GERMANIA

 

1958  (157/8)

La volpe e l’oca. Il cacciatore

 

1991  (1408/9) 

Racconti popolari: Il violinista.  La donna del mezzogiorno

 

2010 Europa Libri per bambini

 

 

 

GHANA

 

1999 (2341/4)

L’agricoltore e la lepre  Si tratta di una famosa storia cinese tratta dall’opera I lavori di Han Fei Tzu. Racconta la vicenda di un contadino che viveva nel regno dell’imperatore Sung. Il contadino, un uomo diligente, ottimo lavoratore, curava il suo campo dall’alba al tramonto. Un giorno mentre riposava all’ombra di un albero, vide una lepre correre tra l’erba. Non avendolo forse visto, l’animale andò a sbattere violentemente la testa contro il tronco di un albero e morì sul colpo. Il contadino felice prese il corpo dell’animale che aveva  ottenuto senza colpo ferire e fece ritorno a casa.  Da quel giorno, sperando nella fortuna, smise di lavorare il campo  e seduto sotto l’albero attese che qualche altra lepre subisse la stessa sorte. Attese giorno dopo giorno e anno dopo anno. Inutilmente. Nessun altra lepre subì la stessa sorte e il campo, non più lavorato, si riempì di erbacce e di sterpi.

 

 

2000  (2498/2503)

La figlia del Re DragoMentre faceva ritorno a casa, dopo aver sostenuto l’esame nazionale, il giovane letterato Liu-Yi incontra una bellissima pastorella che gli confessa di essere in realtà la figlia del Re Drago, protettore del lago Dong-Ting. Per sua sfortuna la giovane ha sposato il Re Drago del fiume Jing che l’ha maltrattata.  In compagnia di Liu-Yi, si avviano alla volta del lago Dong-Ting dove il giovane colpisce un albero d’arancio. All’improvviso rumore emerge dalle acque del lago un guerriero il quale accompagna il giovane al cospetto del Re Drago. Appena riferito al re circa il suo incontro con la principessa e raccontata la ragione del suo ritorno a casa,  nella sala si scatenano lampi e tuoni e dal tetto aperto scende un  enorme drago rosso. Questi  non è altro che lo zio della principessa, il Drago Rosso del fiume Chieng-Tang. Il Drago Rosso, infuriato per il trattamento subito dalla nipote, invita a duello il Drago del fiume Jing e lo uccide. Purtroppo nella lotta molte altre persone rimangono coinvolte e vengono uccise,  annegate nel fiume che si era ingrossato e aveva allagato le campagne circostanti. La principessa viene così liberata da ogni precedente vincolo e il Drago Rosso chiede a Liu-Yi se intende sposare sua nipote. Ma questi rifiuta e se ne va dopo aver ricevuto i ringraziamenti da parte della fanciulla che aveva salvato dall’incresciosa situazione in cui si era trovata. Toccato dalla sua sincerità Liu-Yi si pente di aver rifiutato il matrimonio, ma il suo orgoglio non gli permette di ritornare sulla sua decisione. Con la vendita di una parte del compenso ricevuto dal padre della ragazza, Liu-Yi diventa un ricco signore. Si sposa due volte e per due volte rimane vedovo. Rattristato, lascia la sua dimora per trovarne un’altra nella comunità di Ji-Lang dove sposa una donna di ricca famiglia. Poco dopo il matrimonio Liu-Yi comincia a notare una somiglianza con la figlia del Re Drago, ma quando racconta l’incontro con la principessa questa si rifiuta di credere alla storia, per quanto affascinante. Solo dopo un anno, durante la cerimonia della celebrazione della nascita del primo figlio, la moglie gli rivela di essere la figlia del Re Drago. Gli spiega di essere rimasta offesa per il suo rifiuto, tuttavia, dopo aver appreso la morte della sua seconda moglie,  aveva chiesto a suo padre di organizzare il matrimonio. Felice ora di scoprire che Liu-Yi l’aveva sempre amata e che il suo rifiuto era dettato solo dall’orgoglio, si trasferisce con lui nel lago Dong.Ting, dimora del padre. Le persone che li incontrarono nei successivi cento anni affermano che, miracolosamente,  i due sposi non sono mai invecchiati.

 

 

2000  (2524/9+BRF 386)  

Funghi d’Africa in compagnia  di personaggi fiabeschi


1997 (1976) 

Il bovaro e la dea tessitrice    Antica storia d’amore cinese risalente a 2000 anni fa. Un mandriano di bufali si innamorò perdutamente di una bellissima dea tessitrice dopo averla vista nel suo campo. I due giovani si sposarono ed ebbero due bambini. Ma la moglie dovette ritornare in cielo per rioccupare il suo posto nella sede degli dei. Il marito e i figli andarono alla sua ricerca ma non poterono ritrovarla perché li separava un fiume celeste che  teneva la donna lontano dalla terra. I due fecero presente la loro situazione all’imperatore del cielo, chiedendo di potersi rivedere. Furono esauditi: si riabbracciarono ogni anno nel settimo giorno del settimo mese.

 

2001 (2600 A-F), 2001 

La storia del serpente bianco.  In origine la Signora in bianco e la sua dama Xiao Qing erano dei piccoli, magici serpenti, uno di color bianco e l’altro verde. Solo in seguito la Signora in Bianco e la dama Xiao Qing si trasformarono in due bellissime donne.  Sulla riva del Lago Ovest, durante un’improvvisa tempesta, incontrano il farmacista Xu Xian che regala loro un ombrello. La Signora in Bianco si innamora di lui, lo sposa e assieme lavorano per sviluppare al massimo l’attività della farmacia. Indispettito per la felicità della coppia, il monaco Fa Hai svela al farmacista che sua moglie in origine era un serpente e per averne la prova sarebbe bastato farle bere il vino regale, offerto durante il Festival della Barca del Drago. Avvenne quindi che, appena bevuto il vino, la donna si trasformasse in serpente. A tale vista il marito fu colpito da  un infarto e la sola medicina per curarlo era  un’erba che cresceva nel giardino del Dio della Longevità. La Signora in bianco, riprese le fattezze umane, andò alla ricerca dell’erba particolare  Quando giunse nel giardino dovette affrontare il cervo del giardino e le gru, animali posti dal Dio a guardia delle sue piante. Scoperta mentre tentava di raccogliere l’erba, non fu  punita dal dio il quale comprese che il furto era dettato dall’amore, anzi le imprestò la gru affinché potesse far ritorno al più presto dal marito Xu Xian che subito guarì.   A questo punto il monaco Fa Hai mise in atto dei sistemi più violenti. Cercò di rapire il marito, ma questo riuscì a  sfuggirgli portando con sé i due serpenti magici. Fa Hai continuò nel suo disegno e comparve alla festa della nascita del figlio della coppia. Ricorrendo ad una magica coppa, riuscì a catturare la Signora in bianco e a rinchiuderla in una prigione sotterranea sotto la pagoda Leifeng. Anni dopo la dama Xiao Qing con i suoi poteri magici, che nel frattempo si erano potenziati, distrusse la pagoda a colpi di spada, liberando così la sua Signora. Poi gettò un incantesimo sul malvagio monaco, tramutandolo in un granchio.

 

2001  (2682/7  +BF 407) 

La storia del principe Sakyanumi. Buddha, prima della sua incarnazione come Sakyanumi, la lepre,  incontrò il dio Indra travestito da mendicante. Buddha era in compagnia di scimmie, lepri  e una volpe. Per metterli alla prova,  Indra chiese loro qualcosa da mangiare Le lepri non trovarono nulla di meglio se non accendere un fuoco e saltarvi dentro per offrirsi come alimento al dio.  Per ringraziare  tutti quanti per il sacrificio e l’ospitalità, Indra dispose che le lepri entrassero a far parte delle divinità del cielo.

 

 

2001 (2625/32)

I racconti di  Ise  Nella baia di Ise , sulle coste del Giappone, nell’isola di Honshu, si trova il tempio di Ise, che viene ricostruito ogni vent’anni in legno di cedro, conservando sempre lo stile a pavimento sopraelevato dell’architettura giapponese prebuddista. Sin dall’antichità è il più importante centro sacro dello scintoismo, meta di grandi pellegrinaggi.

Attorno ad esso fiorirono numerose storie, leggende e racconti, appartenenti al genere dei monogatari. Si tratta di testi di estensione varia, in prosa e in prosa mista a versi di carattere epico, leggendario e favolistico  o più spesso romanzesco e anche di raccolte aneddotiche o diaristiche, come Ise monogatari, Eigwa monogatari, Koniaku monogatari.

I racconti di Ise è un’opera letteraria del genere utamonogatari (romanzo poetico). L'opera, che venne portata a termine verso la fine del sec. X, è l'esito di un lungo processo di compilazione, per mano di autori diversi. A un nucleo originario, costituito dalla raccolta poetica attribuita ad Ariwara no Narihira, vennero aggiunte poesie del Manyōshū, del Kokinshū e di altre antologie poetiche, oltre a poesie attribuite da alcuni alla poetessa Ise, da altri a narrazioni popolari della provincia di Ise. Questi componimenti, in tutto 209, sono raccolti in 125 capitoli che narrano, in uno stile limpido e lineare, le avventure amorose del poeta galante Ariwara no Narihira.

( Vedi anche GRENADA 2001  (3875/8), GRENADA-CARRIACOU  2001  (3011/4),  

 

 

GIAPPONE

                                                                                                                                                                                          

1974 (1111/13) 

Il tagliatore di bambù  Una vergine della luna viene esiliata sulla Terra per castigo. Tagliando un bambù che emana una luce misteriosa, un vecchio trova in una delle giunture una bellissima fanciulla alta come una mano. La porta a casa e la alleva. Diventa una bellissima donna che molti corteggiano. A tutti i pretendenti Kaguia-Hime, ’la principessa splendente’, propone prove che tutti falliscono. Lo stesso imperatore si innamora di lei. Ma la principessa splendente ottiene il perdono e una notte l’esercito celeste scende sulla Terra per poi ricondurla lassù, tra la desolazione di coloro che l’hanno amata.

 

 

1973  (1095/7) 

Il vecchio che fece rifiorire gli alberiDue vecchietti, marito e moglie, gentili d’animo, salvano un cane che un vicino seviziava giornalmente. Il cane, riconoscente, scavando nel giardino fece trovare ai due vecchi molte monete d’oro.  Il vicino, invidioso,  rivolle il cane e lo costrinse a scavare nel suo giardino ma invece di oro trovò cose disgustose.  Allora lo uccise e lo seppellì. Sulla tomba, nel giro di pochi giorni,  nacque  un salice. che il padrone si affrettò a tagliare e a gettar via. Il vecchietto buono ricavò dal tronco un mortaio e quando vi pestava dentro  qualcosa ne ricavava sempre polvere d’oro.  Venuto a conoscenza del prodigio, il vicino invidioso glielo rubò, ma lungi dal ricavare oro ne ottenne sempre cose sgradevoli, per cui bruciò il mortaio.  Il vecchio buono raccolse una parte della cenere che sparse nel suo campi dove subito nacquero alberi meravigliosi, tanto che tutti lo chiamarono “L’uomo che faceva rifiorire gli alberi”. Anche il vicino fece la stessa cosa nel suo campo, ma tutte le sue piante morirono. E tutti lo derisero.

 

 

1974  (1101/3) 

Tauru Nyobo. La gru trasformata in donna

 

 

1974  (1117/9)

Tom Pouce. Pollicino

 

 

1974  (1121/3) 

Il vecchio col gozzo

 

 

1975  (1141/3)

Urashijma Taro

 

 

1974  (1149/51) 

Il paese del topo

 

 

1983 (1156/7) 

Racconto di fata

 

1990   (1843) 

I bimbi corvo

 

1990  (1885) 

Scene dal volume  “Ko”

 

 

1992  (1998)   

Il coniglio e la tartaruga

1995  (2172) 

Ushiwakamuru e Benkei

 

 

GIBILTERRA

 

1997  (795/8) 

Il veliero “Mary Celeste”

Il brigantino “Mary Celeste” partì da un porto americano alla volta di Genova. Era comandato dal capitano Spooner.  La nave arrivò a Genova, ma a bordo non fu trovato nessuno, tranne un gatto.  Non si seppe mai che fine avesse fatto l‘equipaggio e le ipotesi furono molte: una tremenda tempesta, come si accennava sul diario di bordo oppure… In questi ultimi anni qualcuno azzardò l’ipotesi che equipaggio e passeggeri fossero spariti mentre la nave attraversava il Triangolo delle Bermude. Ma chi la guidò sino a Genova? Si tratta di una leggenda del mare. 

 

 

 

2010 Europa Libri per bambini

 

GILBERT & ELLICE

 

1973  (203/6) 

Leggende sui nomi delle isole: Fanafuti-Il paese delle banane. Butaritari-Il profumo del mare.  Tarawa- il centro del mondo. Abemama- il paese della luna.

 

 

1975  (240/3) 

Leggende sui nomi delle isole. Bud-Beru. I 6 giganti. Onotoa, la terra del nord. Abaiang. La rete. Marakei.  

 

 

 

GRECIA

 

1985  (1007/17) 

Ercole  Figlio di Zeus e Alcmena sin dalla nascita era dotato di poteri straordinari. Ancora nella culla, strozzò due serpenti inviati da Era.  Crebbe compiendo imprese,  ma l’ira di Era fu implacabile tanto da  spingerlo ad uccidere la moglie e i figli in un impeto di pazzia. Recatosi a consultare l’oracolo per conoscere il modo di espiare il suo delitto, l’oracolo lo consigliò di  sottosottostare per dodici anni al servizio di re Euristeo e di ubbidire alle prove cui il re  avrebbe sottoposto.

Per punizione Euristeo gli impose di portare a termine dodici difficilissime imprese.  I Uccidere il leone di Nemea;

II uccidere l’Idra di Lerna, un mostro a più teste, capaci di ricrescere non appena tagliate;

III catturare il Cinghiale di Erimanto, un essere mostruoso e feroce;

IV catturare la Cerva di Cerinea, un animale gigantesco che rovinava i raccolti;

V abbattere gli uccelli del Lago Stinfalo, divoratori dei frutti dei campi;

VI ripulire le stalle del re Augia, impresa che Ercole risolse deviando due fiumi, l’Alfeo e il Peneo; 

VII catturare il Toro di Creta;

VIII catturare le giumente di Diomede che si nutrivano di carne umana; 

IX conquistare la Cintura della Regina Ippolita, simbolo del potere;

X rubare i buoi di Gerione; XI recarsi agli Inferi per riportare sulla terra il Cane Cerbero;

XII rubare i pomi d’oro delle Esperidi, custoditi da un drago immortale con cento teste.

Portate a termine le dodici imprese Ercole peregrinò per tutta la terra armato della sola clava. Sterminò tiranni, briganti, mostri. Raggiunse i limiti del mondo allora conosciuto e sullo stretto di  Gibilterra  innalzò due alte colonne per segnare il limite oltre il quale l’uomo non poteva andare.

Durante il, viaggio si fermò presso Monaco, nel punto dove oggi è costruito Porto Ercole. Fu in Egitto. Sostenne sulle sue spalle il mondo per dar modo ad Atlante di respirare. Prese parte alla spedizione degli Argonauti. Sciolse Prometeo che era stato incatenato dagli dei e combatté anche contro essi. Infine sposò Deianira, figlia del re dell’Etolia, Eneo, uccidendo prima il pretendente Aceloo e poi Nesso che la insidiava.  

Ma in seguito si innamorò di Iole, figlia di Eurito, signore di Acalia, e per averla le uccise il padre e i fratelli. La moglie Deianira, appreso l’accaduto, gli inviò una tunica fatata che poteva rinfocolare l’amore perduto. In realtà la tunica era imbevuta di un veleno mortale. Ercole appena la indossò avvertì subito il potere del veleno contro cui non c’era rimedio. Salì sul monte Eta, fece preparare una pira e vi si buttò sopra, morendo tra le fiamme.  Fu assunto tra gli dei dove divenne immortale e sposo Ebe la coppiera dell’Olimpo. .

(Vedi anche:GIBILTERRA  1981 (418/19),  992  (1783),  ITALIA 1957  (813), 1998 (2360),  MALI  1974 (P.A. 211), 1978 (P.A. 317),  MONACO 1981 (1288/9), 1082 (1342/3),  1983 (1387/88), 1984 (1435/6), 1985 (1494/5),  1986 (1545/6), 1997 (2111),  NORVEGIA 1980 (778),  UNGHERIA 1978 (BF 138)

  

 

Gibilterra1981  (418/9)

Gibilterra1981  (418/9)

Norvegia 1980 (778)

 

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1985  (1577) 

Europa.   Figlia di Fenice o di Agenore, re di Fenicia, e sorella di Cadmo, mentre giocava sulla spiaggia con alcune sue compagne, fu vista da Zeus che, infiammato dalla sua bellezze, la rapì. Il dio, trasformatosi in un toro dal candore abbagliante e dalle corna simili ad un quarto di luna, andò ad accucciarsi ai piedi della fanciulla. Questa dapprima si spaventò, poi cominciò ad accarezzare l’animale e infine si sedette sulla sua groppa. Immediatamente il toro si slanciò verso il mare, penetrò nelle acque e raggiunse l’isola di Creta dove si unì alla ragazza sotto l’ombra dei platani, che,  in ricordo di quell’amore, conservarono il privilegio di non perdere mai le foglie. Dall’unione nacquero tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto. A Europa viene attribuita anche la maternità di Carno, che fu amato da  Apollo, e quella di Dodone. Zeus  le donò Talo, un robot di bronzo che sorvegliava le coste cretesi da ogni sbarco estraneo; le donò pure un cane che non poteva lasciarsi sfuggire nessuna preda e uno spiedo da caccia che non falliva mai il bersaglio. Poi la fece sposare al re di Creta Asterione, il quale, non avendo figli, adottò quelli di Zeus. Dopo la morte a Europa furono tributati onori divini e diventò, col segno del toro, una costellazione posta nello  zodiaco

(Vedi anche: FRANCIA 1999 (3224),  GRAN BRETAGNA 1984 (1126/8)

 

 

 

1986  (1586/97)

Divinità dell’Olimpo greco:  Vesta, Mercurio, Venere, Marte, Minerva, Vulcano, Diana Apollo, Cerere, Nettuno, Giunone, Giove

 

 

1997   1 valore  Prometeo.  È figlio di un Titano, Giapeto, e di Asia o Climene.  Viene ricordato come il creatore degli uomini ma tale notizia non è presente nella Teogonia di Esiodo, in cui    appare solo come benefattore degli uomini.  Prometeo ingannò per due volte Zeus a favore degli uomini. La prima volta, durante un sacrificio, divise in due un bue e sotto la pelle di una parte mise delle ossa e spalmò la pelle con grasso bianco; sotto l’altra metà pose  tutta la carne spolpata e ricoprì la pelle con le viscere sanguinolenti. Disse a Zeus di scegliere la sua parte; l’altra sarebbe andata al popolo. Zeus scelse quella col grasso. Si adirò per aver trovato solo ossa e punì gli uomini non concedendo loro il fuoco. Prometeo allora sottrasse ‘semi di fuoco’ da una ruota del carro del sole e li portò ai mortali. 

Un’altra versione dice che Prometeo abbia sottratto il fuoco dalla fucina di Vulcano.  In quell’occasione Zeus mandò agli uomini il vaso di Pandora, contenente i mali del mondo e incatenò Prometeo ad una rupe del Caucaso.  Inviò poi un’aquila perché gli divorasse il fegato che continuamente gli ricresceva. Fu Ercole a liberarlo dopo aver trafitto l’aquila con una freccia. Alla fine della sua vita Prometeo fu accolto tra gli immortali.

(Vedi anche: SAINT VINCENT  2001  (4128)

 

 

1978  (1306/9) 

Antiche favole greche

 

 

1995  (1865/9)

Leggenda degli argonauti e la conquista del Vello d’oro.

Gli Argonauti, gruppo di circa cinquanta eroi, che, sotto la guida di Giasone, diedero vita ad una delle più note ed affascinanti narrazioni della mitologia greca: l'avventuroso viaggio a bordo della nave Argo  li condusse nelle ostili terre della Colchide, alla conquista del vello d'oro. Gli eroi erano accorsi alla chiamata degli araldi inviati in tutta la Grecia per organizzare quella spedizione che Pelia, re di Iolco, aveva richiesto a Giasone, figlio di suo fratello Esone. Pelia aveva usurpato il trono a suo fratello Esone, legittimo erede al trono, e lo aveva fatto imprigionare insieme al resto della famiglia. Lo avrebbe liberato insieme a tutta la famiglia  solo se Giasone fosse riuscito ad impadronirsi del Vello d’oro, che era custodito nella Colchide. Una impresa ritenuta impossibile. Giasone e riuscì nell’intento con l’aiuto dei suoi guerrieri e soprattutto con l’aiuto di Medea, , figlia del re della Colchide, la quale si era innamorata di lui.

 

 

2007 

Mitologia. Emissione congiunta con la Spagna.

Il dio Asclepio o Esculapio.  Figlio di Apollo e, secondo una tradizione, di Coronide, che avrebbe tradito il dio per un mortale quando era incinta. Apollo la punì con la morte, ma dal corpo di lei, che ardeva sul rogo avrebbe tratto il piccolo ancora vivo. Secondo altri la madre di lui sarebbe la figlia del predone Flegia. Sedotta da Apollo durante un saccheggio del padre nel territorio di Epidauro, mise al mondo e abbandonò il bambino ai piedi d'una montagna. Il piccolo sarebbe stato allattato da una capra e custodito da un cane. Asclepio fu educato dal centauro Chirone e alla sua scuola divenne abilissimo nell'arte della medicina, fino a scoprire il rimedio per far resuscitare i morti, ottenuto col sangue colato dalle vene della Gorgone. Zeus vedendo un gran numero di resurrezioni compiersi ad opera di Asclepio, temendo che fosse sovvertito l'ordine del mondo, lo fulminò, e Apollo per vendicarlo uccise i Ciclopi che avevano fabbricato il fulmine. Il suo culto fu particolarmente vivo a Epidauro, nel Peloponneso dove fiorì una scuola di medicina. Tra i discendenti di Asclepio va nominato Ippocrate. Asclepio corrisponde nel culto romano a Esculapio; gli era sacro il gallo e veniva rappresentato con un bastone sul quale erano avvolti dei serpenti, talvolta accompagnato da una capra o da un cane.

 

 

 

 

2008 (2456/2460)

La sirena e Alessandro Magno

Cappuccetto rosso  (ved.  C. Perrault – sezione Autori)

Le fate  (ved. C. Perrault- Sezione Autori)

La piccola fiammiferaia  (vedi  H.C.Andersen sezione Autori)

Arione e la sua lira.  La versione più antica della storia è narrata da Erodoto: Arione era un musico di Lesbo e aveva ottenuto dal suo padrone - il tiranno di Corinto - il permesso di percorrere la Magna Grecia e la Sicilia, per arricchirsi con il suo canto. Quando volle tornare in patria, i marinai della nave su cui era imbarcato ordirono un complotto per ucciderlo e derubarlo dei suoi guadagni. Tuttavia gli apparve in sogno Apollo che lo avvertì del pericolo e gli promise il suo aiuto. Quando i marinai lo aggredirono, Arione chiese - e ottenne - che gli si accordasse di cantare un'ultima volta. Al suono della sua voce, un branco di delfini accorse verso la nave. Arione, fidando nell'aiuto promesso, si tuffò e fu raccolto da un delfino, che lo condusse illeso a riva. Giunto in salvo, Arione dedicò un ex-voto ad Apollo e tornò alla nativa Corinto, dove raccontò la sua avventura al suo padrone. Quando la nave raggiunse la città, il Tiranno chiese ai marinai cosa ne fosse stato di Arione, e quelli lo dissero perito durante il viaggio. A quel punto Arione si mostrò e i colpevoli furono messi a morte. In ricordo di quell'evento, Apollo trasformò la lira di Arione e il delfino in costellazioni.

    

2009   (2493/7)

Teseo e il Minotauro. Il Minotauro, figura mitologica, era un essere mostruoso e feroce metà uomo metà toro. Era figlio del Toro di Creta e di Pasifae regina di Creta. Il suo nome proprio è Asterio o Asterione.

Minosse re di Creta pregò Poseidone di inviargli un toro, come simbolo dell'apprezzamento di lui quale sovrano, promettendo di sacrificarlo in onore del dio. Poseidone acconsentì e gli mandò un bellissimo e possente toro bianco di gran valore. Vista la bellezza dell'animale, però, Minosse decise di tenerlo per le sue mandrie. Poseidone allora, per punirlo, fece innamorare perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, del toro stesso. Nonostante quello fosse un animale e lei una donna, ella desiderava ardentemente accoppiarsi con esso e voleva a tutti i costi soddisfare il proprio desiderio carnale. Vi riuscì nascondendosi dentro una giovenca di legno costruita per lei dall'artista di corte Dedalo. Dall'unione mostruosa nacque il Minotauro, termine che unisce, appunto, il prefisso "minos" (che presso i cretesi significava re) con il suffisso "taurus" (che significa toro).

Il Minotauro aveva il corpo umanoide e bipede, ma aveva zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro. Era selvaggio e feroce, perché la sua mente era completamente dominata dall'istinto animale.

Minosse fece rinchiudere il Minotauro nel Labirinto di Cnosso costruito da Dedalo. La città di Atene, sottomessa allora a Creta, doveva inviare ogni anno (secondo altre fonti: ogni tre od ogni nove anni) sette fanciulli e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro, che si cibava di carne umana. Allora Teseo, eroe figlio del re ateniese Ègeo, si offrì di far parte dei giovani per sconfiggere il Minotauro. Arianna, figlia di Minosse, si innamorò di lui e quando entrò labirinto gli  diede il celebre "filo d'Arianna", un gomitolo (di filo rosso, realizzato da Dèdalo) che gli avrebbe permesso di non perdersi una volta entrato. Quando Teseo giunse dinanzi al minotauro, attese che si addormentasse e poi lo pugnalò (secondo altri, lo affrontò e lo uccise con la spada).

 

Ercole e Tritone. Tritone era una divinità marina, figlio di Poseidone e di Anfitrite. Esiodo racconta che viveva nella reggia sottomarina del padre e che era un dio terribile. La tradizione più antica gli attribuiva una figura ibrida, con la parte superiore umana e quella inferiore di pesce.

In certe metope e frontoni (acropoli di Atene) di alcuni templi e di vasi in terraceramica viene raffigurata la sua morte ad opera di Ercole o Eracle (vedi). Il soggetto, che non fa parte delle dodici fatiche, è in realtà un episodio del tutto sconosciuto alle fonti letterarie.

 

Ulisse e le sirene.  Le Sirene sono un'altra personificazione dei pericoli del mare, demoni marini, metà donne e metà uccelli; il loro padre era il dio-fiume Acheloo  e la madre la musa Melpomene, oppure la musa Tersicore. Sono menzionate per la prima volta nell'Odissea. Alcuni affermano che fossero due, altri tre (Ligia, Leucosia  e Partenope), altri quattro. I marinai affermavano che le Sirene col loro canto attiravano i marinai e se ne cibavano. Secondo la leggenda gli Argonauti passarono loro vicino, ma Orfeo cantò tanto melodiosamente, che i marinai della nave "Argo" non ebbero voglia di ascoltarle. Solo Bute si lanciò in mare, ma fu salvato da Afrodite.

Anche Ulisse solcò quelle acque, ma, preavvertito da Circe, ordinò ai suoi uomini di tapparsi le orecchie con la cera; lui, invece, si fece legare ad un albero della nave per poterle ascoltare, vietando ai compagni di slegarlo, qualunque supplica avesse loro rivolto. La storia racconta che le Sirene, indispettite dal proprio insuccesso, si buttarono in mare e affogarono.

 

Talos e i Dioscuri. Si dice che Talos,  figlio di Cres e padre di Efesto, fosse una creatura fatta di bronzo, altri hanno affermano che era un toro dato da Zeus a Europa, o da Efesto a Minosse, il guardiano di Creta. Si racconta che Talos, custodito nell’isola di Creta, eseguisse il giro dell'isola tre volte al giorno, e quando incontrava degli intrusi li prendeva a sassate.

La sua natura di bronzo suggerisce che egli potrebbe essere stato un sopravvissuto dalla Età del Bronzo

 

Bellerofonte e Pegaso. Si racconta che Bellerofonte, un giovane nato a Corinto, arrivato alla corte di Lobates, re della Licia, per consegnargli una lettera sigillata, fosse da questi benevolmente accolto. La lettera conteneva un sinistro messaggio:  «Il latore della presente deve essere messo a morte subito, perché ha ingannato mia moglie."

Lobates si trovò nell’impossibilità di ubbidire a quella richiesta perché sarebbe venuto meno alle sacre leggi dell’ospitalità. Pensò, quindi, al modo di far uccidere Bellerofonte da altri.

A conoscenza del coraggio del giovane, gli chiese di liberarlo da un mostro che sputava fuoco e che uccideva i suoi sudditi. Si trattava della Chimera, un essere con la testa di un leone, il corpo di una capra e la coda di un drago. Nessuno era mai riuscito a batterlo. Chi lo aveva affrontato era morto.

Bellerofonte prima di partire per l’impresa consultò un veggente, che gli consigliò  di  catturare  Pegaso, un cavallo selvaggio alato, di montargli in groppa e di combattere la Chimera. Era un’impresa quasi impossibile ma Atena, apparsagli in sogno, gli consigliò come fare e, al risveglio, gli fece trovare delle briglie d’oro. Pegaso si lasciò così catturare.

Quando Bellerofonte si trovò davanti alla Chimera che sputava fuoco dalle fauci, riuscì a ficcarle in bocca una palla di piombo che, fondendosi al calore, le bruciò le viscere. Pegasus, alla fine dell’avventura, abbandonò Bellerofonte e,  volato sino all’Olympo,  divenne il portatore dei fulmini di Zeus.

 

 

 

2010 Europa Libri per bambini

 

GRENADA

  

1972 (420/23) 

Robin Hood  Eroe leggendario della letteratura popolare inglese. Sarebbe vissuto tra il 1160 e il 1247. Postosi alla testa di un gruppo di fuorilegge che si nascondeva nella foresta di Sherwood. vicino alla cittadina di Nottingham, tramava imboscate ai danni dei gruppi di viaggiatori che attraversavano la foresta. Li depredava dei loro beni e  poi li spartiva col popolo. Nella loro tenuta color verde, che serviva da ottimo mimetismo tra i boschi, Robin e i suoi tennero testa alle truppe dello sceriffo e combatterono per difendere la loro terra dall’invasione dei normanni. Nemico di Giovanni Senza Terra e fautore dei seguaci di Riccardo Cuor di Leone, Robin difese quest’ultimo, prendendo parte alla lotta contro la nobiltà e il clero.  Numerose le leggende legate al suo nome e le ballate ispirate alle sue gesta di infallibile arciere, al suo stretto legame con i suoi arcieri, in particolare con Little John. La migliore ballata è Robin Hood e Guy  di Gisborne.  Walter Scott si ispirò alla sua figura quando scrisse Ivanhoe. Sembra che Robin Hood sia realmente esistito.

 

 

2000  (3769/74 + BF 562)  

Fiaba:

Il bambino blu

 

 

2000   (3829AE-AK+BF 574Q)  

La vecchietta che viveva in una scarpa Una vecchietta, che viveva in una scarpa, si lamentava di non aver nulla da fare. Un giorno, una fata, che aveva udito suoi lamenti, andò a trovarla e le chiese che cosa volesse fare. La vecchietta disse che voleva una casa più accogliente. La fata gliela diede.  Dopo un po’ di tempo la vecchietta si lamentò ancora, dicendo che voleva una villa con giardino e un servo. Detto fatto e la vecchia fu felice ma solo per  poco perché, in seguito,  chiese alla fata una reggia e di diventare duchessa. La fata, che cominciava a seccarsi per le ripetute richieste, la esaudì.  Ma quando la vecchietta  domandò di diventare prima regina e poi papessa, la fece ritornare a vivere nella scarpa in cui l’aveva trovata all’inizio della vicenda. Chi troppo vuole nulla stringe.

 

 

2000   (3829BN a 3829 BT)

Fiaba:

Il gatto e il violino. Una filastrocca recita:  ”Ho visto coi miei occhi saltare sulla Luna/ Una mucca mezza bianca e mezza bruna, / Un cane che rideva, un gatto col violino / E un piatto che ballava insieme a un cucchiaino.”La figura del gatto col violino risale agli antichi egizi e al culto di Bubaste , la dea protettrice di tutti i felini, raffigurata con un gatto al fianco e col suo strumento preferito: il sistro. Si trattava di uno strumento musicale formato di un corpo di metallo a forma di archetto, attraversato da sbarrette metalliche e dotato di una impugnatura. Quando veniva agitato, le sbarrette urtando tra di loro emettevano suoni diversi. Spesso era ornato con una effigie di gatto. Col trascorrere dei secoli il sistro non è stato più usato, il suo posto è stato occupato dal violino.

 

2000   (3829CG a 3829CM)

La piccola pastorella.

 

 

 

 

 

GROENLANDIA

 

Fiabe eschimesi:

1957  (30) 

La madre del mare. Racconta la storia della Sedna o Nuliajuk, la dea del mare, Signora di Tutti gli Animali, la Più Terribile degli Spiriti, per cui Nulla è Impossibile. Era la protettrice delle foche.

1966  (56/8)

Il bambino e la volpe.  La bambina e l’aquila.  Il tuffalo e il corvo.

1980  (113) 

Storia di un pescatore eschimese

1981  (116) 

Il guidatore di renne e la larva

 

1997  (297) 

L’orso del mare Si tratta di una leggenda Inuit. Un orso polare dalle dimensioni enormi, così grande da superare profondi fiordi, quasi camminasse toccando il fondo, terrorizzò a lungo la popolazione. Si racconta che avesse un fiato così caldo da sciogliere i ghiacci e una bocca tanto enorme da ingoiare enormi iceberg.

 

 

2004  (402/3)  

Mitologia nordica. 

L’uomo e la luna.  La luce dell’aurora.

 

 

2006  (441/2) 

Mitologia nordica.

La madre del mare, pesci e foche. Asiaq,  la padrona del vento, delle renne e dei cacciatori in kaiak.

 

2010 Europa Libri per bambini

 

Guernsey

2010 Europa Libri per bambini

 

GUINEA REPUBBLICA

 

 

1968  (355/62) 

Fiabe:  

I genietti del monte Nimba. Il narratore. La luna e le stelle. Lan il piccolo buffalo. I Niananabla e i coccodrilli. Leuk, la lepre e il tamburo. Il cacciatore e l'antilope femmina.  Malissadio, la fanciulla e l'ippopotamo.L'eredità del vecchio Faja.  Soumangou  rou Kante ucciso da Djegue. Piccolo Goume, il figlio del leone.

 

 

 

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