di M. Cassini

illustrazione di S. Serreli

 

Il signor Ballarin era un omettino, grassottello e molto gentile.  Di professione faceva il cartolaio in un piccolo paese vicino  a Ventimiglia.

Sempre a contatto con i libri,  aveva preso l’abitudine di stampare, ogni settimana, un giornalino locale, “L’Eco di Isolabona”, sul quale   riportava tutto quello che era accaduto in paese. 

Durante la settimana raccoglieva le notizie e il venerdì sera le scriveva sul giornale che vendeva il giorno dopo nella sua cartoleria.

Il signor Ballarin faceva tutto lui, raccoglieva le notizie, le inseriva nel suo computer e poi le stampava con una vecchia stampante alla quale era molto affezionato, tanto che l’aveva addirittura battezzata con il nome di Geraldina.

Mentre scriveva al computer, Ballarin parlava spesso con Geraldina tanto che tra i due era sorta una certa confidenza.

Dovete sapere che ogni anno, all’inizio della primavera, il direttore delle scuole elementari e il dirigente della locale biblioteca  erano soliti bandire un concorso per i ragazzi. Il concorso, consisteva in una specie di caccia al tesoro. Ai partecipanti venivano proposte cose strane, oggetti vari, facili e difficili da trovare, i quali avrebbero dovuto essere esposti nel giorno stabilito su tavoli sistemati nella piazza principale del paese.

Vi erano in palio premi per chi avesse trovato più oggetti e per chi  avesse reperito gli oggetti più belli.   La scelta degli oggetti era fatta di comune accordo tra il direttore e il  bibliotecario e la lista, in busta sigillata, veniva inviata a Ballarin affinché venisse stampata sul giornale.

Quel mattino di primavera, sotto un sole tiepido e un cielo azzurro, la piazza era gremita dai parenti dei partecipanti, dal resto del paese e da curiosi venuti per assistere alla cerimonia.

Sui  tavoli e accanto ad essi si potevano vedere gli oggetti e altre cose trovate dai partecipanti nei  giorni precedenti.   C’erano piatti con frutta e verdura varia, oggetti di vario tipo, animali vivi attaccati alle gambe dei tavoli perché non si allontanassero, fogli, disegni…

Ogni ragazzo era impaziente e in attesa che la giuria venisse ad esaminare gli oggetti esposti.

Alle 10 precise il direttore e il bibliotecario in compagnia del sindaco si presentarono per l’esame e per l’assegnazione dei premi. 

I tre esaminatori cominciarono a girare tra i tavoli, osservando attentamente ogni cosa… ma i presenti si accorsero subito che qualcosa non funzionava. Gli esaminatori erano accigliati,  perplessi e seri in volto. Talvolta, davanti a qualche oggetto,  rimanevano a bocca aperta, lo osservavano da vicino e poi si  guardavano tra di loro senza parlare.

Alla fine il direttore  si rivolse ai partecipanti e disse:

“Ma, cari ragazzi,  chi vi ha detto di cercare quegli oggetti?”

“C’era scritto sul giornale di Ballarin, signor direttore!” disse un ragazzino, porgendogli il giornale. “Guardi, legga!”

Il direttore lesse poi, rivolto a Ballarin,   disse: “Perché ha stampato queste fesserie?”

“Fesserie!! Ma io, - rispose Ballarin rosso in volto come un peperoncino siciliano, -  io ho stampato quello che mi avete mandato voi.”

“Guardi che si sbaglia! Il bibliotecario ed io non abbiamo pensato affatto  a quelle… a tutte quelle cose esposte! Non ci sono mai venute in mente. Lei ha cambiato tutto!”

Ci fu un lungo battibecco, ma la soluzione non venne fuori.  Ognuno rimase sulle sue posizioni.

Il concorso dovette essere annullato e ogni partecipante mogio mogio ritornò casa con i suoi oggetti faticosamente cercati.

Ma  intanto c’era qualcuno che se la rideva a crepapelle.

A ridere era la stampante Geraldina, la sola ad aver pensato che quella domenica era il primo di aprile. E così si era divertita  a fare uno scherzetto a tutto il paese.  Volete sapere come?

Si era semplicemente messa a giocare con le parole che doveva stampare e si era divertita a cambiare qua e là qualche lettera dell’alfabeto.

In fondo anche le macchine  hanno il diritto di divertirsi, no?

 

Ed ecco quello che era successo:

Il direttore e il bibliotecario avevano consegnato a Ballarin una lista di oggetti e animali che  i partecipanti dovevano cercare per poi sottoporli al giudizio della giuria. La lista comprendeva: Un Pinocchio rotto;  Un pane nero;  Un timone; Una zucca dipinta di giallo;  Un pacco di cartone; Una sciarpa verde; Una pallina nera; Una borsa di peluche; Una nana in terracotta; Un cartello bianco.

 

Geraldina  aveva, invece, cambiato alcune lettere per cui: 

Un Pinocchio rotto               era diventato                      Un finocchio cotto

Un pane nero                       era diventato                      Un cane nero

Un timone                            era diventato                      Un limone

Una zucca dipinta in giallo  era diventato                      Una mucca dipinta di giallo

Un pacco di cartone            era diventato                      Un sacco di carbone

Una sciarpa verde               era diventato                      Una scarpa verde

Una pallina nera                  era diventato                      Una gallina nera

Una borsa di peluche           era diventato                      Un’orsa di peluche

Una nana in terracotta         era diventato                     Una rana in terracotta

Un cartello bianco                era diventato                      Un martello bianco. 

 

Morale della favola:  Non fidatevi mai delle macchine!