più profondo mare.

Affronterei il leone più feroce,

mi getterei nel fuoco d'un vulcano,

sorreggerei la più pesante croce

mi lancerei in mezzo a un uragano.

Per star sempre con te, mio dolce amore,

a piedi nudi marcerei sul fuoco

pur di portarti almeno un rosso fiore

e dirti che il mio ardor non è un gioco."

LEI  - "T'aspetto trepidando, o mio adorato.

mia gioia, mio divino mio big love.

Vieni di corsa, corri a perdifiato."

LUI - "Ma come! Proprio adesso ? Adesso piove."

 

 

 INCONTRI

Passeggiando per la via

s'incrociarono per caso

due signori di Pavia.

Dalla fine del ginnasio.

non si eran più incontrati

e, fissandosi negli occhi,

si guardavano impacciati.

quasi come due allocchi.

"Nando mio, non ti rammenti?

Eravamo insiem nel banco.

Eran circa gli anni venti

e stavamo fianco a fianco.

Ma i tuoi tratti son mutati:

i tuoi occhi erano neri

ora in blu si son mutati.

Il tuo viso rubicondo

ora smilzo è diventato.

Eri bruno ora sei biondo

il tuo aspetto è assai variato.

Nando mio, che mutamento!

Io più non ti riconosco!"

"E io di lei non mi rammento

e per di più non la conosco.

Penso lei si stia sbagliando.

In fede mia non la conosco

e poi non mi chiamo Nando."

"Certo sì che sei mutato!

Anche il nome hai cambiato!."

 

 

IN UN NEGOZIO DI SCARPE

 

"Gradirei degli stivali

per potere andare a caccia

che sian comodi e speciali

come quei d'un guardiacaccia."

"Signorsì, di che misura?"

"Calzo il quarantadue.

Voglio merce duratura,

resistente come un bue."

"Ci vuol  pelle di cinghiali.

E il  color?" "Non ho pretese,"

- disse l'uomo in ton cortese -

"purché entrambi gli stivali

siano di colori uguali."

 

 

PARLIAMO DI PENSIONI

 

Un asino, un cavallo e un leone

discutevan con rabbia la questione

su come far quadrare a fine mese

la pensione con i pasti e con le spese.

"Trecento euro prendo e poco più

e vivo proprio peggio dei bantù.

Mangio solo paglia e un po' di fieno"

disse il cavallo in tono poco ameno.

"A chi lo dici!" ragliò l'asino spellato,

"Ho trascorso una vita da dannato

e sol duecento euro ora mi danno

e vivo derelitto e con affanno."

"Di certo più di voi son fortunato:

prendo seicento euro e tiro il fiato.

Arrivo facilmente a fine mese

perché risparmio più d'uno scozzese"

disse il leone, re della foresta,

scuotendo mestamente la sua testa.

"Ma c'è una cosa che mi fa dispetto

e che, confesso, non mi piace affatto.

Si tratta di quel dono prediletto

di cui gode da sempre il signor gatto.

Avendo sette vite, quel furbetto,

sette pensioni si gode il maledetto!"

 

 

VENDETTA

 

Espulso dalla scuola il buon Pierino

pensò di vendicarsi, il birichino

e di fronte alla scuola piantò ritta

una vistosa insegna con la scritta:

"O AUTOMOBILISTI, STATE ATTENTI

DI QUI PASSANO SPESSO GLI STUDENTI.

NON INVESTITE I PARGOLI INDIFESI

CERCATE DI LASCIARLI ALMENO ILLESI.

MA SE PER CASO SIETE DEI MALDESTRI

ASPETTATE CHE CI SIANO ANCHE I MAESTRI"

 

 

ACCUSA DI FURTO

 

Un elefante enorme e assai infuriato

vicino a una piscina se ne stava,

barrendo e soffiando a perdifiato,

guardava una formica che nuotava.

"Ti ordino di uscire sull'istante!"

urlò con la sua voce rimbombante.

"No che non esco! Io non vengo fuori!"

"Esci, se no per te saran dolori."

Fu giocoforza per la formichina

uscir grondante fuor dalla piscina.

Turbata, tutta nuda e un po' tremante

stette ritta di fronte all'elefante.

E questo con un'aria assai confusa

rabbonito la guardò: "Ti chiedo scusa.

Credevo che a me, che sono un Vip,

tu avessi rubato il mio bel slip."

 

 

INCONTRI STRANI

   

"Dio mio, chi t'ha pestato, poverino, -

dissi, guardando il viso malandato

d'un caro amico, mio coinquilino.

Sù, dimmi, cosa mai t'è capitato?"

"Passeggiavo - mi spiegò - in Via del Rovo

quando un tal mi diede un gran spintone.

"Pasquale, m'insultò, or ti ritrovo

figlio d'un cane, porco, gran puzzone!"

E poi mi diede un pugno in pieno viso."

"E non reagisti a un tipo sì volgare?"

"Ero perplesso e anche un po' indeciso.

Io non capivo che volesse fare.

'Pasquale, - continuò quel forsennato -

la moto tempo fa tu m'hai rubato

e anche il portafoglio mi hai fregato”.

Ciò detto, due schiaffon m'ha rifilato."

"E tu cosa facesti? L'hai colpito?"

"Io no. Io stavo lì senza reagire

un po' confuso e anche un po' stordito

e non capivo che voleva dire.”

'Pasquale, disgraziato, gran vigliacco,

il gatto m'uccidesti!” E sì dicendo

di botte me ne diede un altro fracco

e il male che subivo era tremendo."

"E sopportasti tutto quel pestaggio

senza neppure chieder spiegazione,

il perché di tutto quel linciaggio

al fine di capir la situazione?"

"Ciò che diceva a me non m'importava:

perché dar peso a un tipo sì brutale?

E poi la furia sua non mi toccava:

perché mi chiamo Claudio e non Pasquale."

 

 

LA TOILETTE DEL CANE

 

Un tosacani ambulante

con la sua cassetta in spalla

si fermò in Piazza Dante

proprio dove c'era un bar.

Lì, seduto a un tavolino,

un cliente sonnecchiava

con a fianco un cagnolino

che lo stava a rimirar.

L'animal dal lungo pelo

l'avea sporco ed arruffato

e occorreva molto zelo

per poterlo pettinar.

"Scusa - disse il tosacani -

che ne pensi di un lavaggio?

Glielo faccio a piene mani

con sapon di Zanzibar.

"Per me fa' quello che credi

con la schiuma o col sapone;

lava schiena, testa e piedi

io mi limito a guardar.

Il solerte conciatore

ci si mise con impegno.

Lo strigliò per ben due ore

e il can lo lasciò far.

"Gli facciamo anche un fiocchetto

proprio in cima della coda

e di peli un collaretto:

oggi va tanto di moda."

"Faccia pur, se la diverte:

io sto qui ad ammirar."

Finalmente il cagnolino

tutto lustro e profumato

fece ai due un bell'inchino

e se ne andò a passeggiar,

Al cliente il tosacane

disse: "Prego, son  trent'euro."

"Mica mio era quel  cane!

Quindi nulla ho da pagar."

 

 

VENDETTA POSTUMA

 

Due baldi esploratori sfortunati

finirono in un grosso pentolone

per essere bolliti e poi mangiati

in una saporita colazione

da un gruppo di cannibali africani.

Piangeva l’un dei due, rideva l’altro

e si fregava lieto ambo le mani

guardando lo stregon con occhio scaltro .

“Ma come rider puoi in tal momento?

a me scappa la pipì, o porca vacca!”

“Per questo rido, amico, e son contento

perché nel brodo ho fatto anche la cacca.”

 

 

UNA SENSAZIONALE SCOPERTA

 

Un famoso entomologo cinese

studiando i riflessi degli insetti

così spiegava a un medico francese

facendogli vedere dei ragnetti.

“Amico mio, ho fatto una scoperta .

e or ti spiego quello che ho trovato.

Ho preso un ragno e sopra una coperta,

e senza mai parlar,  io l’ho posato.

Ciò fatto poi mi sono allontanato

di alcuni metri e piano ho sussurrato.

‘Ragno, ragnetto mio, corri veloce’.

E lui s’è mosso al suon della mia voce.

Poscia l’ho preso in man e l’ho voltato

e messo sottosopra a zampe all’aria

e tutte le zampette gli ho tagliato

con una operazion veterinaria.

Poi libero su un desco l’ho lasciato

e poi da lui mi sono allontanato.

Quindi con voce alta l’ho incitato.

‘Cammina, forza, vai!’ l’ho poi spronato.

Ma lui è rimasto fermo e non s’è mosso.”

“ E la scoperta, dimmi, dove sta?”

- gli chiese il suo collega un poco scosso.-

“Io non ne vedo alcuna in verità!”

“Ma come? Non t’accorgi? Ma è palese

se a un ragno tagli tutte le sue zampe,

diventa sordo” gli spiegò il cinese.

 

 

 QUESTIONE DI TEMPO

Dalla caccia esultante

Giovannino ritornò

e una puzzola olezzante

sino a casa si portò.

“Matto sei! Dove la metto?”

chiese irata la sua mamma.

“Su con me, sotto il mio letto

e, suvvia, non farne un dramma!”

“Già ci sono due furetti,

tre conigli e un cagnolino,

un criceto e due galletti

più quel grosso porcellino.

Ma non pensi tu al fetore

alla puzza che già regna.

Quella lì, cosa farà?

“Oh, sta certa, in poche ore

al fetor si abituerà:”

 

 

 GLI AFFARI SOPRA TUTTO

Ormai giunto alla fin della sua vita

attorno al letto dell’ebreo Samuele

vegliava  la famiglia riunita

dalla consorte al piccolo Daniele.

Con voce fioca e quasi balbettando,

il vecchio non cessava di parlare

“O Sara, moglie mia,. mi stai guardando?”

“Sì, caro, sono qui, non ti crucciare.”

“Rebecca, tu che fai, figliola bella?”

“Piangendo sto per te, o babbo caro.

C’è pure Abele e Miriam, tua sorella.

e t’assicuro  il pianto è molto amaro.”

“E tu, cognato mio, sei qui presente?”

“Stai calmo, sono qui con un tuo collega.”

“Ma disgraziati! – urlò l’ebreo morente –

allor chi c’è di guardia giù in bottega?”

 

 

MIRACOLO

 

Spiegava con passione Don Giuliani

la parabola dei pesci e dei pani

a un gruppo di fanciulli assai vivaci,

ma molto attenti e alquanto perspicaci.

“Si dice che a un raduno di Gesù

partecipasse molta, troppa gente

e per sfamarli tutti nel menù

v’era assai poco, direi quasi niente.

Sol cinque pesci e in più cinque panini.

Per alleviar la fame eran  pochini.

Ma il buon Gesù un poco ci pensò

e pani e pesci lui moltiplicò.

Per cui da cinque ch’erano Gesù

Ne fece cinquemila e forse più.

E fu così che il quell’occasione

Gesù riuscì a sfamar  cinque persone.”

S’accorse dell’errore Don Giuliani

ma anche un bimbo ch’era stato attento,

per cui, alzando in alto ambo le mani,

fece un giusto e logico commento.

“Scusi, mi dice, caro Don Giuliani,

il miracolo, in fondo, dove sta?

Con tanti pesci e altrettanti pani

anch’io l’avrei compiuto, in verità!”

L’indomani il prete al catechismo

corresse il miracolo sbagliato

e chiese con una punta d’umorismo

“Tu pure ci saresti arrivato?”

“E come no! Con tutto il ben di Dio,

ch’era avanzato il giorno precedente,

il miracolo l’avrei fatto pur io.”

 

 

A SCOPPIO RITARDATO

    

Mentre meste risuonavano le note

della banda che seguiva il funerale

e il pianto che rigava molte gote,

dimostrazion di un dolor reale,

un tizio mescolato tra la gente

sbottò di colpo in una gran risata.

“Ma non le sembra alquanto sconveniente!”

lo redarguì con una gomitata

il suo vicino e aggiunse: “Là c’è un morto!

Sia serio e si dia una regolata.

Ognun di noi è dal dolor sconvolto

E non c’è posto per la sua risata.

Perché poi ride? É’ contro l’etichetta.”

“Iersera” disse il tipo ridanciano,

“qualcun mi raccontò una barzelletta.

Rimasi serio come un capo indiano,

non avendo compreso la battuta.

Sol ora l’ho capita e mi è piaciuta,

strappandomi di colpo la risata

che mi costringe a far questa scenata.”

“Ma là c’è il morto!” “E che ci posso fare?

Domani verserò lacrime amare.”

 

 

INCRESCIOSE POSIZIONI

Appesi al soffitto i pipistrelli

-         diversamente dagli altri uccelli –

le zampe in alto e con la testa in giù,

parlavano del meno e anche del più.

Discutevan due di lor  in ton pacato,

ricordando fatti tristi del passato.

“Ricordi quando il falco giù piombò

e sol per poco non mi divorò?”

“Sì lo rammento. E se per te fu un guaio,

quel che accadde a me non fu sì gaio.”

“E che ti capitò di tanto grave?”

“M’accadde un mese fa a un’assemblea.

Coi piedi stavo appeso a un grosso trave

E mi colpì un attacco di diarrea.”

 

 

LA GROTTA DEI PIPISTRELLI

 

Con le zampette appese su al soffitto,

la testa penzolante verso il basso,

due pipistrelli parlottavan fitto,

criticando un di lor che, sopra un masso,

sulle sue zampe se  ne stava ritto.

“Ma come fai in quel modo a riposare?”

gli chiese un di lor curioso assai.

“A testa in giù io non riesco a stare

e se non mi riposo sono guai,

per cui  uso il sistema oggi in voga.

Me lo insegnò un indù: si chiama yoga.”

  

 

UN PUPO POLEMICO

 

La mamma disse al pupo:

“Mangia quella minestra,

se no la porto al lupo.”

Rispose il  birichino,

facendole un inchino:

E chiamalo a gran voce.

Però ho la certezza

che forse manco lui

mangerà questa schifezza!”

 

 

COLLOQUIO DI INNAMORATI

Seduti accanto a un muro,

le mani nelle mani,

 parlavan del futuro

 facendo molti piani.

“Ma per far tutto questo”

- disse lei preoccupata, -

ci vuole d’euro un cesto

o meglio una barcata.

Quanto guadagni al mese?”

“Sì e no duemila euro.”

“Ma allora è una pazzia!

Non bastano neppure

 per la mia pulizia!”

“Accidenti, amore bello,

non sapevo che tu fossi,

assai più sporca di un porcello!

  

 

IN MANICOMIO

 

Disse un pazzo al suo compagno:

“D’ora in poi chiamami re.

L’ha ordinato il Sommo, il Magno,

il Buon Dio  che ama me.”

“Tu sei scemo, amico mio,

e anche un poco deficiente.

Non ho detto nulla,  IO,

e non ho ordinato niente.”

 

 

ATTRAVERSAMENTI PEDONALI

 

Ad un semaforo appoggiata

stava ferma una vecchietta.

Si vedea che aveva fretta

E voleva attraversar.

Si rivolse a un ragazzino.

 “Certo, aspetti un momentino,

occorre il verde per passare.”

“Ma che bravo! Lo sapevo

che si passa sol col verde,

ma col rosso io volevo

il viale attraversar.”

 

 

CACCIA GROSSA

 

Di fronte ad un leone

il cacciator sparò.

L’amico un po’ burlone

“Cilecca!” gli gridò.

“Prendi meglio la mira,

socchiudi un occhio e tira.”

Il cacciator mirò.

Purtroppo, ahimè, sbagliò.

“Cilecca!” disse ancora

l’amico impaurito.

“Almeno, alla buon’ora

cerca di mirar dritto!”

Partì un terzo colpo,

ma non servì a molto.

“Amico mio, cilecca!

La belva non hai colto.”

Vedendo che il leone

Stava per attaccare:

“Scappa!” disse il cacciatore

“perché quello non Ci Lecca!

Quello sol ci vuol mangiare.”

 

 

CONVERSAZIONE AL TELEFONO

 

“Dottore, son preoccupato

per un sogno ricorrente

che mi lascia senza fiato.

È tremendo e sconvolgente.

Sogno un tipo assai balzano

Che m’invita sempre a pesca.”

“Tutto lì! Che c’è di strano?”

“C’è che vuol ch’io porti l’esca.”

“E per lei questo è scorretto?”

“Certo sì, dottore caro,

perché io sono un vermetto.”

 

 

PRONTO SOCCORSO

Al pronto soccorso,

con un grande mal di pancia

si presentò un  corso.

“Che cos’ha mangiato?”

“Muscoli e pastasciutta:

un piatto prelibato.”

“Mi dica, ha controllato

quando li ha aperti,

se erano in buono stato?”

“Perché? Dovevo aprirli?

Eran si belli e neri

che li ho ingoiati interi.”

 

 

IGNORANZA

Caduto da un balcone,

disteso sul selciato,

da un gruppo di persone

fu subito attorniato.

Un tizio incuriosito

gli chiese: “Ch’è successo?”

 “Non so! – disse stupito,

sono arrivato adesso.”

 

 

CAPPUCCETTO ROSSO 2000

Cappuccetto era entrata

e osservava quella donna

che nel letto era sdraiata.

La guardava, la fissava

e il suo aspetto commentava.

“I tuoi occhi non son belli

sono cupi e arrossati.

Sono enormi come quelli

di quei gufi imbalsamati

che tu tieni sul comò.

Le tue orecchie! Non par vero

sembran vele d’un veliero.

E le mani! Son pelose.

A dir poco son schifose.

Poi che bocca grande hai!

Con quei denti così in fuori

se tu mordi sono guai

perché provocan  dolori.”

“Dimmi un poco, Cappuccetto”

disse nonna dal suo letto,

“cosa sei venuta a fare?

Per portarmi un bel pranzetto

o per potermi criticare?”

                                                                               

 

AL RISTORANTE

Col coltello ormai piegato

e spezzata la forchetta

il cliente esasperato

 guardò truce la sua fetta

di  vitello rosolato.

“Cameriere, questa carne

è impossibile tagliarla.

Io non sono un tritacarne

ma ho voglia di mangiarla.”

Il servente interpellato

lo guardò tutto contrito.

Poi in un pianto disperato

tutto a un tratto lui scoppiò.

“Ma che fa? Perché mi piange

proprio sopra la bistecca?”

“Lasci far, non abbia fretta.

Chissà mai che questa fetta,

sol vedendomi angustiato,

non s’intenerisca un po’.”

 

 

LA PIZZA

“Mi devo lamentare, sor Marcello,

ma dentro la sua pizza Margherita

purtroppo ho trovato un bel capello.”

“Perché? Che t’aspettavi: una pepita!

Oppure per la pizza e un po’ di vino

credevi di trovarci un parrucchino?”

 

 

ANNUNCIO

 

Dall’altoparlante della stazione

venne diffuso un appello pressante

che subito attrasse ogni attenzione

di molti i presenti e d’ogni passante.

“Chi ha preso il treno per Belluno

lo riporti al binario uno!”

 

 

PAZZO PER LA PESCA

 

Vado pazzo per la pesca

e mi reco spesso al mare,

anche se c’è la burrasca

e il grecale sta a soffiare.

L’altro ier  soffiava il vento,

su uno scoglio sono andato

e guardavo molto attento

al mio tappo colorato.

Molte volte è andato giù

perché il pesce abboccava

e l’ho sempre tratto su

per vedere chi mangiava

la mia esca appetitosa

che dall’amo penzolava.

“Avrai fatto un bel bottino!”

“No, neppure una bavosa

e neanche un moscardino.

In compenso, con  dolore

ho ‘pescato’ un raffreddore. “

 

 

AL BAR

“Se beve Gedeone, bevon tutti"

disse un marinaio su di giri,

“sian mozzi, capitani o farabutti,

ladri, fannulloni oppur crumiri.”

 ‘E chi rinuncia a una bevuta gratis!’

pensaron tutti quanti gli avventori,

molti dei quali grandi bevitori

che decisero di fare pure il bis.

Davanti al gran bancone tutti in fila

bevevan wisky, rum e anche tequila.

Tanto a pagar pensava Gedeone.

Dopo mezz’ora, quando sul bancone

stavano molti calici ammucchiati,

il marinaio trasse da un tascone

alcuni dollari alquanto spiegazzati.

A voce alta disse tra due rutti:

“Quel ch io ho bevuto adesso pago.

E quando paga Gedeon, pagano tutti.”

E se ne andò facendo un gesto vago.

 

 

PUNTI DI VISTA

 

“Il suo pacco pesa troppo”

disse serio l’impiegato.

“Oltre ai bolli che ha già messo

altri ancor ne metta a lato.”

Il cliente era stupito:

“Crede proprio per davvero

che se aggiungo altri bolli

sarà il pacco più leggero?”

 

 

UNA VISITA A DANTE

 

Correva all’impazzata

 un tizio in Peugeot

e con una gran frenata

di colpo si fermò.

Rivolto ad un passante

l’autista chiese brusco:

“Di Alighieri Dante

la casa dove sta?”

“Laggiù: ma non le serve

correre come il vento

perché il grande vate

è morto ormai da tempo.”

 

 

NUOVO CODICE STRADALE

 

Col cellulare acceso

viaggiavo senza cinghia

quando un agente obeso

l’alt mi ordinò.”

“Chissà che bella multa

tu ti sarai beccato!”

“Con modi assai cortesi

non mi ha neppur multato.

Eppur eran palesi

le infrazion che ho fatto.

Andavo proprio a razzo,

correndo come un pazzo.”

“Perbacco! Tu sei stato

di molto fortunato.”

“Perché? Sì, andavo in fretta,

ma ero in bicicletta.”

 

 

LAVORO FATTO IN FRETTA

Aveva lavorato tutto il giorno

per fare alla moglie una sorpresa,

cambiando la moquette del soggiorno.

Ed ora se ne stava lì in attesa

che quella ritornasse da lavoro.

“Amore – disse Olga – sei un tesoro!

Peccato che per colpa della fretta

ci sia rimasta là una gobbetta.”

“Oh, quella la sistemo in un momento.

Col martello l’appiatisco al pavimento.

Mezz’ora dopo, entrando nel soggiorno,

il figlioletto Marco chiese inquieto:

“Qualcuno ha forse visto il mio criceto?”

 

 

RECLUTAMENTO

“Ti piacerebbe essere assegnato

alla nostra Marina Militare?”

gli chiese serio in volto un graduato.

“Signorsì!” “E dimmi: sai nuotare?”

La recluta lo fissò con faccia arcigna:

“Perché? Non ha più navi la Marina?”

 

 

LE DUE CRAVATTE

 

Aveva regalato a suo marito

due cravatte di seta assai belline.

“Mia cara, il tuo dono mi è gradito:

hai avuto un gusto molto fine”

disse il marito. E una ne indossava

sul suo vestito blu di gabardine,

quella che, a suo parer, più s’intonava.

E mentre con gran cura l’annodava,

la moglie, scura in volto e amareggiata,

“Tu l’altra non l’hai punto apprezzata!”

 

 

IL BENE E IL MEGLIO

Un famoso visconte

chiese ad un ingegnere

“Per collaudare un ponte

ci vuol qualche geniere?”

“Non serve – disse quello. –

si fa passare un camion

con sopra un bel drappello

di illustri autorità.

I Capi degli  Stati,

i Capi dei Governi,

illustri deputati,

Ministri degli Interni

e insigni magistrati.

Aggiunga i Segretari

i Capi dei Partito

i grandi funzionari

e chi si è arricchito

con la disonestà.

Se al passar del camion

Il ponte giù non crolla

allor vuol dir, visconte,

che eterno durerà.

 E ciò sarà un gran bene.”

“E se, invece, crollerà?”

”Vuol dir che molta gente

un miglior futuro avrà.”

                                   ©  M. Cassini