BELGIO

 

1944 (647/8) 

Leggende.

Dedalo e Icaro  Figlio di Metione (o di Palemone o di Eupalamo), è il personaggio che incarna l'artista universale: scultore, architetto, inventore di strumenti di ogni tipo. Si diceva che avesse inventato perfino delle statue che muovevano gli occhi e le gambe, come riferisce Platone. Viveva ad Atene dove divenne geloso di suo nipote Talo, che ispirandosi alla mascella di un serpente aveva inventato la sega, e lo uccise gettandolo dall'Acropoli. Dedalo, scoperto, fu esiliato dalla città e fuggì a Creta dove si mise a servizio di Minosse, per il quale costruì il Labirinto di Cnosso, così intricato che chi vi entrava si perdeva e veniva divorato dal Minotauro che lo abitava. Dedalo suggerì alla figlia del re Arianna il modo di penetrare nel labirinto e di poterne poi uscire. Per tale rivelazione il re lo rinchiuse nel Labirinto assieme al figlio Icaro, ma riuscì a fuggire costruendo per entrambi le ali unendo penne di uccello con la cera. Icaro precipitò nel mare, (che  da lui prese il nome di Mar Icario), perché volle volare troppo in alto e il sole bruciante sciolse la cera che teneva unite le penne delle ali. Dedalo, invece, dopo molte peripezie giunse in Sicilia presso il re Cocalo

Il buon samaritano  Leggenda evangelica. Il vangelo di Luca (10, 29-37) narra che un Samaritano (gli Ebrei disprezzavano i Samaritani) soccorse un uomo che, assalito dai briganti, era stato abbandonato sul ciglio della strada, mentre un sacerdote ebreo e un levita, che erano passati prima di lui, avevano continuato il loro cammino senza aiutarlo.

Altre emissioni  :LUSSEMBURGO 1983  (1024/5), SURINAME 1967  (452/6)

 

Ungheria 1924 (P.A.)

Belgio 

  Dedalo e Icaro

Belgio

Il buon samaritano

Yemen  (fog.)

Yemen  (fog.)

Yemen  (fog.)

 

1944  (653/660) 

Leggende:

 I figli di Aymon. 

Numerose sono le leggende sui quattro fratelli Aymon. Raccontano le  loro avventure eroiche, gli incantesimi del loro cugino, il mago Maugis D’Aigremont e le straordinarie imprese del loro cavallo Baiardo. Una delle più note è la leggenda in cui i quattro fratelli, Rinaldo, Guicciardo, Alardo e Riccardo, recatisi a Parigi alla corte di Carlo Magno, furono da questi invitati a vendergli il cavallo. I quattro fratelli rifiutarono e dovettero fuggire a cavallo di Baiardo che, non conoscendo la strada per uscire da Parigi, si perse nelle strette vie e si trovò all’improvviso di fronte ad un muro. Riccardo invocò l’aiuto del mago Maugis  che li portò in salvo.

Brabo taglia la mano. Silvius Brabo è il leggendario soldato romano che uccise il gigante Druon Antigon  ad Anversa, il quale chiedeva grossi compensi per concedere il diritto di passaggio sul tratto del fiume Schelda da lui occupato. A coloro che si rifiutavano, tagliava via la mano. Il legionario Brabo uccise il gigante, tranciandogli la mano e la gettandola nel fiume. Questo spiega il nome della città di Anversa "Antwerpen" che,  in olandese significa "lancio della mano".

Si tratta di una leggenda, che, probabilmente, nasconde una realtà storica: gli archeologi hanno scoperto nei pressi del castello di Steen tracce di un insediamento risalente al I secolo e resti di un accampamento romano. Sembra quindi che Anversa fosse abitata molto prima di quanto si sia pensato fino ad oggi. Una statua di Silvius Brabo si trova sulla piazza grande di Anversa

Sant’Uberto.  Vescovo di Tongres, Maastricht e Liegi. Divenuto vescovo nel 703-705 evangelizzò il Belgio orientale durante i vent’anni in cui resse il pastorale. Per essere più vicino al popolo faceva il pescatore lungo la Mosa e i suoi affluenti. Durante una pesca un suo servitore gli fratturò involontariamente le dita con una martellata. Il Santo non se ne preoccupò anche perché era scoppiata una tempesta e la barca si era rovesciata. Si  salvarono tutti, ma col passare dei giorni le dita andarono in suppurazione e per mesi Uberto soffrì finché non venne un angelo a predirgli la fine della sua vita.  Morì l’anno successivo, dopo aver consacrato nel Bramante una nuova chiesa e pronunciato un discorso commovente sulla morte e sulla penitenza.  Santo popolare,  patrono dei cacciatori, è noto per la leggenda che si costruì attorno a lui.  Da giovane Uberto era un valente cacciatore. Un giorno nella selva si vide davanti un maestoso cervo che aveva una croce lucente fra le corna. Si convertì e si diede alla vita monastica. 

 Secondo alcuni apologeti la leggenda dovrebbe attribuirsi a S. Eustachio, martire del secondo     secolo. Sant’Uberto visse nel Belgio dell’VIII secolo e  non nella leggenda.

Eulenspiegel e Nelle.

Leggenda popolare tedesca, scritta in basso tedesco, attribuita, senza documenti storici, a Thomas Murner e pubblicata a Strasburgo nel 1515 e nel 1519 con il titolo Von Ulenspiegel.  Le due edizioni recano nel frontespizio una civetta che si rimira in uno specchio e illustrano il nome del protagonista che significa “Specchio della civetta o Specchio degli allocchi”. Nella città di Mölin nello Schleswig-Hostein  sembra sia effettivamente esistito un uomo dal nome Till Eulenspiegel, morto nel 1350, come recita un epitaffio. Si racconta che fosse estroso, sempre pronto a combinar burle ai danni degli abitanti della città, rei di  schernire i contadini. Eulenspiegel è nella leggenda un contadinotto di cervello fino, che, scacciato dal padre  per la sua fannullaggine, si rifugia in città.  Serve diversi padroni e la sua malizia consiste nel fare alla lettera quello che gli viene ordinato, causando equivoci e guai, attraverso i quali dimostra  la presunzione dei cittadini che si reputano più intelligenti dei contadini. Sin dalla nascita rivela le sue doti di gabbamondo. Appena nato la levatrice ubriaca lo lascia cadere in una pozzanghera. Da bambino gioca ogni sorta di tiri, prende in giro chi lo comanda e ripaga le azioni altrui con uguale moneta.  Tra le sue burle si ricordano il suo incontro con un barbiere che gli dice di entrare in bottega passando dalla prima vetrata e lui esegue alla lettera frantumando il vetro; l’incontro con l’oste che gli chiede di pagare un arrosto da lui soltanto annusato, gli fa udire il tintinnio di una moneta sul tavolo e, dopo averla ripresa, corre via. Nelle edizioni posteriori i vari racconti assumono una tinta anticlericale e sono presi di mira gli ecclesiastici. Il libro ebbe vasta diffusione in Germania e poi in tutta Europa. Fu anche tradotto in latino.

Nel 1572 Johann Fischart riprese alcune avventure con l’intento di fornire precetti morali, riuscendo solo a scolorire  sia il protagonista sia l’opera.

Più fortunata fu, in tempi moderni, la rielaborazione dell’opera fatta da Charles De Coster.  Scrittore belga di lingua francese, nacque a Monaco di Baviera nel 1827 e morì a Ixelles, Bruxelles nel 1979. Fu impiegato agli Archivi reali e nel 1870 divenne insegnante di letteratura in una scuola di guerra. Appassionato cultore del passato scrisse Leggende fiamminghe (1858) e La leggenda e le avventure di Ulenspiegel e di Lamme Goedzak nel paese delle Fiandre e altrove (1876). Impiegò dieci anni per comporre quest’ultima opera. Riprese il personaggio cui diede tratti picareschi e aria spavalda, lo immerse nel clima dell’Inquisizione spagnola nei Paesi Bassi e ne fece il simbolo  di coloro che combattevano contro la tirannide. Racconta del padre, braccato come eretico dall’Inquisizione, e delle imprese del figlio che si mette a capo delle bande dei ‘Gueux’ per combattere gli spagnoli e per giocar loro ogni sorta di tiri mancini, Accanto a Till l’autore ha messo Lamme Goedzack  e la bella Nele che con la sua presenza da un tocco romantico alla vicenda. L’evocazione storica, il soffio lirico, momenti tragici e comici hanno fatto dell’opera una vera epopea nazionale.  Purtroppo, per l’uso di un linguaggio arcaicizzante, l’opera non ottenne allora largo successo. Solo più tardi venne rivalutata.

De Coster scrisse altre opere in francese moderno: Racconti del Brabante (1861), Viaggio di nozze (1872), La Zelanda (1874)

Anche la musica si è impadronita del personaggio. Famoso è il poema sinfonico op. 28 di Richard Straus dal titolo  Tiri burloni di Till Eulenspiegel.

 

Tchantcher combatte.  Tchantcher nacque a Liegi nel 760 e in modo meraviglioso in quanto, mentre nasceva, cantava. La madre gli diede subito da mangiare una aringa salata e da bere del peket con un biscotto dentro. Durante il battesimo l’ostetrica  gli fece inavvertitamente battere il naso sulla fonte battesimale e  questo crebbe a dismisura tanto da renderlo ridicolo. Colpito dal morbillo , bevve acqua ferruginosa con un ferro dentro che gli rimase di traverso nella gola, tanto da non poter più muovere il capo.  Un giorno decise di girare il mondo e la sua partenza fu accompagnata dal popolo divertito dal fatto che il giovane si era mascherato, ricoprendosi di fuliggine.  Durante le sue peregrinazioni incontro il vescovo Turpino che lo presentò a Carlo Magno. L’imperatore lo accolse a corte e  lo propose come paggio a suo nipote Rolando, al cui fianco prese parte alla spedizione in Spagna.

In battaglia affrontava il nemico senza armi; aveva solo un foulard al collo e un berretto in testa. A lui bastava semplicemente afferrare strettamente il nemico e colpirlo a colpi di testa nello sterno, rompendogli le costole. Nessuna armatura per quanto robusta fosse, riusciva a resistere alle sue testate. Durante la battaglia di Roncisvalle il suo amico Rolando lo aveva inviato in tenda a dormire, per cui non poté essere presente e salvarlo quando Rolando affrontò i Mori.  Il suo dolore fu grande. Accompagnò Carlo Magno a Saragozza dove si svolse il processo, la condanna e l’esecuzione del traditore Gano di Maganza. Fu lui a decidere il metodo di esecuzione: propose di annegare Gano in un barile di acqua distillata per purificare la sua anima. Nonostante Carlo Magno volesse tenerlo a corte, preferì ritornare nella sua città natia, dove morì di febbre spagnola all’età di 40 anni.  Nella piazza di Iyers gli fu eretto un monumento.

Santa Geltrude   (Landen, Brabante, 626 circa – Nivelle, Brabante, 659). Figlia di Pipino di Landen, maggiordomo del re di Austrasia, entrò giovanissima nel convento di Nivelle, fondato dalla madre, santa Itta o Iduberga, alla quale succedette come badessa nel 647.  Al suo nome sono legate leggende.

Genoveffa di Brabante.   Eroina di una leggenda popolare medievale. Sposa di Sigfrido, conte palatino di Treviri, fu accusata di adulterio dal siniscalco Golo che, invano, aveva tentato di sedurla.   Condannata a morte, si salvò grazie alla compassione dei servitori incaricati di ucciderla. Condusse una vita miserrima nella foresta, cibandosi di radici. Quando il marito la ritrovò, ne riconobbe l’innocenza. Genoveffa morì per le sofferenze patite.

 

Belgio 1944  (653/60)

I figli di Aymon

Brabo taglia la mano

Sant’Uberto

Eulenspigel e Nelle

San Giorgio e il drago

Santa Geltrude

Genoveffa di Brabante

Tchantcher combatte

Belgio 1979 (1918)

Eulenspigel

Germania 1977  (769)

 

 

 

1957 (1039/45) 

Leggende e folklore:

Chinel des Fosses.  Un tempo vivevano a Fosses due gobbi, uno tenero e generoso; l’altro arido di cuore. Due buone streghe decisero di premiare il primo e un bel mattino questi si risvegliò privo di gobba. Si gridò al miracolo. Dispetto e gelosia assalirono l’altro che, roso dall’invidia, chiese alle due streghe lo stesso trattamento. Venne esaudito, ma il poveretto, da dromedario qual era, si risvegliò cammello con una gobba davanti e una di dietro. Da allora venne chiamato Doudou.

Gioco della coperta.

S.Remaclus e il lupo.   Vescovo e abate, nacque a Bourges Stavelot. Originario dell’Aquitania . entrò nel monastero di Luxeuil (Vosgi). Nel 632 Sant’Eligio lo pose a capo del monastero di Solignac. Evangelizzatore delle Ardenne,  fondò i monasteri di Malmédy e di Stavelot e nel 650 fu consacrato vescovo di Maastricht. Nel 660 si ritirò nel monastero di Stavelot dove rimase sino alla morte avvenuta dopo il 671.  Il suo nome è legato a leggende. È' festeggiato il 3 settembre.

 Langeman e la zuppa.

Il giuramento.  

Vergine e calamaio. 

Gilles de Binche. Festa di suoni e colori nella più pura tradizione vallona, dal 2003 il Festival di Binche è patrimonio mondiale dall’Unesco.

Binche, piccolo borgo vallone, a una sessantina di chilometri da Bruxelles, accoglie ormai da secoli il più famoso Carnevale del Belgio. Un festeggiamento che risale al 1549, quando Maria d’Ungheria, allora Signora di Binche, desiderosa di impressionare suo fratello Carlo V e il figlio Filippo II di Spagna, organizzò sette giorni di balli, banchetti, parate militari e fuochi d’artificio. La circostanza coincideva, inoltre, con il ritorno in patria dalle Americhe degli esploratori spagnoli. Per commemorare le recenti vittorie di questi “conquistadores”, si decise allora di far mascherare i cortigiani dei principi iberici... da Incas. Il popolo belga, affascinato dallo splendore di questi variopinti costumi, perpetuò questa tradizione, tanto da farla giungere sino ai giorni nostri.

Il “Gille” – nome che deriva dal pronome spagnolo “Gil”, assai comune nel Cinquecento – è il personaggio tradizionale, l’elemento essenziale di questo Carnevale. Celebra il ritorno della primavera e si distingue per la sua danza caratteristica, per il suo costume decorato con i colori nazionali, e il suo imponente copricapo di piume di struzzo. Ogni ornamento ha un particolare significato simbolico: leoni del Belgio, blasoni, corone, stelle… Il Gille indossa, inoltre, un «apertintaille», una cintura con un numero di campanelli che va da sette a nove, e porta un sonaglio sullo sparato della camicia. I Gille sono anche tenuti a rispettare alcune consuetudini: essere sempre accompagnati da almeno un suonatore di tamburo, non sedersi mai in pubblico ed essere un nativo di Binche. 

 

Belgio 1957 (1039/45)

Chinel des Fosses

Gioco della coperta

S. Remaclus e il lupo

 

Langeman e la zuppa

Il giuramento

Gilles de Binche

Vergine e calamaio

 

 

1992 (2465/7) 

Fiabe: 

La fiera Margherita. G.Maca la strega. Renart.

 

La fiera Margherita G.Maca la strega. Renart.

 

1997  (2693/5) 

Leggende:

De Bokkennrijders.  Jean de Bernau. 

 

2004  (3427) 

Leggenda.

Sant’Antonio. 

Nacque sulle rive dell’Egitto  e fino a vent’anni condusse una vita semplice con i genitori e la sorella. Rimasto orfano, ubbidì al richiamo evangelico “Vendete tutto, date il ricavato ai poveri e otterrete il tesoro del cielo.” Così fece. Divise il ricavato tra i poveri e sua sorella e si ritirò  a vita solitaria. Visse prima in una cella, poi in una tomba egizia e in un castello abbandonato. Il suo amore per Dio suscitò uno dei più vasti movimenti dei primi secoli cristiani. Fu l’abate degli eremiti che nel III secolo fuggivano dalla città per ritirarsi a pregare nel deserto. Quando morì in tutto il deserto dell’Egitto erano sparsi eremiti solitari sempre immersi nella preghiera. Restò nel deserto per più di ottanta anni e morì vecchissimo nel 356.

La leggenda racconta che nel deserto solitario lo raggiunse la tentazione non da parte degli uomini ma del demonio e delle sue legioni che tentarono di far vacillare la sua fede in Cristo e gli apparvero visioni angeliche, umane e bestiali con l’intento di indurlo al peccato.  Vinse sempre ma non senza fatica, tanto che una volta si rivolse a Dio chiedendogli dove fosse in quei momenti di tentazione e perché non lo avesse aiutato. “Io ero qui, a vederti combattere e poiché hai combattuto francamente, sarai ricordato in eterno.” La sua popolarità è, infatti enorme. Sant’Antonio è invocato per la salute del corpo e in particolare per quell’afflizione detta ‘Il fuoco di Sant’Antonio’. Nelle campagne gli venne affidata la protezione degli animali e i contadini, nelle stalle, solevano mettere una sua immagine, a protezione del bestiame.  Nell’iconografia viene raffigurato con un porcellino al suo fianco o in atto di benedire gli animali. La sua festa cade il 17 gennaio.

Sull’argomento Gustave Flaubert scrisse La tentazioni de Saint Antoine (1874) in cui racconta che il Santo, intento a fabbricar stuoie nella sua capanna della Tebaide, si addormenta e in sogno gli appaiono fantastiche visioni che lo tentano con immagini di seduzione femminile, con allettamenti di ricchezza, con argomentazioni e dubbi che insidiano la sua fede. Sfilano davanti a lui le figure degli eresiarchi, gli dei delle antiche religioni, il demonio e infine la Scienza che gli svela i segreti dell’universo senza fine.

 

2010 Europa Libri per bambini

Faeroer 1997 (311)

Sant’Antonio

De Bokkenrijiders

Jean de Bernau

Sant’Antonio

(quadro di Dalì)

 

BELIZE

 

1991  (966/71)

Leggende folkloristiche:

Una formica gigante cavalca una tigre.  Un battello, una palma.  Il fuoco di S.Elmo.  Omino di legno con cappello e randello. Uomo armato.   Donna  e serpente.  Pecari e un giovane su un albero.  Una vecchia vicino ad una capanna. .

 

1991  (986/9)

Mitologia:

Hashishi Pampi.

Cadejo. Il cadejo (Ka-giorno-ho) è un personaggio del  folklore messicano-guatemalteco, del sud di Salvadore, del Nicaragua, della Costarica e dell’Honduras. Esiste il buon cadejo bianco e un cadejo diabolico e nero. Entrambi compaiono di notte ai viaggiatori: il bianco per proteggerli e  il nero per ucciderli. Compaiono solitamente sotto forma  di mucca, di cane, di capra, di toro.  Molti hanno provato ad uccidere il cadejo nero ma sono morti.  Il cadejo si riconosce dall’odore di capra che emana.

La Sucia. 

Sisimito.   Era una specie di nano molto forte, peloso, simile ad un gorilla. Si diceva che avesse  i piedi rivolti all’indietro per cui se lasciava le orme, per seguirlo occorreva andare in senso opposto.  Non aveva ginocchia per cui il suo incedere era alquanto goffo.  Si nutriva di frutta e di carne, in particolare quella umana. Non era un tipo amichevole per cui tutti cercavano di evitarlo.  Aveva paura dell’acqua e dei cani. . Si diceva che se uno lo guardava negli occhi sarebbe morto entro un mese.  Lo si poteva uccidere con il fuoco.

 

Belize 1991  (966/71)

Formica gigante e tigre

Belize 1991  (966/71)

 Battello, palma e fuoco S. Elmo

Belize 1991  (966/71)

 Omino di legno

Belize 1991  (966/71)

Uomo armato,

 donna e serpente

Belize 1991  (966/71)

Pecari e giovane su un albero

Belize 1991  (966/71)

Vecchia vicino ad una capanna.

Belize 1991 (986/9)

Hashishi Pampi

Belize 1991  (986/9)

Cadejo

Belize 1991  (986/91)

La Sucia

Belize 1991  (986/9)

Sisinito

 

 

 

BHUTAN

 

1966/7  (84/98) 

Leggenda. L’abominevole uomo delle nevi.  Detto anche Yeti.  Leggendario abitante delle nevi dell'Himalaya dall'aspetto di uno sgradevole scimmione . Una creatura analoga viene chiamata Bigfoot negli Stati Uniti e Sasquatch (da un termine indigeno) in Canada.

 

L’abominevole uomo delle nevi (Yeti)

L’abominevole uomo delle nevi (Yeti)

 

 

 

1986 (711/7) 

Leggenda:

Gyelsi Nadun I sette attributi del re dell’universo.  I sette attributi del re dell’universo.  La ruota d’oro dai 100.000 raggi. Il  lapislazzulo capace di dissipare il buio. La regina che allontana la sofferenza. Il ministro leale e coraggioso. Il generale esperto in arti marziali. L’elefante forte come mille dei suoi simili. Il cavallo blu capace di volare

 

La ruota d’oro dai 100000 raggi

Il  lapislazzulo capace di dissipare il buio

La regina che allontana la sofferenza.

 Il ministro leale e coraggioso

Il generale esperto in arti marziali   

L’elefante forte come mille dei suoi simili

Il cavallo blu capace di volare

 

 

1997  (1102/7 più foglietto 342) 

Fiabe: L’uccello blu.  Sing Sing.  Lhamo e la luna.  L’upupa.  I tre voti.  L’abominevole uomo delle nevi. 

 

 

BIELORUSSIA

 

2001  (384/5)

Fiabe:

Un re firma una pergamena.

Una regina in carrozza

 

2010 Europa Libri per bambini

 

Un re firma una pergamena.

Una regina in carrozza

BOSNIA ERZEGOVINA

1997  

Leggenda:

 La Preghiera dell’asceta Ajvaz.   Leggenda del XV sec. Si narra che un enorme masso avesse bloccato il flusso di una sorgente d’acqua che dava vita ad un villaggio. Nessuno poteva smuoverlo. L’asceta Ajvaz si assunse il compito di pregare per  quaranta giorni consecutivi pur di ottenere da Allah  la rimozione della pietra. L’ultimo giorno di preghiera, addormentatosi, sognò dei rami spezzati e l’infuriare di una tempesta e il mattino seguente la pietra era spezzata. Fu costruito un acquedotto ancora oggi esistente e ogni anno i bosniaci fanno un pellegrinaggio al sasso di Prusac,  denominato Ajvatovica.

 

2005  130/31

Fiabe:

Pollicina (vedi Andersen)

Uno gnomo in pentola

 

 

L'asceta Ajvaz

Pollicina

Lo gnomo in pentola

 

BOSNIA ERZEGOVINA-CROAZIA

2010 Europa Libri per bambini

  

 

BOSNIA ERZEGOVINA-SERAJEVO

2010 Europa Libri per bambini

 

 

BOSNIA ERZEGOVINA-SERBIA

2010 Europa Libri per bambini

 

     

 

 

BOTSWANA

 

1980  (405/8) 

Fiabe: Chivele e il gigante. 

Kgori non è sciocco.

La sposa di Nambi e il coccodrillo. Nella mitologia del popolo africano dei Baganda (Uganda), Kintu fu il primo uomo e sovrano immortale, rappresentante del dio supremo Katonda, con cui Kintu parlava dalla cima di una montagna. Molti racconti baganda narrano di come Kintu, assieme alla moglie Nambi, portarono la morte nel mondo. In uno dei miti più diffusi, Nambi fu invitata dal fratello, la Morte, a non stare lontana dal cielo e allo stesso tempo ripresa dal padre dio Gulu perché non vi facesse ritorno. Kintu tuttavia visitò il cielo e quando ridiscese la Morte lo seguì. Gulu inviò un altro fratello di Nambi, Kaizuki, per combattere la Morte. Questi non riuscì a vincerla del tutto, ma la relegò nell'oltretomba. In un'altra versione, Kintu lasciò incustodito il sacco che Katonda gli aveva affidato, e per punizione il dio supremo inviò sulla terra morte, sofferenze e malattie.

L’abile lepre. 

 

Chivele

Kgori

Nambi

L'abile lepre

 

 

BRASILE

 

1974  (1091/5)

Leggende:

Saci Pererè.  Saci-Pererê é una divinità nota nel folklore brasiliano in particolar modo presso la povera gente.  Era rappresentata da una bambina che viveva nella foresta.

Zumbi. Fu l'ultimo dei capi del Quilombo dos Palmares, nell'odierno stato di Alagoas, I quilombo erano una comunità di schiavi fuggiti dalle "fazenda" e altri luoghi di prigionia del Brasile ai tempi della schiavitù.  Il 6 febbraio 1694, dopo 67 anni di resistenza contro i coloni portoghesi ed olandesi, la colonia venne distrutta dalle truppe di Domingos Jorge Velho. Zumbi sopravvisse alla battaglia e spese quasi due anni nella macchia fino al 20 novembre 1695, quando venne ucciso in un'imboscata. In Brasile il 20 novembre viene celebrata in ricordo di Zumbi la Giornata della Coscienza Nera. Nell'immaginario collettivo Zumbi èconsiderato una  specie di Spartaco brasiliano.

Chico Rei.  Era il re di una tribù del Congo. Catturato e deportato in Brasile su una nave negriera con la famiglia e la corte, intorno al 1740, giunse a Villarica, antica Ouro Preto, e inviato come schiavo nelle miniere d'oro. Battezzato come Francisco e detto «chico rei» con allusione alle sue origini, sarebbe riuscito a guadagnarsi la fiducia di tutti e ad accumulare risparmi.  Si dice che riuscisse a riscattare se stesso e poi il figlio, a comprare la Mina da Encardideira, a renderla nuovamente produttiva e a ridare la libertà ai suoi ex sudditi.

Negrinho do Pastoreio. 

Iara.  Iara, una sirena,  viveva in un lago nascosto nella foresta.  Era molto bella cantava  strane melodie, sdraiata su di una roccia, prendendo il sole. Un indio di nome Jaguarari stava cacciando quando udì quella melodia meravigliosa che proveniva da dietro gli alberi. Nascondendosi in un cespuglio, guardò la ragazza. Ne vedeva soltanto la parte superiore, e non la cangiante coda di pesce. Rimase ad ascoltare la canzone fino ad addormentarsi estasiato. Quando si risvegliò la ragazza non c'era più. Da quella volta, iniziò a cercare la fanciulla nei villaggi vicini. Nessuno però conosceva una ragazza così bella e che cantasse melodie così meravigliose. Il giovane decise allora di tornare al lago in cui l'aveva vista, sperando di incontrarla ancora. L'indio era un ragazzo bellissimo. forte, alto, un valoroso cacciatore. Tutte le ragazze avrebbero voluto sposarsi con lui. Ma il giovane pensava soltanto alla bella sconosciuta. Un giorno vide la sirenetta che nuotava nel lago e questa volta vide anche la grande coda di pesce che emergeva dall'acqua. Il giovane non riusciva a credere che quella ragazza fosse una sirena. Non ne aveva mai vista una ma aveva sentito parlare soltanto nelle antiche leggende tramandate dai suoi antenati. Avvicinandosi, la sirena si rivolse al ragazzo e gli disse di chiamarsi Iara. Lo invitò a nuotare assieme a lei. La sirena non sapeva che il ragazzo era diverso da lei. Anche lei non aveva mai visto un uomo. Così trascinò Jaguarari sul fondo del lago. Il giovane innamorato le spiegò che avrebbe potuto morire annegato. Spaventata, Iara fuggì, scomparendo nelle acque del lago. Il povero ragazzo non ebbe più pace. Riusciva a pensare soltanto alla giovane amata. Non aveva più voglia di cacciare o di pescare, voleva soltanto rivederla. Passava giorno e notte a remare nella sua canoa nei laghi di quella immensa foresta, fino a che un giorno, in una notte di luna, la sua canoa sparì.  Dicono che Iara lo abbia portato con sé  per sempre.

 

 

1986  (1815/6) 

Fiabe: Storia dell’imperatrice porcina.

Il romanzo del pavone misterioso.

 

1994  (207/10)  

Fiabe:

Il gatto con gli stivali  (vedi  Perrault)

Joao e Maria.

Donna Baratinha. 

Tom Pouce   

 

1996  (Foglietto 103) 

Leggende:

Cuca. Nelle leggende brasiliane, la Cuca è una persona con l'aspetto di alligatore – una strega malvagia – a cui piace trasformare i bambini in pietra. I bambini hanno molta paura della Cuca

Boitata. Ci sono due versioni della leggenda brasiliana del boitatá: alcuni dicono che si tratta di un gigantesco serpente di fuoco che vive nei fiumi e assale gli altri animali per assorbire le loro energie e la loro luce in modo da mantenere il suo fuoco nell'acqua. L'altra versione dice che è una creatura simile a un toro che sputa fuoco dalla bocca, ma che in realtà è l'anima di una persona malvagia 

Caipora  é una entità della mitologia tupi-guarani. É rappresentata come un piccolo indio dalla pelle scura, agile, nudo, che fuma e si gusta una cachaça. Abita in una foresta e regna su tutti gli animali e li difende dai cacciatori. Ha il corpo coperto dipelo.  Gli indios credevano che temesse la luce e si difendevano da lui andando di notte con una torcia accesa in mano.

 

Saci Pererè

Zimbi

Chico Rei

Negrigno de Pastoreiro

Lara

Il  pavone misterioso

L’imperatrice porcina

Il gatto con gli stivali

Pollicino 

Joao e Maria 

Dona Baratinha

Cuca

Boitata

 

Caipora

 

 

 

BULGARIA

 

1961  (1093/8) 

Fiabe: 

La figlia d’oro. L’acqua della vita.  La mela  d’oro.  Krali Marko. Samovila Vila.  Tom lo gnomo

1964  (1241/6) 

Fiabe:

La signorina.  Il guanto del nonno.    Il lupo e i sette capretti  (vedi F.lli Grimm).  Pietro il furbo.  La pagnottella.

La grossa rapa.

Un nonno con la barba bianca provò da solo a cavar fuori una rapa nel suo orto. La prese con le due mani, si sforzò molto, ansimò e si affaticò, ma la rapa non si mosse. Il nonno chiamò la nonna. La nonna Mika accorse e si afferrò al nonno per aiutarlo. I due si sforzarono molto per tirar fuori la rapa, ma essa non si mosse. La nonna chiamò la nipote. La piccola Iglika arrivò di corsa e si afferrò a sua volta alla nonna. I tre tentarono con tutte le loro forze di togliere la rapa, ma inutilmente. La nipote chiamò il cane Sciarko.Sciarko si attaccò forte a Iglika. I quattro provarono ancora, ma senza nessun risultato. Sciarko chiamò la gatta Maza. Maza accorse dalla cantina e si attaccò alla coda di Sciarko. I cinque insieme fecero un altro tentativo per estrarre la rapa, ma tutto fu invano. Alla fine Maza chiamò la topolina Grisana. Grisana prese Maza per la coda. Tutti quanti insieme si sforzarono, ansimarono, tirarono e alla fine riuscirono a estrarre la rapa e la portarono a casa. Lì tutti quanti fecero un banchetto con la rapa. Mangiarono tre giorni, cantarono e si divertirono. La stessa leggenda si trova pure in Ungheria.

1969  (1673 + fog. 60) 

Leggenda: 

San Dimitri.  Demetrio di Tessalonica, martire sotto Massimiano (306 circa). Ebbe vasto culto nella Chiesa orientale come santo militare e patrono di Tessalonica. Intorno alla sua figura fiorì una copiosa letteratura basata però solo su notizie leggendarie.

 

La figlia d'oro

L'acqua della vita

La mela d'oro

Krali Marko

Samovila Vila

Tom lo gnomo

La signorina

Il guanto del nonno

La grossa rapa

Il lupo e i sette capretti

Pietro il furbo

La pagnottella

Santi Giorgio e Demetrio

San Giorgio

 

 

2010 Europa Libri per bambini

     

 

BURUNDI

 

1977  (733) 

Fiaba inglese:

Jean uccisore di giganti. Alice nel paese delle meraviglie (vedi  Carrol Lewis). Tre teste nel pozzo. Racconti di mia madre l’oca (vedi Perrault)

 

Jean uccisore di giganti

Alice

Tre teste nel pozzo.

Racconti di mia madre l’oca

 

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