a cura di S. Serreli

(Firenze, 1891-1974)

 

 

Oggi ti parlerò di un illustratore di libri per bambini Piero Bernardini, che grazie alla sua grande passione ha reso bellissimi tanti libri per ragazzi che forse i tuoi nonni e bisnonni hanno letto quando erano piccoli.

Piero nacque a Firenze da una famiglia che non desiderava affatto ch’egli facesse l’artista, e lo avrebbe preferito con un lavoro sicuro, magari l’impiegato. Ma si sa, certe passioni sono difficili da tener nascoste, e ben presto la voglia di disegnare prese il sopravvento nel giovane Piero che cominciò a darsi da fare per realizzare il suo sogno. All’inizio trovò lavoro come illustratore per alcune riviste per bambini, (una di queste, “Il Giornalino della Domenica”, forse l’hai anche sentita nominare) poi, altri editori gli dettero fiducia e il lavoro arrivò abbondante permettendogli così di farne una vera e propria professione. Di carattere bonario, appassionato uomo di cultura, amante della vita semplice, della buona tavola, delle passeggiate lungo il fiume Mugnone che scorreva proprio sotto casa sua, Piero Bernardini aveva molti amici, sia tra gli illustratori e gli uomini di lettere, ma anche tra le persone più semplici ch’egli frequentava nella quotidianità e coi quali volentieri trascorreva del tempo.

Ma, come lui stesso raccontò più volte in certi suoi scritti, niente lo rendeva felice come stare a casa con le sue “Ciccilline”, le sue due bambine, che adoravano osservare il babbo mentre disegnava tante cose meravigliose.

Quando morì molto anziano nel 1974, tutta Firenze e non solo, rese omaggio a questo grande artista, che fu maestro di molti altri illustratori, e soprattutto fu un uomo generoso e gioviale con tutti.

 

 

Fu il primo a chiamare gli illustratori di libri per ragazzi “figurinai”, indicando con questo nome il tipo di vita semplice e casalingo che questi facevano. Spesso infatti gli illustratori di ieri ma anche di oggi, lavoravano in casa.

Ed è importante perché è stato uno dei più grandi illustratori italiani del nostro recente passato, e tanti illustratori venuti dopo gli devono molto di ciò che hanno imparato. Ad esempio, Bernardini era molto bravo a disegnare le mani, che sono una parte del corpo tra le più difficili da raffigurare, e tanti giovani illustratori si recavano da lui per farsi insegnare.

 

 

Bernardini aveva uno stile molto schematico, dal tratto guizzante, veloce, e dalle forme geometriche che però, pur se semplicissime e riassuntive, sono molto comunicative.

Talvolta all’epoca, proprio come in questo caso, per risparmiare si usavano pochi colori. Se vedi bene infatti qui il colore che predomina è il rosso. Ma, nonostante questo, quell’unico colore insieme ai contorni neri e agli spazi bianchi è così ben distribuito da lasciarci comunque un’immagine perfetta, efficace, senza bisogno di altre aggiunte. Non sembra anche a te guardando questa illustrazione, che la si capisca bene così, senza che ci sia bisogno d’altro?

Se poi hai osservato attentamente l’illustrazione hai di certo visto la lettera “B” sormontata da una losanghina rossa che è situata sulla destra: quella è la firma che usava Piero Bernardini e che stava a significare che lui si sentiva un po’ “l’Asso degli illustratori”, cioè il più bravo tra di essi.

Beh, tra i molti pregi che aveva, Piero però non eccelleva in modestia!