INDIA

 

1992  (1162) 

Racconto di un eroe leggendario: Dev Narayan Ki Phad. 

 

 

2001 (1626/33)

Fiabe:

Pançiatantra Le poste indiane non potevano meglio onorare i primordi della loro letteratura fantasiosa-sentenziosa-moralistica-politica se non facendo ricorso ad un’opera tra le più significative nel campo della favolistica. Il Pançatantra può essere considerato il testo più importante della novellistica indiana, non soltanto per la diffusione in tutta l’area dell’India ma per le numerose derivazioni, rifacimenti, traduzioni che fiorirono nell’arco delle nazioni anelleniche e, in seguito, anche nell’area greca e romana. Theodor Benfey, linguista e orientalista tedesco (1809-1881), tra le sue opere principali, pubblicò a Lipsia nel 1859 l’introduzione all’edizione del Pançiatantra, in cui si trova delineata la teoria dell’origine indiana della favolistica europea. In essa tracciò un albero genealogico facendone risalire i rami ad un periodo che va dal II al VI secolo. Nel II secolo si diffuse in India un’opera in sanscrito dal titolo Tantrakhyayyika (Il libro dei casi della saggezza) che per la sua forma e contenuto può essere considerata l’originale. L’opera, contenente apologhi, storie, favole, composta di cinque libri, aveva lo scopo di ammaestrare diffondendo non  tanto i precetti della morale comune, quanto l’arte di governare, all’occorrenza  anche machiavellicamente, attraverso l’astuzia e la frode. Scopo dell’opera fu quello di instillare concetti base per mezzo di un racconto breve nel quale furono inserite numerose altre storie minori.

Il contenuto dei cinque libri è il seguente: un re dell’India meridionale, padre di tre figli svogliati e ignoranti, li affida alle cure del bramino Visnusarma (cui si attribuisce comunemente la stesura del Pançatantra). Per essi il maestro compose i cinque libri  così suddivisi: 

1) la discordia tra gli amici o la storia dell’astuto sciacallo Damanaka e del collega    Karataka i   quali  fomentarono l’inimicizia tra il leone e il toro.

2) I vantaggi dell’amicizia o l’unione fa la forza in cui si narra  dell’alleanza di una colomba dal collare con un  topo, una cornacchia, una tartaruga e una gazzella.

3) I problemi della guerra o La guerra dei corvi e dei gufi.

4) La perdita di ciò che si è acquistato o La scimmia e la tartaruga.

5) Le opere fatte inconsideratamente o L’asceta e la donnola.

Il numero delle favole variava tra libro e libro.

I principini, dopo aver letto e assimilato gli insegnamenti trasmessi dal bramino, nel giro di sei mesi divennero      consapevoli ed avveduti.

I racconti di Visnusarma sono circa settanta. Sono presentati in prosa intercalata da strofe di contenuto gnomico e sentenzioso.

L’opera acquistò subito grande popolarità tanto da subire ripetute elaborazioni e traduzioni in vari dialetti indiani. La più celebre Hitopadesa, scritta da Naraiana il quale inserisce nel testo originario fiabe nuove e cambia di posto ai vari libri, apparve tra il IX e il XIV secolo. Compilato a beneficio dei giovani, il testo accentua il carattere politico attingendo e accogliendo molte strofe gnomiche del Kamandaki Nitisastra.

Il Pançiatantra iniziò il suo viaggio, verso occidente con una traduzione in pehlevi (scrittura mediopersiana derivata dall’aramaico) fatta dal medico persiano Barzoe per incarico del monarca sassanide Cosroe (531-579). La versione è andata perduta e se ne hanno notizie aneddotiche romanzesche. Sembra, comunque, che da essa sia derivata una rielaborazione siriaca ad opera dello scrittore Bud dal titolo  Kalilag i Damanag che è la corruzione dei due nomi degli sciacalli Karatara e Damanaka.

Al 750 risale la traduzione in arabo eseguita da Ibn al Muqaffa con il titolo Kalilah wa Dimnah.  Ibn operò una ricostruzione del testo, seguendo fedelmente la redazione pehlevica; vi aggiunse una propria interpretazione aneddotico-sentenziosa, un intero capitolo ‘Il processo di Dimnah’ e il capitolo “L’asceta e l’ospite”. 

Le attuali edizioni del Kalilah e Dimnah in arabo comprendono 18 capitoli e cioè i cinque libri originari del Pançatantra; sette libri di origine indiana, i due nuovi capitoli a mano di Ibn e quattro introduzioni (due in arabo, una islamica e un’altra in cui si accenna ad un immaginario inventore di favole, il saggio Bidpai).

Sulla Nuova Enciclopedia (da cui sono stati ricavati molti dei dati e delle notizie riportate) a pagina 92 si legge: “La redazione di Ibn.al.Muqaffa, vantato modello di prosa araba del II secolo dell’egira. riconoscibile nelle linee generali pur attraverso le difficoltà di una vasta e varia tradizione manoscritta, è molto interessante anche per l’abilità con cui l’autore seppe smorzare alcuni tratti pagani dell’originale, senza perciò goffamente islamizzarlo. Essa fu subito verseggiata in arabo dal contemporaneo di Ibn al-Muqaffa, Abàn al-Lahiqì, poi, verso il 1100, da Ibn al-Habbariyyah, e una terza volta, nel 640/1242, da Abd al-Mu-min as-Saghani; solo la seconda e terza di queste redazioni metriche è giunta sino a noi. Ma le vere e proprie versioni dall’originale arabo sono: a) la nuova siriaca anonima, del X o XI sec, con ampliamenti nelle parti didattiche, fortemente espurgata e cristianizzata; b) la greca, compiuta sulla fine del secolo XI da Simeone figlio di Seth sotto il titolo di Stefanìtes kai Iknelàtes, dovuto ad una falsa interpretazione etimologica delle forme arabe  Kalilah i Dimnah e fonte a sua volta di una antica versione latina (anteriore al XV sec.) e di quattro slave (in antico slavo, slavo, croato e céco); c) d) le perdute etiopica e mongolica; e) f) le persiane ed ebraiche, che sono state rispettivamente il veicolo di trasmissione di Kalilah e Dimnah al mondo turco-tataro, indostano, malese da un lato, cristiano occidentale dall’altro.

Il viaggio dell’opera verso l’area cristiana ebbe un notevole incremento grazie ad una versione spagnola ordinata verso il 1250 dall’allora infante, poi re Alfonso X il Savio, e ad una rielaborazione in versi latini ad opera di un certo Baldo che intitolò la sua opera Novus Aesopus.

Al principio del XII secolo risale una versione ebraica di Rabbi Joel, poi tradotta in latino tra il 1263 e il 1278 da un ebreo (ribattezzato Giovanni da Capua) sotto il titolo Directorium humanae vitae. L’opera di Giovanni da Capua ebbe in Europa molte rielaborazioni: quella francese di Raimonds de Beziers (1313), la tedesca di Anthon von Pforr (1480), una seconda spagnola anonima (1493), l’italiana di A. F. Doni in cui lo scenario è spostato in Italia, di A. Firenzuola il quale trattò liberamente il testo e lo pubblicò sotto il titolo Discorsi degli animali (1548).

Da queste versioni dipendono le ulteriori traduzioni, fino alla più importante, la francese Anwar i Suhaili, pubblicata nel 1644 ad opera di David Sahid e G. Gaulmin.

In un millennio, con continue aggiunte, mutamenti, rielaborazioni, la favolistica orientale si affermò in occidente, arricchendosi e modificandosi nel passaggio attraverso culture, lingue e civiltà diverse. Ciò che non muta nelle favole è l’elemento gnomico, sentenzioso, moralizzatore e didattico. È ovvio che il mondo arabo, persiano, giudaico, cristiano, facendo in particolar modo leva sui dettami del Corano e della Bibbia, abbiano lasciato tracce evidenti, modificando il fondo di molte favole. Ciò che viene mantenuto costante è la disposizione della materia che vede intrecciarsi e sovrapporsi diversi temi favolistici in un unico racconto, storie minori che si intrecciano, rendendo talvolta difficile seguire l’iter del racconto. Un modo di narrare che ricorda la materia delle Mille e una notte.

 

 Libano 1971  (P.A. 516/7)

 Libano 1971  (P.A. 516/7)

 

INDONESIA

 

1962   (269/74)  

Dal poema Ramayana La leggenda di Rama. Djataju. Hanoman. Dasamuka. Kidang Kentjana. Dewi Sinta. Rama.  Poema epico dell’antica India, minore per ampiezza rispetto all’altro grande poema epico indiano, il Mahabharata, attribuito al leggendario poeta Valmiki,  comprende 24.000 distici di 32 sillabe raccolti in sette libri, composti probabilmente a partire dal III secolo a.C. con successivi rimaneggiamenti. Come recita il titolo, che in sanscrito significa “Gesta di Rama”, il poema narra la storia di Rama, settimo Avatar di Visnu, sovrano ideale e guerriero valoroso, e della sua sposa, Sita. Rama, principe ereditario del regno di Koshala viene privato ingiustamente del diritto al trono ed esiliato dalla capitale Ayodhya dove trascorse 4 anni in esilio, insieme alla moglie Sita ed al fratello Lakshmana, dapprima nei presi della collina di Citrakuta, dove si trovava l’eremo di Valmiki e di molti altri saggi, in seguito nella foresta Dandaka, popolata da molti demoni.  Lì Sita viene rapita dal crudele re dei demoni, Ravana, che la conduce nell’isola di Lanka. Rama e Lakshmana si alleano con i Vanara, potente popolo di uomini-scimmia, ed insieme ai guerrieri scimmia, tra i quali c’è il valoroso e fedele Hanuman costruiscono un ponte che collega l’estremità meridionale dell’India con Lanka. L’esercito affronta l’armata dei demoni, e Ravana viene ucciso in duello da Rama, che torna vittorioso nella capitale Ayodhya, e viene incoronato re. Rama, per rispettare il dharma, è costretto a ripudiare Sita, a causa del sospetto che abbia ceduto alle molestie di Ravana. Per dare prova della sua purezza, Sita accetta di sottoporsi alla prova del fuoco, ed esce indenne dalle fiamme.I protagonisti del Ramayana, che fonde numerosi elementi rituali dei Veda, incarnano ideali di eroismo, lealtà, amore fraterno e coniugale. Molti episodi entrarono nel folclore e nel teatro indiano e del Sud-Est asiatico, e divennero una delle parti preponderanti della vita quotidiana dei devoti vishnuiti; l’opera ebbe una vastissima diffusione grazie alle numerose traduzioni e rielaborazioni, la più nota delle quali è del poeta indiano Tulsi Das (XVI secolo).

 

 

1998  (1572/91+BF 121)

Favole indonesiane tratte da "Malin Kundang". "Sangkuriang". "Roro Jong-grang". "Tengger".

 

 

 

 1999  (1671/90+BF 139)

Racconti popolari.

Danau Toba. Banjarmasin.  Buleleng.   Woiram.

 

 

 

2000   (1740/59  + BF 151) 

Racconti:

Tapac Tuan – D.I Aceh.    Batu Ballah – Kalimantan Barat.  Sawerigading – Sulawesi Selatan.  7 Putri  Kahyangan-Maluku

 

2001  (1846/65 + BF 164) 

Fiabe:

Batan Tuaka.  Sipitung.  Jerusan Nusa.  Ile Mauraja.

 

 

2002  (1910/29)

Fiabe e leggende:

Aje Tatin.  Kalimantan Timur.  Pulau Kermbaro.  Sumatera Selatan.  Danau Tondano.  Sulawesi Utara.  Nyi Roro Kidul.

 

 

 

2003  (1977/96 + Bf 181) 

Racconti popolari  Danau Ranau.  Kongga Owose.  Princesse Gading Cempaka.  Princesse Manmdalika “Nyale”

 

 

2004  (2072/91+ BF 192) 

Racconti:

Putri Selaras Pinang masak.  Tanjung Iesung.  Patung Palindo.  Danau Polire.

 

 

 

2005  (2120/39+BF 200) 

Racconti popolari I serie. Comprende 20 racconti diversi.

 

 

 

2006  (2163/6 +BF 212) 

Racconti e leggende:

Bawang  Me rah e Bawang Ptih, Keong Emas,  Si Kancil,  Timun Emas

 

 

 

 

INGHILTERRA

 

1985  (1190/3)  Ciclo di Re Artù.  Re Artù e Merlino.  Fata del Lago.  Ginevra e Lancillotto. Galhad prega il Grall.  Artù, eroe semileggendario, animò la vittoriosa resistenza dei Celti della Cornovaglia  contro la conquista anglosassone (fine V sec.-inizio VI sec.).  Alla sua figura sono legate numerose leggende.  Nel V secolo in Inghilterra governava il re Vortigern. Crudele e spietato,  si avvaleva di ogni mezzo per soffocare le rivolte, ma i grandi feudatari continuavano a ribellarsi alle sue efferatezze, tanto da costringerlo ad erigere una roccaforte imprendibile dalla quale nessuno avrebbe potuto scacciarlo. Accadde che durante la costruzione delle fondamenta tutto ciò che veniva eretto, crollava durante la notte. Riuniti i consiglieri questi predissero che doveva trovare un fanciullo il cui padre non fosse un uomo mortale. Doveva ucciderlo e mescolare il suo sangue con della malta. Il re inviò messaggeri per tutta l’Inghilterra alla ricerca del fanciullo.  A Carduel fu scoperto un ragazzino la cui madre aveva avuto un rapporto carnale col diavolo. Alla sua morte il bimbo venne affidato ad un eremita che lo allevò lo fece esorcizzare e  e gli impose il nome di Merlino. Il bimbo cominciò precocemente a manifestare poteri soprannaturali, tra cui predire il futuro. Ma, seguendo gli insegnamenti di saggezza e di rettitudine inculcatigli dall’eremita, non usava mai le sue facoltà per scopi malvagi.    Portato davanti al re il ragazzo gli disse che sarebbe stato inutile ucciderlo perché il palazzo sarebbe sempre crollato. La causa era un lago sotterraneo sotto le fondamenta e la presenza di gallerie dove abitavano due draghi. Il lago fu trovato, prosciugato e alla fine due draghi uno rosso e uno bianco uscirono alla luce, affrontandosi in un feroce combattimento. Durò a lungo e alla fine i due draghi si allontanarono e non si videro più. Il castello venne costruito, ma  Merlino predisse a Vortigern  la sua imminente morte. E fu quanto avvenne. Al trono salì Aurelius Ambrosius. A lui si presentò il ragazzo predicendogli che se non avesse mantenuto la pace con gli amici di Vortigern, sarebbe morto. Non fu ascoltato Accadde che un nemico del re, riuscisse a penetrare nel palazzo e a versargli del veleno in una brocca di vino.    Al trono salì il fratello Uter Pendragon a cui  Merlino predisse che avrebbe avuto un figlio che sarebbe diventato il re più famoso d’Inghilterra. Sposata Iberna, Uter ebbe un figlio cui venne dato il nome di Artù.. Solo allora, per la prima volta. Merlino chiese al re di affidargli l’educazione del bimbo e lo portò alla corte di un signore di Bretagna di nome Antor. Costui aveva un figlio, Keu, e i due ragazzi crebbero assieme. Dopo la morte di Uter Pendragon il regno rimase vacante e tutti i signori di Inghilterra ambivano prendere il potere. Per quindici anni l’intero paese fu agitato da lotte, finché Merlino non propose ai baroni e ai duchi di riunirsi la notte di Natale e poi di partecipare ad un torneo. All’uscita della Messa di mezzanotte tutti notarono che sul sagrato, di fronte al portale della cattedrale, c’era un blocco di pietra con una spada conficcata fino all’elsa. Sulla pietra  stava scritto: “Questa è Escalibur e solo chi saprà estrarla sarà il re legittimo della Bretagna”. Tutti ci provarono ma nessuno vi riuscì. Merlino propose di rimandare l’assegnazione del trono ad un torneo da tenersi a Capodanno, così chiunque avrebbe potuto prendervi parte. Nel frattempo Keu, figlio di Uter, e il suo scudiero Artù arrivarono in città. Il giorno del torneo accadde che Keu dimenticasse a casa la sua spada. Chiese ad Artù di procurargliene una e il giovane, nell’impossibilità di reperirne subito una, non trovò di meglio che estrarre la spada dalla roccia. Non essendo creduto, rimise la spada al suo posto e tutti, duchi e baroni, riprovarono ad estrarla. Ma solo Artù vi riuscì e divenne il re, con Merlino primo consigliere.

Attorno a re Artù fiorirono molte leggende, legate ai Cavalieri della Tavola Rotonda, tra cui Percival, Lancillotto, la regina Ginevra, Tristano e Isotta, Ivanhoe, la Dama del Lago. Le leggende furono tramandate dapprima oralmente e poi sotto forma di ballate o di romanzi. I primi nuclei cominciarono ad apparire nel 1125 ad opera di Guglielmo Malmesbury e poi con la Historia regum Britanniae (1135) di Monmouth. Il poeta anglo-normanno Wace, traducendo quest’ultima opera in volgare sotto il titolo di Romanzo di Bruto (1155) contribuì a diffondere la materia celtica in Francia.  Ad essa si ispirarono  i lai di Maria di Francia e i romanzi di Chrètien de Troyes. In tali opere i vari personaggi sono sempre presentati come esempi di cortesia, di spirito di cavalleresco e si distinguono in varie imprese tutte tese a soddisfare i desideri delle loro dame e soprattutto a difenderle. La leggenda ha pure un sottofondo religioso che appare nella ricerca da parte di Gahalad del Santo Graal, il calice usato da Gesù durante l’ultima cena.

 

Inghilterra 1985 (1190/3)

Inghilterra 1985 (1190/3)

Inghilterra 1985 (1190/3)

Inghilterra 1985 (1190/3)

S.Vincent 1986 (961/8)

Re Artù

S.Vincent 1986 (961/8)

Mago Merlino

S.Vincent 1986 (961/8)

Artù diventa re

S.Vincent 1986 (961/8)

Camelot

S.Vincent 1986 (961/8)

La signora del lago

S.Vincent 1986 (961/8)

La tavola rotonda

S.Vincent 1986 (961/8)

Il Santo Grall

S.Vincent 1986 (961/8)

Ser Lancillotto.

Granada  1972 (419)

Re Artù

Liberia  2001  (fog.)

 

 

 

 

1990 (1442), 2001 (2250)

Personaggio delle fiabe:Teddy Bear. Teddy Bear è l'espressione inglese per orsacchiotto (orso giocattolo, di pezza o di peluche).   Si ritiene che l'espressione venga da un episodio accaduto al Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt, soprannominato "Teddy", che aveva l'hobby della caccia grossa. Nel 1902, durante una battuta di caccia all'orso lungo il fiume Mississippi, Roosevelt si rifiutò di sparare a un cucciolo di orso bruno della Louisiana. Il cucciolo era stato braccato dai cani e legato a un albero dagli assistenti del presidente, pronto per essere ucciso. Roosevelt si indignò, dicendo che sparare a un orso in quelle condizioni non sarebbe stato sportivo, e ordinò che l'animale fosse liberato. La scelta di Roosevelt fu particolarmente apprezzata perché in quella battuta di caccia (come pare accadesse spesso al presidente) egli non riuscì poi ad abbattere nessun orso, tornandosene a casa senza alcun trofeo. La notizia giunse ai quotidiani, che soprannominarono l'orso "Teddy Bear". Il giorno successivo (il 16 novembre), il disegnatore satirico Clifford K. Berryman pubblicò sulla prima pagina del Washington Post una vignetta che mostrava Roosevelt nell'atto di volgere le spalle all'orsetto legato con un gesto di rifiuto. La didascalia "drawing the line in Mississippi" ("stabilire un confine sul Mississippi") metteva in relazione l'accaduto con una disputa territoriale in corso all'epoca fra Louisiana e lo stato del Mississippi. I lettori si innamorarono dell'orsetto della vignetta, e in seguito Berryman inserì immagini di orsetti in molti dei suoi disegni. Gradualmente, gli orsetti di Berryman divennero sempre più "piccoli, rotondi e carini", contribuendo a creare lo stereotipo dell'orsacchiotto. Il 29 dicembre, lo stesso Roosevelt scrisse a Berryman dicendo "abbiamo trovato tutti molto gradevoli i suoi disegni di orsetti". Sull'onda della popolarità di "Teddy Bear" e degli orsetti di Berryman, il 15 febbraio del 1903 Moris Michtom e sua moglie Rose misero in vetrina due orsetti di pezza nel loro negozio di Brooklyn, con il cartello "Teddy's bears", dicendo che avevano avuto il permesso scritto del presidente di usare quel nome. Il successo fu tale che in seguito i coniugi fondarono una società specializzata nella produzione di orsacchiotti, la Ideal Toy Company. Nello stesso periodo, Margaret Steiff, proprietaria di una fabbrica di giocattoli in Germania, fu convinta dal nipote Richard a commercializzare orsacchiotti; nel 1903, alla Fiera del Giocattolo di Lipsia, la Steiff vendette 3000 esemplari a un importatore americano. Ancora oggi, la Steiff produce "teddy bear" per l'esportazione in tutto il mondo.  I "Teddy Bear" di inizio secolo avevano gli occhi fatti con bottoni, ed erano snodati alle braccia e alle gambe. Quel tipo di giocattolo rimane un "classico" ed è ancora commercializzato in numerose varianti, oltre a essere stato preso come modello per molti personaggi di grande popolarità (vedi per esempio Winnie Puh e Paddington).  Nel 1904, il Teddy Bear divenne la mascotte della più fortunata campagna presidenziale di Roosevelt. "Teddy" rimane un nome molto comune per gli orsetti di pezza, non solo nei paesi di lingua inglese. Fra gli orsi celebri che si chiamano "Teddy" si può ricordare, per esempio, quello di proprietà del personaggio Mr. Bean interpretato dall'attore Rowan Atkinson in una celebre serie di comiche televisive. Si chiamava Teddy anche l'orsacchiotto di Christopher Robin Milne prima di essere ribattezzato Winnie.

(Molti gli Stati che hanno emesso francobolli con l’immagine dell’orsacchiotto. Alcuni valori  sono inseriti in foglietti rettangolari o sagomati o in stoffa). ( Vedi: SVIZZERA 2002 (1724/5),  ANTIGUA & BARBUDA 2002 (3233/6),  DOMINICA 2003 (2966/75),  GAMBIA 2002 (3865/72), 2003 (3968),   GRENADA  2002 (4180/83), 2003 (4359),   GRENADA CARRIACOU & PICCOLA MARTINICA 2003 (3250),  GRENADINES DI S. VINCENT (Union Island) 2002 (4471/8),  2002 (4559), GRENADINES DI S. VINCENT (Bequia) 2002 (4 valori in foglietto),  2003 (4 valori in foglietto),  GUYANA 2003 (5650/62), LIBERIA 2002 (4 valori in foglietto+4 valori in foglietto + BF),  MALDIVES 2002  (3351/60+BF 504/6),  MICRONESIA 2002 (1165/8),  NEVIS 2003 (1677/80+BF 320),  PALAU 2002 (1871/4),  SAINT KITTS 2003 (1105/8+BF 54),  SAINT VINCENT  2002 (4 valori), 2003 (4559),  SIERRA LEONE 2002 (3597/3604),  2003 (3665), 2003 (3692/5+BF 557)   SURINAME 2003 (12 valori),  2005 (1758/1767+P.A.122/3))  TURKMENISTAN 2000 (2 valori),  TURKS & CAICOS 2003 (1599/62+BF 221),   U.S.A.  2002(3366/9)

                                                                                                                                    

2010 Europa Libri per bambini

 

 

IRLANDA

 

1994.  Nel 1994 gli Stati  dell’Irlanda (856/7), Islanda (753/4) e le isole Faeroer (254/5), emisero in emissione congiunta  2 valori +  foglietto, nella serie Europa ’94, per commemorare i Viaggi di S. Brandano.  San Brandano fu abate-vescovo di Clonfert, contea di Galway, Irlanda, e fondatore di monasteri in Irlanda, tra cui quello di Clonfert di cui divenne abate. Morì verso il 578.  Un viaggio di Brandano in Scozia alla scoperta del Paradiso,  diede origine alla leggenda narrata nella Navigatio Sancti Brandani, uno dei più interessanti racconti di avventure del medioevo, che, senza fondamento critico, venne considerato una delle fonti della Divina Commedia. La leggenda si ricollega ai viaggi mistici del Medio Evo e si diffuse rapidamente nei paesi celti e arabi tanto che se ne ritrova traccia anche nei viaggi di Sindbad il marinaio. L’isola di San Brandano non è stata scoperta. Su alcune carte geografiche del passato è confusa con Madera. In altre è posta ad ovest delle Canarie ed è chiamata “l’isola non ancora scoperta”. Dal 1526 al 1721 quattro spedizioni andarono, inutilmente, alla sua ricerca.

 

 

1997   (1004/5) 

 

Leggende:

La figlia di LirLa matrigna Lir getta il malocchio sulla figlia, trasformandola in cigno. Solo dopo 900 anni potrà riprendere le sembianze umane, a patto che un nobiluomo del Nord sposi una nobildonna del Sud. Cosa impossibile perché la nobiltà in quel momento è composta da due uomini e una donna, tutti senza figli e ormai prossimi alla morte. Nessuna speranza per la ragazza, Il suo destino sarà quello di rimanere eternamente sotto la forma di cigno.

Oisin e Niamh. Oisin, figlio dell’eroe MacCumhail, si innamora della principessa Niamh e l’accompagna a Tirna Hog, la terra dell’eterna giovinezza. La nostalgia della terra natale spinge Oisin a ritornare per una breve visita. Quando vi giunge, dimentica la raccomandazione fatta dalla sua sposa, quella di non scendere mai da cavallo. Oisin, vedendo alcuni operai in difficoltà, scende per aiutarli e, messo il piede a terra si trasforma improvvisamente in un vecchio cadente e non  ritornerà mai più nella terra dell’eterna giovinezza dalla sua sposa.

 

 

1981  (444/5) 

 Fiabe: Il gallo e la marmitta.  Bilancia del giudizio

 

 

2004  (1572

Leggenda:

San Patrizio.

Sulla nascita e sulla vita di San Patrizio, patrono d’Irlanda, poco si sa. Si dice sia nato a Kilpatrick (Scozia) tra il 387 e il 392. Di nobile famiglia romana, fu rapito quando era ancora ragazzo da pirati irlandesi e venduto come schiavo a Muirchu, un re del North Dàl Rioada, località non lontana da Belfast. Per sei anni lavorò come pastore, poi fuggì in Inghilterra. In seguito passò in Francia, in Italia e, infine, ritornò in Irlanda. Divenuto vescovo, convertì molte persone al cristianesimo. Fu spesso minacciato di morte, catturato, condannato  ma continuò sempre a portare avanti la sua missione. Morì il 17 marzo del 461.

Molte le leggende sorte attorno al suo nome. Una è legata all’assenza di serpenti in Irlanda, secondo la quale fu lui a cacciarli in mare. L’altra si riferisce al Pozzo di San Patrizio, così chiamato perché si dice che fosse senza fondo e che fosse la via verso le porte del Purgatorio, prima tappa verso il Paradiso. Altra leggenda è quella in cui il santo, servendosi di un trifoglio e del suo unico stelo, spiegò ai fedeli il mistero della divinità cristiana una e trina.

 

2010 Europa Libri per bambini

 

ISLANDA

1974 (444/5) 

Saga di Sturlung All'inizio del secondo millennio la scelta del cristianesimo, nonostante la procedura adottata, non avvenne senza contrasti: molte conversioni furono forzate e ci furono anche vittime. Per il resto, tuttavia, vi fu un lungo periodo di pace e sviluppo. Con l'inizio del XII secolo la pace cessò e l'Islanda entrò nel periodo storico detto "epoca di Sturlung". Quest'epoca è stata narrata nella "Sturlunga Saga".

Saga di Sverrir. 

 

1981  (518/9) 

Il mago Luftur.  Il mare dell’Islanda.

 

1997  (825/6)

Leggenda:

Storia del diacono MirkàSi racconta che il Diacono di Mirkà  aveva deciso di invitare una bella ragazza da lui amata alla festa di Natale, ma mentre percorreva la strada per raggiungere la casa della ragazza, aveva perso la vita. Qualche tempo dopo la sua morte,  il diacono riapparve con l’intenzione di rapire la ragazza e di portarsela via a  cavallo. Arrivati al cimitero dove c’era la tomba scoperchiata da cui il fantasma di Mirkà era uscito, la ragazza riesce ad aggrapparsi al portale della chiesa e a far suonare la campana. A quel suono il fantasma precipita nella tomba da dove non è mai più uscito. Il disegno è di Agrismur Johnson.

Surtla  nelle isole Una malvagia regina aveva cacciato dalla reggia i figli del re e li aveva mandati in una grotta delle isole Blàland, popolata di orrendi mostri.  Il re riesce a ritrovare i figli, sfuggiti ai mostri, e a punire la perfida regina.

 

 

1999  (881/93)

 Natale.  I tredici folletti.  Fiaba islandese.  I tredici folletti, ciascuno con un nome riferito alla sua personalità, sono figli di Cryla, una creatura mostruosa con tre teste e con una barba come le capre. Rapiva e si cibava di bambini cattivi. Solo quando diventavano buoni riuscivano a sfuggire alle grinfie della strega. I folletti hanno nomi strani: Raschiatore di marmitte, Ladro di salsicce, Quello che guarda dalla finestra…. Molestano persone e bestie; bussano alle porte e scappano… Dopo l’apparizione della leggenda del Babbo Natale i folletti sono diventati buoni e gentili e trascorrono il loro tempo a preparare regali per i bimbi. 

 

 

 

2000  (920/1)

Gnomi: Leppaludi. Gryla

 

 

2004  (1014/15) 

Mitologia nordica: Odino a cavallo. 

Odino è una delle principali divinità del pantheon norreno, e in particolare dio della guerra, della magia, della sapienza e della poesia.

Odino dimora ad Ásgarðr, nel palazzo di Válaskjálf innalzato da lui stesso, dove, seduto sul trono Hliðskjálf, osserva ciò che accade in ciascuno dei Nove Mondi. In battaglia brandisce Gungnir, la sua lancia e cavalca Sleipnir, il suo destriero a otto zampe, nato da una portentosa unione tra il dio Loki (momentaneamente trasformato in giumenta) e il cavallo Svaðilfœri.

Figlio di Borr e della gigantessa Bestla, fratello di Vili e Vé, marito di Frigg e padre di molti degli dèi, tra cui Thor, Baldr, Víðarr e Váli. Spesso viene inoltre definito "padre di tutti gli dèi", o addirittura Allföðr ("padre del tutto").

Come dio guerriero raduna gli eroi morti in battaglia nel Valhalla, presiedendo al loro banchetto. Infine Odino guiderà gli dèi e gli uomini contro le forze del caos nell'ultima battaglia, quando giungerà il Ragnarök, la fine del mondo, nel quale il dio sarà ucciso, inghiottito dal temibile lupo Fenrir, per essere immediatamente vendicato da Víðarr che ne lacererà le fauci dopo avergli piantato un piede nella gola. Un importante tempio di Odino sorgeva ad Uppsala, in Svezia.

 

2006  (1055) 

Mitologia nordica. Esseri soprannaturali.  Elfi e fate.

 

2010 Europa Libri per bambini

I motivi dei francobolli si basano su due libri islandesi: "Il destino degli dei" e "Buona sera".  Il primo è stato pubblicato nel 2008 e si occupa di mitologia nordica. L'autore è Ingunn Ásdísardóttir mentre Kristín Ragna Gunnarsdóttir ha illustrato il libro e disegnato la copertina.

Il secondo, "Buona sera",  è stato scritto e illustrato da Aslaug Jónsdóttir nel 2005. È la storia di un bambino è rimasto solo in casa con il suo orsacchiotto. 

 

ISRAELE

Alice in Wonderland, Lewis Carroll, 1865
Peter Pan, JM Barrie, 1906 Peter Pan, JM Barrie, 1906
I viaggi di Gulliver, Jonathan Swift, 1726

 

ITALIA

1926  (192/9)

San Francesco  d’Assisi Francesco, figlio del mercante di Assisi, Bernardone, dopo una vita dissipata e godereccia, abbandona tutte le sue ricchezze donandole ai poveri e si ritira nell’eremo della Porziuncola. Lì fonderà l’Ordine Francescano diffondendolo in tutto il mondo. Alla sua figura sono legate la leggenda del lupo di Gubbio, un animale feroce poi ammansito dal Santo, le predica agli uccelli. A Francesco si deve la stesura del Cantico delle Creature.

 

2010 Europa Libri per bambini

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