AFRICA DEL SUD

 

2001  (1128/32)

Il toro e la pioggia.  Il tesoro di Grosvenor.  I sette uccelli magici.  Il buco nella parete. 

Van Hunks e il diavolo.   Il capitano Van Hunks , accanito fumatore, fu sfidato da uno strano individuo a chi riuscisse a fumare di più.  La gara iniziò e in breve il fumo avvolse persino le più alte montagne.  Solo quando tra le dense nubi il capitano intravide una coda biforcuta, capì che il suo misterioso avversario  era il diavolo.  Morale: non si sa mai che cosa possa accadere quando si accettano scommesse con degli sconosciuti. 

 

Il buco nella parete

Il toro della pioggia

l tesoro del Grosvenor

I sette uccelli magici

Van  Hunks e il diavolo

 

 

AJMAN

 

1967   (Mic. 165/71 + P.A, 172/5 + fog.)  

Fiabe dalle “Mille e una notte”:

La ragazza guerriera. Il cavallo nero. Il libro magico. Ali Nur e il suo amico  Shakan e Dual Makham. L’enorme Schktz. Il commerciante e il genio in bottiglia. Alì Ibn Bakkar e la fata Shams an-Nahàr

 

  

La ragazza guerriera

 

Il cavallo nero

Il libro magico

Il libro magico

Alì Nur e l’amico

Shakan e Dual Mckhan

L’enorme Schatz

Il commerciante e il genio in bottiglia

 La ragazza guerriera  

Il cavallo nero

Alì Ibn Bakkar e la fata Shams an-Nahar

Alì Ibn Bakkar e la fata Shams an-Nahar

 

 

ÅLAND

 

1997 (128)  

 Il diavolo al ballo

Quando nel Settecento la Svezia  fu costretta a cedere la Finlandia e Åland alla Russia, un contingente russo di soldati e ufficiali di stanza ad Åland, per familiarizzare con la popolazione, davano spesso feste da ballo. Ad una di esse partecipò un ufficiale vestito di nero che invitò a ballare la bella moglie di un pastore. Ballarono a lungo, anche quando qualcuno tagliò le corde dei violini. Il cavaliere (il diavolo) non permetteva alla sua ballerina di fermarsi, tanto da farle sanguinare i piedi. Intervenne un prete esperto in esorcismi. Il diavolo fu cacciato e la donna fu liberata dall’incantesimo malefico.

 

2004  (232) 

Mitologia: Fenja  Menja.   

Sono due gigantesse che fanno parte dei Thurs (i giganti del fuoco)

Nel poema Gròttasong si racconta che  che il re danese Frooj si recò a far visita al re Fjolnir e da lui comprò due gigantesse, Fenja e Menja, appartenenti alla stirpe dei Thurs (i giganti del fuoco) grandi e forti.  Re Frooj possedeva in Danimarca due enormi pietre da macina, così pesanti che nessuno riusciva a muoverle. Si raccontava che chi vi fosse riuscito avrebbe potuto produrre e qualsiasi cosa volesse. Il mulini in cui erano custodite si chiamavano Grotti. Frooj mise Fenja e Menja al lavoro e chiese loro di macinare oro, pace e felicità, senza concedere loro alcuna pausa, tranne il tempo per cantare. Le due gigantesse intonarono una canzone, la “Canzone di Grotti” e prima di aver  terminato avevano prodotto una armata guidata dal Re del mare, di nome Mysing. Costui attaccò Frooj di notte,  lo uccise e se ne andò con un ricco bottino.

Mysing in seguito comprò il mulini e ordinò a Fenja e Menja di produrre sale e di caricare a dismisura  tute le navi della sua flotta. Ma prima che le navi prendessero il largo giunse dal mare un maelstròm, un gigantesco vortice che le trascinò tutte a fondo.  Il sale si sciolse e da allora il mare cominciò ad essere salato.

 

2006 (264) 

Mitologia nordica.  Un ‘lettesgubar’. Mitico pescatore che era solito agitare una rete per far  rumore al fine di  avvertire gli abitanti del suo villaggio dell’arrivo della tempesta.

 

2008

Mitologia nordica:

La gola della regina.  Un donna a  cavallo e, un cavaliere in mezzo ad una foresta rada. Sullo   sfondo il sole  con sovrapposta una croce.

 

Il diavolo al ballo

Fenja e Menja

Il lettesgubar 

La gola della regina

 

2010 Europa Libri per bambini    

 

 

ALBANIA

 

1980  (1859/62) 

Fiabe:

Mirela.  Il sudicione.  Il circo degli orsi.  La goccia d’oro.

1989 (2183/86) 

 

 

1989 (2183/86) 

Konstandini e   Doruntina. (Ballata)    Una donna, madre di tredici figli, di cui una sola femmina, non voleva acconsentire alle nozze della figlia con un cavaliere che abitava in un paese lontano, per non separarsi da lei. Solo il figlio più giovane Konstandini la convinse, promettendole che in caso di bisogno sarebbe andato a riprenderla.  E il matrimonio fu celebrato.  Poco tempo dopo una epidemia colpisce tutti i maschi. Una notte il giovane esce dalla tomba e cavalca alla volta della sorella che, ignara della morte dei fratelli,  trova insieme ad amiche ad una festa. La convince a tornare dalla madre e i due cavalcano. Giunti in prossimità della casa  Kostandini la lascia sola e si reca in chiesa.  Doruntina bussa alla porta ma la madre non apre dicendo  “Tu seri la morte e vuoi anche me. Non può essere stato tuo fratello a condurti perché tuo fratello è morto”.  E solo allora Doruntina apprende della morte di tutti i suoi fratelli.

 

1990  (2236/39) 

Leggenda:

Gjergj Elez Alia.  Guerriero leggendario. Dopo essere stato ferito per nove volte, visse in casa con sua sorella, l’unica che, di tanti parenti e amici, era rimasta al suo fianco.  Per nove anni la sorella si prese cura di lui.  Un giorno giunse dal mare un nemico, Balozi i Zi, che  con i suoi soldati mise a ferro e fuoco i villaggi lungo la costa.

Un mattino  Gjergj si svegliò all’improvviso perché aveva sentito alcune gocce che, cadute dall’alto,  gli avevano bagnato il viso. Pensò che fosse un guasto al tetto della sua casa, ma la sorella gli disse che erano le lacrime che lei versava dopo aver saputo che Balozi sarebbe venuto per rapirla.

Gjergi le ordinò di far subito sellare il suo cavallo e di portargli l’armatura per essere pronto a combattere il nemico. La lotta ebbe presto luogo e  Balozi rimase ucciso.  Tornato a casa,  Gjergj abbracciò con gioia la sorella, ma per la gioia provata il cuore di entrambi cessò di battere. Furono sepolti nella stessa tomba e il luogo della sepoltura non fu mai dimenticato.

 

1991 (2260/3)  Le mura di Rozafat  

Lo scultore Skender Kraje scolpì anni fa un bassorilievo in gesso, esposto nel Museo del castello di Scutari, il quale racconta la leggenda che vide protagonisti tre fratelli impegnati nella costruzione delle mura della fortezza di Rozafat. Durante la notte il lavoro eseguito nella giornata crollava. I tre fratelli appresero da un vecchio saggio che le mura, per essere forti e solide, necessitavano del sacrificio di una delle loro mogli. La scelta della moglie doveva avvenire casualmente. Colei che l’indomani sarebbe giunta con il pranzo sarebbe stata immolata per il bene della comunità. Il giuramento di assoluto silenzio venne infranto da due dei tre fratelli che raccontarono tutto alle rispettive mogli. 

Fu così che toccò alla moglie del più giovane dei tre fratelli,  madre di un bambino, portare l’indomani il pranzo.  Le fu raccontato quanto il vecchio saggio aveva detto e il giuramento che era stato fatto fra di loro. La giovane accettò di farsi murare viva all’interno delle mura, ma pose come unica condizione che una gamba, un braccio, un occhio ed una mammella rimanessero scoperti per poter vedere, cullare, accarezzare e allattare il proprio figlio.

Questa  è la versione originale, alla quale furono aggiunte varianti. Il nome del castello deriverebbe dalla composizione di due nomi : Roza, la giovane sposa,  e Fa.

 

1997 

Fiabe:

La lotta del contadino contro l’idra

 

1998 ( 2406/9)  

Leggende

Un uomo davanti ad una tavola imbandita. Tre donne dai lunghi capelli. Due donne presso una fontana.  Personaggio vicino ad una cascata.

 

Albania  1980 (1859)

Mirela   -  Il sudicione

Albania 1980  (1859)

Il circo degli orsi -

La goccia d’oro

Albania 1989  (2183)

 Ballata.  Constandini e Durantina

Albania 1989  (2183)

 Ballata.  Constandini e Durantina

Albania 1989  (2183)

 Ballata.  Constandini e Durantina

Albania 1989  (2183)

 Ballata.  Constandini e Durantina

Albania1991 (2260/3)

 Le mura di Rozafa

Albania1991 (2260/3)

 Le mura di Rozafa

Albania1991 (2260/3)

 Le mura di Rozafa

Albania1991 (2260/3)

 Le mura di Rozafa

Albania  1990  (2236/9)

Leggenda di Gjergj Elez Alia

Albania  1990  (2236/9)

Leggenda di Gjergj Elez Alia

Albania  1990  (2236/9)

Leggenda di Gjergj Elez Alia

Albania  1990  (2236/9)

Leggenda di Gjergj Elez Alia

Un uomo davanti ad una tavola

Tre donne dai lunghi capelli

Due donne presso una fontana

Personaggio vicino ad una cascata

Albania 1997

Il contadino contro l’idra

Albania 1997

Il contadino contro l’idra

 

2010 Europa Libri per bambini  

     

 

ANDORRA FRANCESE

  

1997 (487) 

Leggenda:

La dama bianca d’Auvinya.

Il torrente d’Auvinya, nella regione di  Andorra, termina con una cascata vicino a Santa Giulia di Lorìa e ad essa è legata una leggenda. Si racconta che la figlia del Signore della contrada era solita vestire sempre di bianco e ad opporsi alle incursioni dei soldati del vescovo di  Urgell che minacciavano la libertà e i diritti dei suoi sudditi. Il vescovo che a quel tempo reggeva le sorti della regione, veniva spesso con gente armata per imporre tributi. Un giorno la castellana gli disse che se non rispettava la loro libertà sarebbe stato castigato. Una notte, mentre il vescovo tornava da Andorra col suo seguito, vide sopra la cascata una dama bianca che sembrava volergli impedire di proseguire, anzi lo invitò con cenni ad entrare nel bosco. Solo in vescovo vi entrò perché i suoi soldati erano rimasti intimoriti dalla visione. Quando il vescovo ritornò non spiegò nulla di quanto gli era accaduto. Disse solo che non sarebbe mai tornato ad Andorra.. E da quel giorno solo i suoi  messaggeri  entrarono nella regione e solo a loro appariva la Dama Bianca.  Passarono gli anni e ad un tratto la visione sopra la cascata scomparve. . Allora il vescovo si risolse ad andare ad Andorra, ma non tornò mai più indietro.. Non fu più visto e neppure la Dama Bianca. Ma nella regione apparve un lupo mostruoso che cominciò ad uccidere uomini e animali. Il sindaco di Andorra  decise di dargli la caccia. Una notte sognò di essere assalito da un lupo gigantesco e da quel momento cadde vittima di una strana e improvvisa malattia che lo condusse in fin di vita. In punto di morte apparve la Dama Bianca. Ad essa i presenti chiesero di salvare il Sindaco, ma la donna rispose che poteva salvare solo la loro libertà. Il lupo era il loro oppressore come il vescovo e con la morte del sindaco sarebbe scomparso. E così fu.

1991 (2260/3)  

Leggende:

La leggenda di Meritxell  La leggenda si basa sulla scoperta della statua delle Vergine di Meritxell. Un giorno d’inverno, un uomo notò nel luogo chiamato Meritxell, tra Encamp e Cavillo, una rosa canina fiorita in mezzo alla neve che si era sciolta tutto all’intorno e vide pure la statua della Vergine accanto alla rosa. Il viandante prese la statua e la portò al curato di  Cavillo, affinché la collocasse nella cappella.  Ma l’indomani  quando gli abitanti di Meritxell si recarono alla chiesa del Cavillo per ascoltar messa, la statua era scomparsa e fu ritrovata di nuovo presso il roseto fiorito.  Decisero di riportarla  nella chiesa del Cavillo ma il giorno dopo furono sorpresi di non trovarla più.  Alcuni fedeli dissero di averla rivista nell’identico posto in cui era stata trovata. Allora i contadini decisero di lasciar la Vergine nel luogo dove era stata vista la prima volta e attorno vi costruirono una cappella e un oratorio. Sfortunatamente nel 1972 un incendio distrusse la cappella e la statua.

La Croce dai sette bracci   Si narra che la Croce sia stata eretta per commemorare un triste fatto. Un giorno di Carnevale sette giovani vollero divertirsi alle spalle un uomo povero di spirito. Lo inviarono a comperare del vino a Canillo fornendogli un fucile caricato a sola polvere, affinché si difendesse dai demoni.  Ma all’osteria alcuni avventori aggiunsero alla polvere una carica di piombo. Quando il pover’uomo nel ritornare si trovò di fronte a un ‘demone’, sparò.  E uccise uno dei giovani che si era mascherato da diavolo per mettergli paura.

La fonte di Esmelicat   Gli abitanti d’Os, in Spagna, e quelli di Pal, in Andorra, erano in contrasto per il possesso dei verdi pascoli della Valle di Seteria. Fu deciso che per risolvere la questione si affrontassero due lottatori scelti tra quelli più forti del villaggio.  Ebbe così luogo un combattimento tra un colosso spagnolo e una mezza cartuccia di Andorra. Il piccoletto era così nervoso che frastornò l’avversario e riuscì a sfiancarlo, facendolo inciampare in una radice e cadere a terra. Fu così che i pascoli della Fonte di Esmelicat vennero assegnati agli abitanti di Pal.

2001  (543/4) 

Leggende:

Il lago di Engolaster.  Si racconta che dove ora si trova il lago, un tempo c’era una casa. Un giorno, mentre la padrona faceva il pane, si presentò un mendicante per chiederne un pezzo. La donna, dopo aver infornato il pane, disse all’uomo di raccogliere le briciole di farina impastata rimaste sulla tavola e di confezionarsene uno che avrebbe messo nel forno con gli altri. Costui eseguì dicendo “Dio ve ne renderà grazia”. Le raccolse, le impastò e la donna mise il piccolo pane nel forno. Vedendo che il pane cresceva ed era uguale agli altri già fatti, non volle consegnarlo al povero come aveva promesso.  Gli disse di  farsene un altro Ma ogni volta che infornava la pasta questa cresceva come i pani normali e la donna si rifiutò sempre di darne uno al mendicante. Ad un certo punto il vecchio scomparve e sopra la casa si abbatté una valanga d’acqua. La casa fu inghiottita dalla terra. Al suo posto si formò un lago.

La fondazione di Andorra.

Leggenda vuole che Andorra, centro dell’omonimo Principato situato tra Spagna e Francia, sia stata fondata da Carlo Magno quale segno di riconoscimento per il contributo dato dai suoi abitanti contro i Saraceni. Il piccolo Stato fu a lungo conteso fra la Francia e la Spagna. L’atto di consacrazione della Cattedrale di S.Maria de Urgell decretò l’appartenenza del territorio al vescovato spagnolo fin dall’anno 839. Oggi Andorra è un Coprincipato parlamentare in cui i capi sono il vescovo d’Urgell e il Presidente francese.  

 

 2002 (559/64)    

Leggende di Andorra. Tipi  del 1997 e 2001 euro.

2003 (589/90)

Leggende:

Il suonatore di cornamusa d’Ordino.  Il paese di Ordino godeva della fama di avere molti musicanti, abili suonatori, uno in particolare eccelleva per i suoi virtuosismi con la cornamusa.  Per la sagra del paese gli abitanti di Canillo lo avevano  invitato per rallegrare la festa.  Il musico doveva suonare la vigilia della festa, la notte e durante  i vespri pomeridiani.  L’ora di dar inizio alle feste era arrivata ma il musico non si era presentato e ciò inquietava gli abitanti di Canillo. Ma il povero suonatore di cornamusa non aveva alcuna colpa per il suo ritardo.

Si era messo in cammino per arrivare all’ora stabilita. Essendosi fermato vicino ad una fonte per bere, aveva udito dei latrati di lupo ed era fuggito per mettersi in salvo.

Inseguito dal branco si era rifugiato su un albero  e lì con la sua cornamusa suonò melodie tristi, così tristi che i lupi fuggirono. Sceso dall’albero, riprese la strada suonando sempre musiche tristi per tener lontane le belve. Quanto gli abitanti di Canillo  lo videro e udirono la mesta musica, pensarono che fosse ubriaco. Dopo le spiegazioni, la festa incominciò e si risolse in un successo.

 

Il pino di Marginedda

 

2004 (595)  

Leggende:

Il castello di Saint Vincent  Per intercessione del vescovo di Urgell, i signorotti della regione erano stati pacificati e tutti avevano sottoscritto un patto.  Tra le molte questioni trattate c’era quella della torre costruita a Santa Coloma il cui conte e i suoi soldati potevano disporne finché avessero osservato i patti firmati. Ma non fu così e gli andorrani, per quanto facessero, non riuscirono a farli rispettare.

Poiché con la forza non riuscirono ad ottenere nulla, usarono l’astuzia.  In una notte senza luna tutti gli abitanti della valle, uomini, donne e bambini, si riunirono ai piedi del castello, suonando corni da caccia e  facendo un gran baccano. Poi ciascuno cominciò a radunare il suo gregge ad attaccare delle grosse fascine alla coda degli animali, a dar loro fuoco e a marciare verso il castello.  Gli assediati, vedendo quell’esercito seguito da un mare di fiamme, disperarono di poter resistere e si arresero incondizionatamente.  Conquistato il castello, gli andorrani celebrarono la vittoria.

2005 (606) 

Leggenda:

Il porto del topo. La leggenda risale al periodo in cui i pastori vivevano sul Picco di Soucarranne e Caraoussans, vicino alla zona dell’attuale Port del Rat. Una pastorella, la bella Soucarra,  andò a trovare un orco che, innamoratosi di lei, la chiese in moglie. Per dimostrarle le sue doti magiche l’orco si trasformò in topo. Ma era una preda troppo ambita per il gatto della pastorella … che se lo mangiò.

 2006   (626)

Leggenda:

La caverna dell’orso. L’orsa e i piccoli all’ingresso della caverna.

 

2007  (636)

Leggenda:

Il testamento del lupo.

2008

Leggenda:

Il tesoro della Fonte del Manego.

 

2010 Europa Libri per bambini

 

Andorra

La dama bianca

Andorra

Leggenda  di Merixtel

Andorra

La croce a 7 bracci

Andorra

Fonte di Esmelicat

Andorra

Lago di Engolaster

Andorra

Pino della Marginedda

Andorra

Castello di S. Vincent

Andorra

Suonatore di Ordino

Andorra

Andorra

Fondazione di Andorra

Andorra

La tana dell’orsa

Andorra

Il tesoro della fonte el Manego

Andorra

Il porto del topo

Libri per bambini

 

 

 

 

ANDORRA SPAGNOLA

 

1997 (243) 

Leggenda:

L’Orsa e i contrabbandieri   Si racconta che un gruppo di contrabbandieri con le gerle piene di merce da contrabbandare dovevano attraversare la foresta e guadare un fiume. Le recenti piogge avevano però fatto ingrossare il fiume e il passaggio era impossibile. Ad un tratto uscì dalla foresta un’orsa seguita dai suoi cuccioli. L’animale, trovatasi di fronte al fiume in piena,  non si perse d’animo. Sradicò un enorme albero e lo gettò da sponda a sponda,  creando un passaggio per sé e per in suoi piccoli. Ovviamente anche i contrabbandieri ne approfittarono. 

 

2010 Europa Libri per bambini 

Andorra Spagnola

L’orsa e i contabbandieri

L’orsa e i contrabbandieri

Libri per bambini

 

 

 

ANTILLE OLANDESI

 

1967  (374/7) 

Fiabe:

La principessa col naso lungo.  La tartaruga e la scimmia. Il ragno e la tigre. Il re in pallone. 

 

 

La principessa col naso lungo

Il ragno e la tigre

Il ragno e la tigre

Il re in pallone

 

ARGENTINA

 

2004  (2482/5)  

Leggende:

El Pehuen. 

Una leggenda della tribù Mapuche narra che “il  Il dio  Nguenechén donò alla “gente della terra” i grandi boschi di araucarie (pehuén), alberi sacri con cui gli aborigeni conversavano, a cui offrivano doni e confessavano le loro cattive azioni. I frutti non venivano utilizzati perché si credeva fossero velenosi, ma soprattutto perché erano considerati proprietà esclusiva del dio. Quando arrivò una grave siccità e con essa una grande scarsezza di alimenti, la gente dovette cibarsi di radici, erbe, foglie... Si era alla fame, vecchi e bambini morivano come mosche. Un giorno, un giovane allo stremo delle forze incontrò un anziano dalla gran barba bianca.

 “Hai fame.

“Tanta! Tutta la tribù muore di fame”

“Mangia i pinoli dell’araucaria!”

 “I frutti dell’albero sacro? Non si può. E poi sono velenosi!”

 “Mangiali e falli mangiare, sono un dono di Nguenechén”. E sparì.

Il giovane raccolse allora una gran quantità di pigne usando il suo poncho come un sacco e le portò al cacique, raccontandogli quanto gli era successo. “Mangeremo il frutto dell’albero sacro, poiché è un dono di Nguenechén”, sentenziò il Jefe.

Da allora i mapuche si nutrirono dei pinoli, che si rivelarono più sostanziosi della carne. Il pericolo della morte per fame era debellato. Non solo. Con i pinoli impararono a fare il chahuí, una forte bevanda fermentata. Inoltre da allora, ogni mattina, appena usciti dalla ruca (casa) si riuniscono a pregare rivolti al sole, con in mano un pinolo o un rametto di araucaria:

“A te dobbiamo la nostra vita, ti ringraziamo, o nostro Padre, che non faccia morire gli alberi di araucaria, che si propaghino come si propagano i nostri discendenti, la cui vita ti appartiene tanto quanto ti appartengono gli alberi sacri”. 

Un’altra leggenda dice che il Pehuen era un minuscolo Troll (genietto dispettoso malefico) che si divertiva a giocare scherzi agli uomini

La Yacumama.  La Yacumama è la madre delle lagune. Quando muore o le abbandona queste vengono invase dalla vegetazione arborea e scompaiono. Nei monti che circondano le paludi vivono i diavoletti chiamati Syhapshico o Chullachaqui, i quali possono trasformarsi in uomini sotto forma di nani.    

La Pachamama. La Pachamama è la madre della Terra, sposa di Pachamac il dio del cielo. Rimasta vedova con un figlio e una figlia errò tra i monti e si imbatté  in un uomo, Wakon, che tentò di sedurla. Respinto, uccise la donna e se ne cibò.  I figli vendicarono la madre e Pachamac, dall’alto dei cieli, approvò la loro vendetta e trasformò i figli nel Sole e nella Luna. La Pachamama o  Mama Pacha era la Madre Terra dei chincha del Perù. Era addetta alla sorveglianza delle colture e dei raccolti. Qualcuno la descrive come un grosso drago che causa i terremoti. Il dio supremo Pachacamac nacque da lei. Viene anche considerata come sua sposa

La defunta Correa. Lungo alcune strade della pampa sono stati innalzati altarini dedicati alla Defunta Correa.  Una leggenda racconta  la  tragica morte di una donna. Vedendo che il marito non ritornava a casa, si mise alla sua ricerca. Con sé portò la bimba di pochi mesi. Essendosi dimenticata di portarsi dietro dell’acqua, camminando per giorni sotto il sole cocente,morì disidratata. Non così la bimba che, invece, sopravvisse attaccata al suo seno.

 

El Pehuen

La Yacumama

La Pachamama

La Defunta Correa

 

ARMENIA

 

1994  (205/8)

Mitologia:

Shivini.  E' la madre di tutti ed è la protettrice del focolare domestico, degli innamorati e dei bisognosi, a lei ci si rivolge per avere un figlio e per guarire da una malattia.
Chi è devoto a Shivini cerca soprattutto armonia e serenità.

Tayshabha, dio degli elementi.  Khaldi, Dio supremo.  Emblema dell’Anatolia.

 

1997 

Leggende:

Hayk

E’ il leggendario  fondatore della nazione armena. Figlio di Torgoma,visse a lungo presso la corte babilonese. Dopo l’ascesa al trono dell’arrogante Titanid Bel, Hayk emigrò e partì verso la regione dell’Ararat dove fondò il villaggio che da lui prese il nome, Haikashen. Titanid inviò uno dei suoi figli affinché lo convincesse a ritornare a corte, ma ottenne un netto rifiuto.  Il re allora decise di costringerlo con la forza e partì con un esercito.  Hayk, avvertito, radunò i suoi guerrieri sulle rive del lago di Van.

Nella battaglia decisiva di Dyutsaznamart, nelle vicinanze del lago Van,  combattuta nell’agosto del 2492 a.C. avvenne lo scontro durante il quale Hayk uccise il re nemico con una freccia.

E' anche il nome armeno della costellazione di Orione.

La canzone di Vahag  Il drago assassino Vahag era una divinità armena. In un primo tempo formava una triade con  Aramazd ed Anahit. Quando le idee di Zoroastro cercarono di mutare il pantheon armeno il culto di Vahag rimase.   Vahag combatté e vinse alcuni draghi ottenendo così il titolo di cacciatore di draghi.  È stato invocato come dio del coraggio e identificato con il greco  Herakles. Era inoltre un dio-sole,  rivale di Baal-shamin e Mihr.

 

 2000  (334/5) 

Fiabe:

L’oca decapitata.  Il re e il venditore ambulante   

Shivini

Tayshaba

Emblema armeno

Khaldi

Hayk

Vahag

L’oca decapitata

Il re e il venditore ambulante

 

 

 

2010 Europa Libri per bambini

 

AUSTRALIA

 

Il misterioso ed affascinante mondo della tradizione orale aborigena è oggetto di studi e ricerche da parte di molti scrittori e studiosi australiani. Tuttavia molte delle loro storie e leggende rimarranno probabilmente per sempre gelosamente custodite dai discendenti delle varie tribù, riluttanti a raccontare i loro segreti all'uomo bianco che per secoli li ha emarginati, sfruttati e cacciati dalle loro terre. Come spiega A.W.Reed nel suo libro Aboriginal myths, legends and fables, le tipologie di storie tramandatesi nel corso dei millenni che conosciamo possono riassumersi in Miti, Leggende e Favole (queste ultime sono semplicemente le storie raccontate nelle caverne, senza nessuna particolare nozione sulla storia tramandata dalle singole tribù).    I Miti sono storie che trattano l'origine del mondo e della natura, e si dividono in:

- Miti della creazione (come è nato il mondo);   Miti degli antenati (come sono stati creati i nostri antenati);  Miti del Gran Padre (chi è e come ha operato il creatore di tutte le cose)

I miti del Gran Padre, sicuramente influenzati dagli insegnamenti dei primi missionari giunti in Australia intorno alla prima metà del 1800, narrano di una figura superiore, il Padre, che viene affiancato dal Figlio per realizzare sulla terra i desideri divini. Ogni tribù ha attribuito un nome specifico al Padre ed al Figlio: Baiame e Daramulun (tribù ya-itma-thang degli altopiani e regioni del sud-est); Nooralie e Gnawdenoorte (tribù della regione del fiume Murray); Mungan Ngo.ur e Tundun (tribù Kurnai del Queensland); Bunjil e Bimbeal (tribù Kulin e Wotjobaluk); Ern-mehial e Wirtin-wirtin-jaawan (tribù Mara del Western desert).

Le Leggende narrano le gesta degli antenati, ritenuti un incrocio fra animali e uomini, e degli effetti delle loro azioni sulla "motherland"; le tipologie di antenati comprendono: - i rettili (protagonista fra tutti il Rainbow Snake ritenuto simbolo della pioggia e della fertilità); gli abitanti degli alberi (i Koala e gli Opossum);  i coccodrilli;  i corvi; altri animali (canguri, wallabies…)

 

1994   (1375/8)  

Mitologia australiana:

Il Bunyip  Mugghiante mostro acquatico delle leggende aborigene, che si crede portatore di malattie. Vive nelle buche d'acqua, nelle paludi, nei laghi e nei fiumi dell'entroterra australiano. È una creatura pressappoco delle dimensioni di un vitello e ha bisogno di acque tranquille per poter vivere. A meno che non si interferisca con le sue fonti di cibo, il bunyip è solito lasciare in pace gli esseri umani. Tuttavia, in caso di necessità, ha la forza di trascinare una persona in acqua e farla annegare. Il nome deriva da una parola aborigena che significa "diavolo" o "spirito". La scienza tende a considerarlo alla stregua di animali poco conosciuti, come le foche, i cui versi sono scambiati per le grida di tarabusi.

 

1997  (1604/7)

Leggende:

Dumbt the Owl. The two Wikky Willies. How Brolga.  Became a Tuggan-Tuggan 

 

2002  (2059/64)

Mitologia australiana:

La foresta tropicale magica.  Gli esseri fantastici che la popolano

 

Vari tipi di  Bunyip

Vari tipi di  Bunyip

Vari tipi di  Bunyip

Vari tipi di  Bunyip

Dumbt the Owl.

wo Wikky Willies

How Brolga.  

Tuggan-Tuggan 

Esseri della foresta magica.

Esseri della foresta magica

Esseri della foresta magica

Esseri della foresta magica

Esseri della foresta magica

Esseri della foresta magica

 

 

 

AUSTRIA

 

1926 (368/73)  1981  (1495) 

Leggenda:

I Nibelunghi.   

Sul principio del secolo tredicesimo venne composto nella regione danubiana un poema narrativo di 2300 strofe circa dal titolo Die Nibelunge Not, poi mutato in Die Nibelunge Lied. Il poema tratta del tradimento di cui è vittima l’eroe Sigfrido e della vendetta di sua moglie Crimilde. L’autore del poema è ignoto. Si tratta di una leggenda fiorita tra il popolo e tramandata oralmente, arricchendosi col passar degli anni di sempre nuovi episodi. Il poema può essere diviso in due nuclei: il primo racconta le vicende di Sigfrido che aiuta Gunter a conquistare la forte Brunilde, ottenendo in cambio la mano della sorella Crimilde e di come viene ucciso dalla offesa Brunilde. La vicenda si svolge a Worms sulle rive del Reno. 

Il secondo nucleo si svolge a Etzelburg, nella reggia di Attila, sulle rive del Danubio, e narra  della vendetta della spietata Crimilde, divenuta moglie del capo degli Unni, contro i propri fratelli e contro Hagen uccisore di Sigfrido.

All’epica germanica si ricollegano altri poemi e saghe come il poema scandinavo dell’Edda, la Wolsungasaga  anch’essa scandinava. Ed è anche attraverso questi poemi che si può ricostruire la forma antica della leggenda.

Sigfrido (che nelle fonti nordiche viene chiamato Sigurd) giunge presso i Gibichunghi e diviene loro fratello d’armi. In un’avventura segue Gunter che ha deciso di conquistare Brunilde, la vergine che vive in un castello splendente, circondato per incantesimo da una barriera di fuoco. Brunilde apparterrà solo a chi riuscirà a superare indenne la barriera. Gunter tenta ma non vi riesce.   Allora Sigfrido, assunto l’aspetto di Gunter, passa oltre la barriera di fiamme, conquistando così la mano di Brunilde. Ma fedele alla parola data, giace per tre notti con la donna ma sul letto, tra lei e la donna, pone la sua spada perché non   vuole tradire Gunter. Sigfrido si limita a togliere a Brunilde un anello, che poi ha l’imprudenza di farne dono a Crimilde (Gudrun nelle saghe nordiche) divenuta sua sposa. Mentre un giorno le due regine si bagnano nel fiume, scoppia una contesa e Brunilde viene a conoscenza dell’inganno e che a conquistarla era stato Sigfrido e non Gunter. I Burgundi e il feroce Hagen, loro maestro d’armi, decidono di sopprimere Sigfrido che viene ucciso durante una caccia, colpito nell’unico punto vulnerabile del suo corpo. Il corpo viene riportato nel suo letto a fianco della moglie dormente. Quando questa si sveglia si trova immersa nel sangue dello sposo. Solo più tardi Brunilde, dopo aver proclamata l’innocenza di Sigfrido  rimasto sempre fedele alla moglie, si toglie la vita.

 Nel poema Edda si trova anche un’altra storia su Sigfrido e l’oro maledetto conquistato dall’eroe. Narra che i tre dei Odino, Loki e Hönir giungono ad una cascata dove nuota una lontra. Loki la uccide con una sassata e le toglie la pelle. La sera pernottano presso un  contadino, gli mostrano la pelle e questo riconosce in essa la pelle di suo figlio trasformato in lontra per incantesimo. Chiama i suoi figli Fafnir e Regin e fa prigionieri i tre stranieri, i quali promettono di riscattarsi ricoprendo la pelle con oro. Loki viene inviato alla ricerca e trova l’oro, rubandolo al nano Andvari, unitamente ad un anello magico che il nano vorrebbe tenere per sé. Mentre Loki si allontana il nano scaglia una maledizione sull’oro. Ritornato nella capanna dove si trovano prigionieri i suoi amici, il contadino fa notare che non tutta la pelle della lontra è coperta dal biondo metallo. Un pelo è rimasto fuori per cui chiede anche l’anello. Fafnir e Regin, i due fratelli, vedendo tutto quell’oro se ne impadroniscono, uccidendo il padre. Poi  Fafnir, tramutatosi in drago, ruba a sua volta il tesoro al fratello e si reca nella selva Gnithaide per nasconderlo. Regin allora ricorre a Sigfrido per vendicarsi e Sigfrido uccide il drago, Regin gli toglie il cuore per cibarsene e lo arrostisce. Incautamente Sigfrido  tocca con un dito il grasso gocciolante e per il bruciore se lo mette in bocca. All’improvviso si accorge di riuscire a comprendere il linguaggio degli uccelli i quali gli comunicano che Regin ha intenzione di ucciderlo. Sigfrido lo precede, lo uccide e si porta via il tesoro cavalcando il suo cavallo Grani.

Dopo la conquista del tesoro si reca dalla Walkiria Brunilde cui giura fede eterna. Ma giunto alla corte del Reno dove regnano Gunter , Hagen e Gernot, gli viene dato da Crimilde il beveraggio magico della dimenticanza, e così manca alla fede giurata a Brunilde.

Questa leggenda, oltre alla fantasia, può avere un riscontro storico. È, infatti, da tener presente che nel 437 i Burgundi subirono una sconfitta da parte degli Unni. Nel 453 il capo degli Unni fu ucciso nel letto accanto alla propria consorte germanica Hidiko. Situazione sfruttata da qualche poeta e inserita nella leggenda.

Un altro aspetto della leggenda lo si trova ancora nell’Edda dove ricompaiono gli eroi precedenti in nuove avventure.

I Gibichunghi, dopo la morte di Sigfrido, hanno dato in sposa Crimilde ad Attli (Attila) re degli Unni. Il tesoro di Sigfrido è rimasto nelle mani dei Nibelungi. Hagen e il fratellastro Gunner, figlio della stessa madre e di una creatura semidivina, l’hanno celato in un posto sicuro in fondo al Reno. Attila invita i due cognati a corte con l’intenzione di farsi svelare il nascondiglio. Hagen vorrebbe respingere l’invito ma, per non essere tacciato di codardia, parte con Gunner e altri due fratelli, Nel viaggio la sorella cerca di  metterli in guardia, ma il monito arriva tardi e quando al banchetto in loro onore Attila chiede dove si trova il tesoro, non rispondono e vengono assaliti dai guerrieri Unni. I due fratelli nel difendersi rimangono uccisi. Hagen fa strage attorno a sé ma viene legato. Gunter, messo in ceppi, dice che non rivelerà nulla finché il fratello sarà in vita per cui Attila fa strappare il cuore a Hagen che muore ridendogli in faccia. Nel vedere il cuore del fratello Gunter esulta perché ora sa che il tesoro non verrà mai trovato. Attila lo fa gettare in una fossa di serpenti velenosi che l’eroe tiene a bada col suono di una lira fornitagli dalla sorella. Ma alla fine viene morso. Dopo la morte dei fratelli  gli Unni banchettano e Crimilde offre allo sposo una vivanda da lei confezionata. Dopo che Attila ha mangiato, gli svela di avergli servito il cuore dei suoi figlioletti da lei stessa trucidati Tutti piangono. Solo la madre non ha lacrime. In seguito, dopo che Attila si è addormentato, Crimilde lo trafigge con la spada, appicca il fuoco alla grande sala e muore essa stessa insieme a tutti gli unni presenti.

 

Sigfrido e il drago

Gunter verso iserland

 

Brunilde e

Grimilde

Hagen e le ondine

Bechelaren

Dietrich e Hagen                             

Dai Nibelunghi  (incisione)

Boemia e Moravia (109)

 

Isole Faeroer 1998 (322/5) 

La ballata di  Brunilde

Isole Faeroer 1998 (322/5) 

La ballata di  Brunilde

Isole Faeroer 1998 (322/5) 

La ballata di  Brunilde

Isole Faeroer 1998 (322/5) 

La ballata di  Brunild

Germania 1933 (470/78)

I Nibelungi

Germania 1933 (470/78)

I Nibelungi

Germania 1933 (470/78)

I Nibelungi

Germania 1933 (470/78)

I Nibelungi

Germania 1933 (470/78)

I Nibelungi

Germania 1933 (470/78)

I Nibelungi

Germania 1933 (470/78)

I Nibelungi

Germania 1933 (470/78)

I Nibelungi

Germania 1933 (470/78)

I Nibelungi

Vedi anche

 URUGUAY 2001 (1959/62)  4 valori

 Si riferiscono a quattro opere di Wagner

 

 

   

1936  (485) , 1985 (1659), 1999 (2112)

Leggenda:

San Martino

Martino, nato in Pannonia, l’odierna Ungheria nel 316 circa, era figlio di un tribuno militare il quale in seguito fu trasferito nella guarnigione di Pavia dove il ragazzo trascorse la giovinezza. Ancora giovane si arruolò nella Guardia imperiale  romana. Inviato alla guarnigione di Amiens, ricevette il battesimo e fu ad Amiens che avvenne l’episodio per il quale è universalmente noto.

Durante un inverno freddissimo, avendo incontrato un mendicante tremante dal freddo e ricordandosi di una frase da lui udita durante la tosatura di una pecora “aveva una tunica e ne ha donata una a chi non ne aveva”, mise in atto l’atto cristiano di prendere il suo mantello, di tagliarlo in due e di donarne una parte al mendicante. In sogno vide Gesù che, avvolto nella metà del suo mantello, gli sorrideva. Dopo quell’atto, il tempo allora freddissimo, accadde che per alcuni giorni la temperatura si facesse mite, come all’inizio  della stagione estiva. Dall’episodio è nata la locuzione popolare ‘l’estate di S.Martino’, che cade intorno alla metà di novembre.

Abbandonato l’esercito, si recò a Poitiers da Sant’Ilario che lo ordinò esorcista e in seguito lo consacrò sacerdote. Tornò in Pannonia e convertì la madre al cattolicesimo. Combatté gli Ariani,  venne in Liguria nell’isola della Gallinara, andò a Roma e poi tornò a Poitiers dove poté darsi alla vita contemplativa nel convento di Ligugé. 

Venuto a mancare il vescovo di Tours, lo si mandò a chiamare con la scusa di curare un malato, ma il malato altro non era che la diocesi che abbisognava di molte cure. Nel 370 fu consacrato vescovo. Dovette lasciare la vita monastica per dedicarsi alla conversione dei Galli, per assistere le popolazioni della Francia, per pacificare ariani e ortodossi, per contrastare i poteri civili che volevano intromettersi in quelli religiosi. Fece costruire chiese rurali; fondò numerosi monasteri tra i quali quello di Marmoutier, presso Tours, che divenne la sua abitazione abituale.

Formidabile lottatore, instancabile missionario, sempre vicino ai bisognosi e ai perseguitati, disprezzato dai nobili, malvisto anche da una buona parte del clero, egli resse la diocesi di Tours per 27 anni in mezzo a contrasti e persecuzioni. Fu falsamente accusato da un suo prete di nome Brizio, ma non se ne preoccupò. Parlando dell’episodio era solito dire: “Se Gesù ha sopportato Giuda, perché io non dovrei sopportare Brizio. “

Negli ultimi anni, stremato di forze e ammalato, pregava:“Signore se sono ancora necessario al tuo popolo, non mi rifiuto di soffrire. Altrimenti, venga la morte.”

 Morì a Candes, Turenna nel 398. Si sdraiò sulla cenere, cinto da un cilicio, ricusando ogni altra copertura e disse ai suoi monaci: “Un cristiano non può morire in altra maniera.”

La fonte più attendibile della sua vita, arricchita di fatti miracolosi, è la Vita di San Martino compilata dal suo discepolo Sulpicio Severo. La sua tomba a Tours fu meta di numerosi pellegrinaggi. La sua fama in Francia fu enorme tanto che fu invocato come primo Patrono del paese. È considerato anche il patrono dei soldati. La sua festa è l’11 novembre.

Ricchissima la sua iconografia in quadri e statue dove viene raffigurato a piedi o su un cavallo bianco, meno frequente in abiti vescovili. Lo troviamo in molte cattedrali (Tours, Chartres, Bourges, Auxerre, Beauvais, Assisi dove lo dipinse Simone Martini,  Bruxelles,  Liegi). Numerosi i pittori del passato che illustrarono la sua figura, puntando sull’episodio più noto: la divisione del mantello col povero.

 

Austria

Belgio1910,1911,19346,1941, 1942,1943,1944

Belgio

 

Belgio

Belgio

Belgio

Belgio

Belgio

Belgio

Belgio

Belgio

Belgio

Belgio

Belgio

Belgio

Francia 1960 (1224)

Francia 1997 (3062)

Germania 1984 (1065)

Germania Occ.Franc. 1948

Liechtenstein 1967  (452/6)

Lussemburgo 1980

Suriname 1967  (452/6)

Suriname

Suriname

Ungheria 1972

Yemen 1969

Cecoslovacchia1972 (1944), 

Cecoslovacchia1972 (1944), 

Kathiri State 1967 (Mic. 113

 

Quaiti State 1967 (161)

1947  (681) 

Mitologia:

La ninfa Egeria.  

Nella mitologia romana è una delle ninfe Camene, che, secondo la leggenda, fu amante e consigliere ed in seguito moglie del re Numa Pompilio.  Quando il re morì, Egeria si sciolse in lacrime, dando vita ad una fonte, che divenne il suo luogo sacro, e che la tradizione identifica con la sorgente esistente presso la Porta Capena, vicino Roma.  Ad Egeria venivano offerti sacrifici da parte delle donne incinte per il buon esito del parto. Il culto di Egeria, in associazione con quello di Diana, era praticato ad Ariccia.

 

1961 (937), 1968 (1106) ),  1951 (330 Pacchi postali) 

Mitologia:

Mercurio.

In latino Mercurius, in greco Hermes, è il nome del dio dell'eloquenza, del commercio e dei ladri. La sua bacchetta, il Caduceo, è divenuta simbolo della medicina. Essendo il messaggero degli dei viene spesso raffigurato con le ali ai piedi.  Nella mitologia romana Mercurio rappresenta il dio degli scambi, del profitto e del commercio, il suo nome latino probabilmente deriva dal termine merx o mercator, che significa mercante. A Roma, un tempio a lui dedicato, venne eretto nel Circo Massimo sul colle Aventino, nel 495 a.C.

Nella mitologia greca Mercurio (Hermes), figlio di Giove e della ninfa Maia, era il messaggero degli dei, dio protettore dei viaggi e dei viaggiatori, della comunicazione, dell'inganno, dei ladri, dei truffatori, dei bugiardi, delle sostanze, della divinazione. Tra gli altri ruoli, Hermes era anche il portatore dei sogni e il conduttore delle anime dei morti negli inferi.

 

1964  (989) 

Mitologia:

Atena

Nella mitologia greca, Atena (greco: θην, Athēnâ, o θήνη, Athénē; dorico: σάνα, Asána), figlia di Zeus e della sua prima moglie Metide, era la dea della sapienza, particolarmente della saggezza, della tessitura, delle arti e, presumibilmente, degli aspetti più nobili della guerra, mentre la violenza e la crudeltà rientravano nel dominio di Ares.  La leggenda vuole che sia nata dalla testa di Giove. Un giorno in cui il re degli dei soffriva di un atroce mal di testa, chiese che gli fosse praticata una incisione   nel cranio.  Appena aperto, Atena balzò fuori armata di tutto punto.

  

 

Austria1947 (691)

La Ninfa Egeria

Austria 1961  (937)  1968 (1106),  1951 (330 Pacchi postali) Mercurio

Austria 1961  (937)  1968 (1106),  1951 (330 Pacchi postali) Mercurio

Austria 1961  (937)  1968 (1106),  1951 (330 Pacchi postali) Mercurio

Austria 1961  (937)  1968 (1106),  1951 (330 Pacchi postali) Mercurio

Austria 1961  (937)  1968 (1106),  1951 (330 Pacchi postali) Mercurio

Austria 1961  (937)  1968 (1106),  1951 (330 Pacchi postali) Mercurio

Austria 1961  (937)  1968 (1106),  1951 (330 Pacchi postali) Mercurio

Austria 1964 (989)

Atena

Filippine 1961  (P.A.

 

 

1969 (1118) 

 Leggenda:

 San Giorgio 

Su San Giorgio esistono diverse versioni. Una si trova nella Leggenda aurea  di Jacopo da Varagine il quale parla di Giorgio come di un semplice cavaliere errante, accorso in difesa dei pastori di Silena, una città della Libia, oppressa da un enorme drago.

Nella città di Lydda (l’odierna Lod, Palestina) si venerava la sua tomba all’inizio del VI secolo. Di lui non si  hanno notizie certe. La sua Passio favolosa risale al V secolo, ma già il decreto gelasiano la dice apocrifa. Per cui nei tre tipi di testimonianze degli Atti dei Martiri, va considerato nella terza fascia, tant’è vero che la sua festa, che cade il 23 aprile, nel 1960 venne dichiarata minore a causa dell’insufficienza di notizie certe sulla sua vita. La sua figura, comunque, è universalmente diffusa come dimostra la sua presenza nella filatelia.

San Giorgio, inoltre, è patrono di Genova e dell’Inghilterra dal secolo XIII.

Si racconta che sarebbe stato un soldato di Cappadocia, ufficiale della guardia dell’imperatore Diocleziano, martire a Nicomedia nel III secolo.  Fu protettore della cavalleria e il suo culto ebbe grande sviluppo nel periodo delle Crociate. Probabilmente a questo periodo risale la leggenda per cui ancora oggi è famoso. Racconta che il cavaliere Giorgio, per liberare una fanciulla prigioniera di un drago,  abbia affrontato e ucciso quest’ultimo.

A questo punto la leggenda cristiana si innesta sul mito.  S. Giorgio non combatte il dragone per liberare una fanciulla, non libera un popolo per diventarne re. Chiede al popolo di credere in Cristo e di accettare il battesimo cristiano. 

Le vicende di San Giorgio non terminano qui perché il santo si batté contro la persecuzione, sostenne i cristiani condannati al martirio. Venne pure lui condannato, torturato a lungo e decapitato.

Nella cultura inglese lo incontriamo nell’opera di E. Spenser The Faerie Queene /La regina delle fate. Nel primo libro dedicato al Cavaliere della Croce rossa (la cui allegoria è la santità) si possono leggere le vicende del cavaliere Giorgio e del drago.

Una leggenda parallela nacque in Cina ma al posto di un giovane soldato vi è una giovane guerriera.

In occasione dell’Anno del drago, sul n. 259 di ‘Cronaca Filatelica’, in un articolo di A.Landini così si leggeva:

“Secondo Kao Pao, scrittore famoso che visse ai tempi dell’imperatore Yuan Ti (a.D. 317-323) della Dinastia dei Chin, una specie di  mostruoso serpente, lungo più di una trentina di metri e con un diametro di circa tre metri, abitava una caverna, sulle montagne Tay-lin, nella provincia di Fukien. Questo serpente o drago che fosse incuteva terrore alle popolazioni vicine e gli indovini avevano proclamato che per propiziarselo era necessario offrirgli annualmente in sacrificio una giovinetta. Le autorità del luogo usavano a tale scopo le figlie dei condannati e degli schiavi. In un giorno fissato dell’ottava luna, dopo i debiti riti, la disgraziata fanciulla era portata all’imboccatura della caverna e, durante la notte, il drago usciva per divorarla.

Già nove vite erano state date in pasto al mostro. Si avvicinava il tempo del decimo sacrificio, ma non era possibile trovare la fanciulla che potesse essere immolata. L’imbarazzo era grave. D’un tratto ‘Chi’, la sesta figlia di un magistrato del luogo, si offerse, vittima volontaria, con grande costernazione dei suoi genitori, che fecero ogni sforzo per dissuaderla dal terribile proposito. La bella ‘Chi’, però,  non si smosse: diceva che non poteva arrecare alcuna utilità alla famiglia, alla quale non era che di peso, e che il dovere filiale la obbligava a sacrificare la sua esistenza. Sarebbe andata dal drago e nessuno  avrebbe potuto dissuaderla da tale proposito. Solo pregava che le fossero dati una buona spada e un cane allenato nell’attaccare serpenti.

Il fatale mattino, accompagnata dal cane e munita della spada e di una quantità di riso bollito con miele, si recò alla bocca della caverna, collocò il riso sul limitare e attese. Ed ecco che  il mostro apparve. I suoi occhi enormi lampeggiavano nell’oscurità. Si avviò verso la fanciulla che impavida lo attendeva, attratto dall’odore del  miele, si arrestò per mangiare il riso. In quel mentre ‘Chi’ lasciò il cane, che si avventò alla mascella del mostro, mentre lei, con la spada, lo colpì ripetutamente con tutta la sua forza. Mortalmente ferito, il drago cercò di trascinarsi fino alla caverna, ma esausto morì prima di raggiungerla. La fanciulla vi entrò, raccolse pietosamente le ossa delle nove vittime che l’avevano preceduta, e quietamente rientrò nella casa paterna. Sentito il valore della fanciulla, qualche tempo dopo il sovrano dello stato di Yueh la fece sua sposa e regina.” 

 L’iconografia, in particolar modo nei secoli XIV e XV, si impossessò della figura di San Giorgio per edificare ed esaltare le virtù cavalleresche e San Giorgio fu da allora raffigurato quasi sempre a cavallo con una lancia in mano mentre trafigge il drago. In piedi appare nei disegni dei pittori, Mantegna, Pisanello, Van Eyck, Crivelli, Donatello; a cavallo nella Cattedrale di Chartres, nei dipinti del Carpaccio, di Raffaello e altri.

Tale raffigurazione allegoricamente significa l’evangelizzazione della regione della Cappadocia , impersonata dalla principessa da lui salvata dal drago.

Anche la filatelia mondiale rese omaggio alla sua figura come lo dimostrano le numerose emissioni a lui dedicate.

                                                                                                                                                             

Austria 1969 (1118)

Belgio 1944 (657)

Bulgaria 1969,1997

Bulgaria 1969,1997

Bulgaria1969, 1997

Bulgaria1969, 1997

Creta 1900 (9)

Croazia 1992(25)

Lussemburgo 1980 (971)

Laos  1983

Cecoslovacchia 1946 (127)

Danzica 1921 (133)

Danzica 1921 (133)

Danzica 1921 (133/5)

Etiopia 1971(592)

Gambia 2000 (338 5A)

Germania

Germania 1961 (219)

Gibilterra 2003(1043)

Inghilterra 1929 (183)

Romania 1939 (570)

Romania 1971

(2667)

Grecia

1960 (705)

Cecoslovacchia  1946 (427)

Sierra Leone 2004 (3784)

Liechtenstein 1967 (438)

Italia 1997 (2350)

Italia 1997 (2350)

Italia (1340/1)

Italia (1340/1)

Malta 2003 (1248)

Malta 2003 (1248)

Malta 2003 (1248)

Malta 2003 (1248)

Malta 2003 (1248)

Russia 1914 (96), 

Spagna 1976 (1963), 

Svezia 1962 (495/6),

Città  del Vaticano  2003 (1322)

Costa d’Avorio 1978 (444)

Etiopia 1971 (592)

Laos 1983 (463)

Mauritania 1978 (395)

Paraguay 2002 (2846)

LIBERIA 2001

 

LIBERIA 2001

 

 

 

 

        

1974 (1278)

Leggenda:

San Michele 

Nella Bibbia, Vecchio Testamento, libro di Daniele, Michele è presentato come il capo supremo dell’esercito celeste in difesa del popolo d’Israele e posto alla custodia delle porte del Paradiso. Nel Nuovo Testamento è nominato nell’Apocalisse dove, a capo dei suoi Angeli conduce la lotta contro le potenze del male e le sconfigge.  Nel giorno del giudizio sarà a fianco dell’uomo. A lui sono dedicate le cappelle e gli ossari dei cimiteri.       

Un’altra rappresentazione tradizionale lo raffigura con le bilance per pesare il bene e il male. Per questo è anche il patrono dei commercianti, degli speziali, dei droghieri e di tutti coloro che fanno uso di bilance. Nella Lettera di san Giuda, dove è chiamato Arcangelo, è presentato in una contesa con il diavolo per il corpo di Mosè. Nell’iconografia è raffigurato in armatura, con la lancia in mano, mentre trafigge il diavolo. 

Austria

Bulgaria 1670

S.Vincent e Grenadines

 

1975  (1307) 

Leggenda: 

San Cristoforo  

Non si sa bene se il nome di Cristoforo (portatore di Cristo) abbia ispirato la leggenda o se la leggenda abbia giustificato il nome.   Sembra  che il suo nome fosse Reprobo, in altre versioni Adòcino. Era un uomo atletico, forte come un elefante e ambizioso. La sua aspirazione era di mettersi al servizio del re più potente del mondo. Si mise al servizio di un ricco che temeva un guerriero; passò dalla parte del guerriero che, a sua volta, temeva un re. Allora passò dalla parte del re; ma il re temeva il demonio e Cristoforo offrì i suoi servigi a quest’ultimo Solo che un giorno vide il demonio fuggire di fronte a una croce. Richiesta la ragione quello disse che Gesù lo aveva vinto. Allora si  mise alla sua ricerca. Da un eremita seppe che Gesù era solito servire i bisognosi e allora si mise a servire questi.  Durante la sua vita si recò in Cilicia dove convertì molte persone al cristianesimo.  La leggenda più popolare a lui legata racconta che Cristoforo aveva  stabilito la sua dimora in riva ad un fiume e che si fosse assunto il compito di traghettare i viaggiatori, trasportandoli sulle spalle da una riva all’altra e per ricompensa voleva solo una frase “Gesù ve ne renda merito.”. Un giorno traghettò un bimbo e si accorse che, quanto più procedeva nel fiume,  tanto più il peso del bimbo aumentava. Giunto in mezzo al fiume non riusciva più a procedere e la corrente stava per travolgerlo. E di bocca gli uscì una invocazione “Gesù, aiutami!”. Il bimbo gli sussurrò in un orecchio. “Va, Adocino, e non temere.” Così raggiunsero la riva sani e salvi.  Meravigliato, chiese al bimbo chi fosse e quello rispose: “Sono Gesù, colui che porta sulle spalle l’universo intero e tu oggi hai portato anche me”. E sparisce.  Da allora Reprobo assunse il nome di Cristoforo.

  Nel medioevo venne eletto protettore dei viandanti. La sua figura gigantesca veniva dipinta sulle pareti esterne delle chiese affinché i viaggiatori potessero vederla e pregare. In epoca moderna è diventato il protettore degli automobilisti. La sua festa cade il 25 luglio.

 

Austria

Germania Occ. Francese 1948 (779)      

Lettonia  2006

 

1997 (2041)  

Leggenda:

La castellana crudele di Forchenstein.  La leggenda è legata al castello di Burg Forchtenstein, situato a 20 chilometri da  Eisenstadt. Il famoso castello fu costruito nel XIX secolo e ampliato in seguito dalla famiglia Esterhazy che lo acquistò.

 2000 (2140) 

Leggenda:

La cavalcata delle streghe  Si potrebbe associare il francobollo alla figura di Holda, una divinità germanica la cui figura presenta molteplici analogie con quella della Dèa Frigg.

Molte sono le leggende su Holda e tutte legate a diversi aspetti della sua personalità . Viene descritta come misericordiosa, amante dei bambini, protettrice della famiglia, dei lavori femminili, dei lavori agricoli. E’ descritta come una donna anziana con denti lunghi e capelli aggrovigliati che viaggia in un carro (o porta un aratro), facendo visita agli spiriti dei nascituri.

Il lato scuro di Holda è evidente nel suo ruolo durante la 'Cavalcata delle Streghe' dove, in qualità di Regina, reclamava le anime dei bambini pagani per i vecchi Dèi.

1999 (2102) 

Leggenda:

La donna nera di Hardegg

 1997 (2055) 

Leggenda:

Il drago di Klagenfurt.  Narra una leggenda che la città sorse in mezzo ad una brughiera in cui viveva un drago che impediva ad ogni uomo di attraversarla.  Un gruppo di contadini, che avevano scelto proprio quella località per dissodarla e coltivarla, dovettero per prima cosa affrontare e uccidere il drago. Solo in seguito, attorno ai campi coltivati, sorse un gruppo di case che, col passare del tempo e con l’insediamento di altri lavoratori,  divenne una città.

 1997 (2041) 

Leggenda:

La ninfa del Danubio    Leggenda austriaca, fu portata sulle scene da Ferdinand Kauer, raccontata da E.T.A. Hoffmann e ricordata da Goethe nelle Affinità elettive.  Si narra che Hulda, ondina un tempo sedotta da Albrecht von Walsel e da lui dimenticata, decide di ostacolare le nozze che il fedifrago intende celebrare con Bertha. 

Hulda chiede ad Albrecht di passare con lei tre giorni all’anno e  convince Bertha ad adottare la piccola Lilli nata dai suoi amori con Albrecht. Non contenta, crea continui imprevisti, ma alla fine scompare in una grotta portando con sé l’amato.

 1998 (2069/70) 

Fiabe:

Augustin.

Il Pifferaio di Hamelin.  Leggenda austriaca.  Un misterioso pifferaio avrebbe nel 1284 liberato la città di Hamelin (in altra versione Korneuburg) invasa dai topi dietro la ricompensa di mille ghilder.  Non avendo ricevuto la somma pattuita, il pifferaio, suonando il suo piffero magico attirò tutti i bambini della città nella grotta di una vicina montagna dalla quale più nessuno uscì vivo. Una variante dice che si salvò solo un bimbo zoppo che non aveva potuto tenere il passo con i compagni e restò fuori quando l’apertura della grotta si chiuse. Alcuni sostengono che la leggenda sia collegata alla Crociata dei Bambini che nel 1212 partì verso la Terrasanta e dalla quale nessuno fece più ritorno.   La leggenda venne ripresa dal poeta inglese Robert Browning che la raccontò in versi sotto il titolo Il pifferaio variopinto di Hamelin. 1998 (2086) 

Leggenda:

S. Corrado   Corrado era giunto alla Cattedra vescovile da una famiglia feudale, quella dei conti di Altdorf. Fin da ragazzo era stato affidato al vescovo di Costanza affinché fosse da questi istruito ed educato e non meraviglia se in seguito divenne vescovo di quella città. Ma prima aveva compiuto tre viaggi in Terrasanta a Gerusalemme, superando pericoli e insidie da parte dei Mussulmani e dei pirati.  Resse la sua diocesi per oltre quarant’anni durante i quali provvide a far edificare chiese e conventi. Si liberò di tutti i suoi beni che donò ai poveri.  Era già vecchio quando accompagnò l’imperatore Ottone I nel 962 in visita a Roma dal Papa. Tredici anni dopo moriva. Viene festeggiato il 26 novembre.

1999 (2119), 2008    

Leggenda:

Santa Notburga   Leggenda austriaca.  Santa tirolese. Notburga era una serva alle dipendenze di un signorotto tirolese.  Tra le sue mansioni vi era quella di cuoca e il cibo che avanzava lo distribuiva ai poveri.  Ma la padrona le ordinò di darlo ai porci. Notburga disubbidì. Un giorno venne sorpresa dal padrone mentre portava il cibo a una povera famiglia. Le chiese che cosa avesse nel paniere e lei rispose “Trucioli”. Il padrone controllò e trovò effettivamente trucioli.  La padrona morì, ma ogni notte ritornava nel porcile sotto forma di porco. Il padrone la fece evocare e la moglie disse che quello era il suo castigo per aver tolto il cibo ai derelitti.  Il padrone permise a Notburga di pensare ai poveri. Prima della sua morte la santa chiese di essere messa su un carro tirato da due buoi e di lasciarli liberi. Dove si fossero fermati lì avrebbe dovuto essere sepolta. Si fermarono in cima ad un colle dove oggi sorge una chiesa a lei dedicata.

 1999 (2129) 

 

 

Leggenda:

La scoperta dell’ Erzberg. Alla montagna, dove ora sorgono alberghi e dove si praticano cure termali, è legata la leggenda del Genio delle acque. A quanto si racconta le acque termali dei bagni di Bad Bleiberg sgorgano da un lago sotterraneo avvolto nel mistero, e proprio attraverso il loro viaggio segreto attraverso gli strati rocciosi, in particolare dolomiti, scisto e calcare, le acque si arricchiscono di oligoelementi che vanno a costituire l’essenza della loro forza benefica.

2000 (2132)  2005  (2343

Leggenda:

Il basilisco di Vienna.  Al n. 7 di Schonlaterngasse (Vienna) si trova una torre gotica del XIII sec. la cui fontana ospitò un tempo un basilisco, un mostro maleodorante i cui contorni sono ancora visibili nello stemma che venne inserito sulla facciata della torre. Una mattina del 1212 una giovane aiutante panettiere, recatasi ad un pozzo per attingere acqua avvertì salire dal fondo un odore nauseabondo. Corsa dal padrone questi, seguito dal personale, si recò al pozzo e guardò in fondo. Ne ebbe il fiato mozzato e svenne.  Un aiutante panettiere volle farsi calare nel pozzo ma dovette subito riemergere per l’orrendo puzzo. Riuscì solo a dire di aver visto una bestia orribile con la testa di gallo, una cresta sormontata da una corona d’oro, con le zampe di rana. Un basilisco. Un esperto disse che l’unico modo per liberarsene era quello di mettere davanti all’animale uno specchio,  fatto non di vetro, ma di metallo tirato a lucido. Il panettiere ne possedeva uno, ma non se la sentiva di calarlo dentro il pozzo.  Ci pensò il giovane che, resistendo al puzzo, attaccò lo specchio ad un bastone e lo rece calare dentro il pozzo. Non dovette attendere a lungo perché si udì un rumore spaventoso. Il basilisco, inorridito del proprio aspetto, emise un terribile grido e cadde morto, pietrificato. Il pozzo fu ricoperto, ma il basilisco non fu dimenticato perché il panettiere lo mise nell’insegna del suo negozio.  

 2000  (2156) 

Leggenda:

Il supplizio della pagnotta

 

2010 Europa Libri per bambini

La castellana di Forkenstein

La cavalcata delle streghe

 La donna nera di Hardeg

.

 Il drago di Klagenfurt

La ninfa del danubio

Augustin

Il pifferaio di Hamelin

San Corrado

Santa Notburga

Santa Notburga

La scoperta dell’Ezbergg

Il basilisco di Vienna

Il supplizio della pagnotta

La strada del basilisco di Vienna

Germania  1978 ( 819)

Ungheria 1959 (1333)

Libri per bambini

     

 

AZERBAIGIAN

 

1998 (369) 

 Baxram uccide il drago

 

2010 Europa Libri per bambini

          

 

AZZORRE

 

1997 (134) 1 foglietto. Leggenda:  L’Isola delle sette città. 

Si racconta che sette vescovi, sfuggiti ai Mori che avevano invaso il Portogallo, si imbarcarono con i loro fedeli da Porto e, navigando verso occidente, approdarono in un’isola sconosciuta. Sbarcati, bruciarono le navi  perché a nessuno venisse l’idea di ritornare.  Uno dei sette, esperto in arti magiche, gettò sull’isola un incantesimo:  nessuno avrebbe potuto sbarcare se prima i Cristiani non avessero sconfitto i Mori e liberato il Portogallo. Ogni vescovo costruì con la sua gente una città. Per tal motivo l’isola venne chiamata delle Sette Città. Oggi ha il nome di S.Miguel.

 

2010 Europa Libri per bambini

Azzorre

    

La leggenda delle sette città

 

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