TAGIKISTAN

 

1993   (24/26 + BF 2) 

Sha-Nama  (Poema)

 

 

2001  (167/8 + fog. 30)

Miti:

2700 anniversario dell’ “Avesta”, il libro santo dello zoroastrismo. 

Divinità: La dea Anahita.  Un sacerdote.  La dea Haoma. Il dio Farroh. Il dio Surush. La dea Din.

 

 

 

2006  (361/9)  

Favole:  Il paesano e l’orso. I tre fratelli. Bogatyr Iradj uccide un drago Il lupo d’oro.

 

 

THAILANDIA

 

 

1952/54  (P.A.20),   1963  (403/4), 1973   (639)

Mitologia:

Il dio Garuda.

 

1973  (670/3) 

Personaggi di racconti fiabeschi:  Lilid Pralaw.  Khum Chang Khun Phan.  Sang Thong.  Pha Apai Mance.

 

1976  (795/8)

Mitologia:

Kinnari.  Suphan-Mat-Cha.  Garuda. Naga,

 

1977  (825/28)

Scene da libri: Pha Bu Thong.  Krai Thong.  Nang Kaew Na Ma. Pra Rot Mali.

 

 1996  (1657/60) 

Leggende: 

Il re Rama a caccia di cervi.  Coppia in una caverna.  Coppia in una foresta. Personaggio seduto su un trono e una donna inginocchiata Presso la religione induista, Rama (ca. 7000 AC) è il settimo Avatar di Viṣṇu, manifestatosi nel regale principe per risollevare le sorti della morale degli uomini, ormai soggiogati da Ravana. Il suo nome completo è Ramachandra, e spesso viene preceduto dal titolo di rispetto induista, Shri. Egli rappresenta la personificazione dell'Assoluto Brahman e l'incarnazione del Dharma, l'Uomo Perfetto (Maryada Purushottama). È l'Avatar del Treta Yuga, l'età dell'argento, caratterizzata dalla comparsa del vizio e della malvagità. Rama è la più famosa e popolare manifestazione del Dio Supremo per una grande maggioranza dei 900 milioni di induisti in tutto il mondo, incluse le nazioni del Sud-est asiatico come Thailandia, Malaysia, Indonesia, Burma e Cambogia. È riconosciuto come l'immagine, lo spirito e la consapevolezza dell'Induismo, la religione organizzata più antica del mondo, e della civilizzazione umana dal punto di vista indiano. La vita e le imprese eroiche di Rama sono narrate nel Ramayana, un antico poema epico in sanscrito, che letteralmente significa "Il viaggio di Rama". Una importante opera devozionale è il Ramcharitmanas di Tulsidas, che si basa sui princìpi dei movimenti Bhakti, ossia la devozione e l'amore per Dio.

 

  

1998  (FOG.)

Mitologia:

Animali mitologici.

 

Thailandia1952/4 (P.A.20)

Il dio Garuda

Thailandia 1963 (403)

Il dio Garuda 

Thailandia 1963 (403)

 Il dio Garuda 

Thailandia 1973 (639)

Il dio Garuda 

Thailandia 1973 (670)

Lilid Pralav

Thailandia 1973 (670)

Khum  Chang

Thailandia 1973 (670)

Sang Tong

Thailandia 1973 (670)

 Pha Aeai

Thailandia 1976 (795)

 Kinnari

Thailandia 1976 (795)

Suphan Mat Cha

Thailandia 1976 (795)

Garuda

Thailandia 1976 (795)

Naga

Thailandia 1977 (825)

Pha Bu Tong

Thailandia 1977 (825)

Krai Tong

Thailandia 1977 (825)

Kaew Na Ma

Thailandia 1977 (825.)

Pra Rot Mali

Thailandia 1998 (fog.)

Animali mitologici

 

 

 

 

TRASNITRIA

2010 Europa Libri per bambini

 

 

TRINIDAD

 

1982  (458/61) 

Lo spirito dei demoni locali.  Pa Pa Bois la diavolessa.  Lugarhoo.  Phantom e Soucouyant,  Il bosco del sole.  Dwens e Mama dell’acqua.

 

 

2005  (897/901+BF 70)  

Racconto di Anansi:  La partita di cricket.

               

 

TRISTAN DA CUNHA

 

1980  (fog.)

Natale. Racconti e canzoni per bambini.

 

TUNISIA

 

1982  (978/83) 

Fiabe e filastrocche.

1984  (1016/8) 

Fiabe e filastrocche

1985  (1035/7) 

Fiabe, filastrocche. Il sole che si scalda. Giovane e sette ragazze. Zio Bisbane nel catrame 

 

Tunisia 1982 (978/83)

Tunisia 1982 (978/83)

Tunisia 1982 (978/83)

Tunisia 1982 (978/83)

Tunisia 1982 (978/83)

Tunisia 1982 (978/83)

Tunisia 1984  (1016/8)

Tunisia 1984  (1016/8)

Tunisia 1984  (1016/8)

Tunisia  1895 (1035/7)

Tunisia  1895 (1035/7)

Tunisia  1895 (1035/7)

 

TURCHIA

 

 

1991  (2691/93) 

Il genio del pozzo.  Il pranzo dei notabili.  L’aratore all’opera

 

1992  (2719/21)  

Scene da una fiaba dell’Anatolia

 

1997  I sogni di Cigdem

 

Turchia 1991  (2691/93)

 

Turchia 1991  (2691/93) 

 

Turchia 1991  (2691/93) 

Turchia 1992  (2719/21) 

Turchia 1992  (2719/21)

Turchia 1992  (2719/21)

Turchia 1997

Europa: I sogni di Cigdem

Turchia 1997

Europa: I sogni di Cigdem

 

2010 Europa Libri per bambini

 

 

  

 

UKRAINA

 

1999  (370 BC) 

Leggenda:

Gabriele Arcangelo     Viene chiamato arcangelo solo nella Bibbia. È  presente nel Libro di Daniele (8) dove spiega al profeta la visione del caprone e del montone  e la profezia delle settanta settimane (9, 1-27).  È  pure presente nel Nuovo Testamento dove annuncia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e a Maria la nascita di Gesù (Luca 1, 26-38).Oltre alla sua funzione di annunciatore di liete notizie Gabriele è mandato da Dio per punire gli uomini ribelli, combattere il male e presiede le forze celesti in lotta perenne contro il Maligno. Lo troviamo anche nella tradizione islamica. Maometto ebbe da lui la rivelazione del Corano.

 

2000 (402/4) 

Fiabe:Il lupo travestito e il ragazzo pescatore Un vecchio e una vecchia tengono un’oca.  Un gatto con una corda e un’ascia parla ad un gallo

 

2002  (465/7)  

Fiabe:Personaggi di tre fiabe: Una volpe, un gatto una gallina.

 

2003 (493/5)  

Fiabe:Una capra in abiti folkloristici.  Un bue impagliato.  La volpe e la cicogna  (vedi La Fontaine)

 

2004  (578/80)

Fiaba:

Gatto e bambino al bagno.  Un pescatore.Personaggio con clava e dragone.

 

Ukraina 1999  (370 BC)  Arcangelo Gabriele

Ukraina 2000 (402/4) 

Il lupo travestito 

Ukraina 2000 (402/4)

Vecchi e oca

Ukraina 2000 (402/4) 

Gatto e gallo

UKraina  2002  (465/7) 

Ukraina  2003 (493/5

Ukraina  2004  (578/80)

 

2010 Europa Libri per bambini

   

UNGHERIA

 

1916/17  (159)

Mitologia:

Turul, essere alato.

Il Turul , uccello mitologico legato alle leggende sull'origine dei Magiari, è immaginato come un enorme falco.  Il Turul  apparve in sogno ad Emese, la madre del principe Álmo e, dopo averla fecondata, le annunciò  che il figlio che avrebbe partorito sarebbe stato il fondatore di una grande dinastia.

In seguito il  Turul apparve di nuovo in sogno ai capi delle 7 tribù ungheresi e li aiutò a mettere  in fuga le aquile che stavano  attaccando i cavalli delle tribù. Il significato attribuito ai sogni fu che era necessario migrare verso nuove terre. Una volta in movimento, il Turul indicò loro la strada, guidandoli verso la Pannonia che sarebbe divenuta la culla dell'Ungheria.

 

1960 (1410) 

Fiaba giapponese:

Momotaro. Fiaba giapponese.  Momotaro – in giapponese significa ‘nato da una pesca’ – è appunto un bambino nato da una pesca e allevato da due coniugi che abitano in montagna. Il bimbo, pur essendo forte e intelligente, è sfaticato e un poco fannullone.  Trova sempre una scusa per non far nulla. E scansare tutti i lavori. Un giorno sradica un alto albero e lo porta a casa. Un ricco signore, venuto a conoscenza della sua prodezza,  gli chiede di liberare il paese da una banda di briganti che hanno trovato rifugio in un’isola inaccessibile. Momotaro accetta e parte portando con sé molte focacce di miglio assai appetitose. Durante il viaggio verso l’isola fa amicizia con un cane, una scimmia e un fagiano, con cui divide le focacce. Col loro aiuto Momotaro riuscirà a sconfiggere i briganti e a ritornare a casa ricco del tesoro sottratto ai malviventi.

 

1960  (1404) 

Fiaba:

La  Barbabietola gigante .   Fiaba.  Un contadino decise un mattino di cogliere una barbabietola che aveva coltivato nel suo orto, ma quando cominciò a tirare il cespo che fuoriusciva dal terreno si accorse che il bulbo era troppo grosso per poterlo tirar fuori dalla terra  con le sue sole forze, per cui decise di chiamare in aiuto la moglie. Questa venne e cominciarono a tirare. Ma la barbabietola non veniva fuori. Chiamarono il figlio più grande, poi tutta la famiglia. Nulla da fare. Chiesero aiuto al cane e infine al gatto.  Non c’era verso di cavare  l’ortaggio dal terreno. Allora il gatto andò a chiamare il suo eterno nemico, il topo. Tirarono tutti assieme e la barbabietola uscì  finalmente fuori dal terreno. Ne mangiarono tutti per parecchi giorni e cantarono e ballarono per il successo. La fiaba insegna che anche nelle imprese più difficili e apparentemente impossibili l’apporto del più debole può essere determinante.

            

1997 

Fiaba:

Il Cervo d’oro.   I fratelli Hunor e Magyar, figli del gigante Menro, durante una caccia assieme a cinquanta  cavalieri, videro un bellissimo cervo il cui muso brillava come fosse d’oro. Volendo catturarlo, lo inseguirono per giorni e giorni, ma non riuscirono mai a raggiungerlo. Dopo aver desistito dalla caccia, sulla via del ritorno scoprirono terre fertili e ricche di acqua e di pascoli abbondanti cicondati da foreste e praterie a perdita d’occhio. Decisero di occuparle stabilmente.  Vissero felici per cinque anni in quelle terre. Un giorno, durante una partita di caccia, rividero il cervo d’oro. Si ripetè la stessa scena. Nonostante lo inseguissero non riuscirono a raggiungerlo. Sulla via del ritorno furono attratti da risa argentine e giocose. Un centinaio di giovani fanciulle danzavano e cantavano vicino ad un fiume. Erano le figlie di Dula, il re degli Alani. “Ognuno si prenda una fanciulla” dissero Hunor e Magyar. Ritornando all’accampamento con le fanciulle non si accorsero di un cervo d’oro che li guardava dall’alto di un colle. Le giovani condivisero con i cavalieri la loro vita e da Hunor e Magyar derivarono due grandi popoli:gli Unni e i Magiari.  

 

1959  (1327/34) 

Fiabe:  Mattia l’oca.  Machenka e gki orsi.  Giovanni, Giulietta e la strega.  Il suonatore di flauto

 

1960  (1403/8

Fiabe: La barbabietola.  Lo zufolo dì erica

 

1972  (BF 95)  Leggenda. S.Martino e il povero (vedi Austria)

 

1978  (BF 138) 

Mitologia:

Ercole e Nesso Nesso era  figlio di Issione e di Nefele, è una delle figure mitologiche del ciclo di Ercole o Eracle. Nesso viveva sulle rive del fiume Eveno e usava traghettare i viaggiatori sull'altra sponda  Eracle si trovò a passare il fiume assieme alla sua seconda moglie Deianira. Nesso si rifiutò di traghettare i due nello stesso momento, cosicché Eracle guadò il fiume da solo. Quando Nesso si trovò ad avere in groppa la sola Deianira, tentò di rapirla dandosi alla fuga, ma fu ucciso da una freccia di Eracle. Nell'agonia rivelò a Deianira che se ella avesse raccolto il suo sangue e ne avesse intriso una veste avrebbe potuto contare sull'amore eterno di Eracle; infatti ogni volta che Eracle avesse mostrato interesse verso un'altra donna sarebbe bastato che indossasse quella veste per ritornare devoto a Deianira; l'imprudente donna fece quanto dettole. Anni dopo, dopo la vittoriosa spedizione contro Ecalia, il vincitore Eracle che riportava con sé la bella Iole, figlia del defunto re di Ecalia, si fermò a qualche distanza da Trachis e inviò Lica, un suo compagno, a Deianira per prendere una veste bianca per sacrificare. Lica raccontò tutto a Deianira, e questa, temendo la bellezza di Iole, consegnò a Lica la camicia di Nesso. Appena Eracle la indossò fu colto da terribili dolori, in quanto il sangue del centauro era contaminato dal veleno della freccia che lo aveva ucciso, intinta anni prima nel sangue dell' Idra di Lerna. Eracle impazzito dal dolore uccise Lica e ordinò di costruirgli una pira funebre su cui si fece bruciare. Deianira, impazzita per il rimorso, si impiccò.

 

 

1979  (2702 più foglietto 145) 

Fiabe: Gianni  l’eroe.  La fata Ilona

 

1989 (3204) 

Fiaba. L’albero che tocca iol cielo.

 

1991  (3314)

Fiaba:

Pierino e il lupo Un mattino Pierino uscì di casa e andò vicino ad un albero dove abitava un uccellino suo amico.  Poiché la porta di casa era rimasta aperta, un’anatra lo seguì e, camminando goffamente,  andò a tuffarsi  in un laghetto. L’uccellino dall’alto del ramo disse: “Ma che razza di uccello sei se non  sai neppure volare”. “E tu che  che uccello sei se non sai neppure nuotare”. Un gatto in agguato stava intanto cercando di trovare qualche preda e si guardava attorno col  timore che qualche lupo uscisse dal bosco per aggredirlo. Dalla casa il nonno  chiamò Pierino ordinandogli di rientrare perché il luogo era pericoloso. E infatti un lupo uscì dal bosco. Pierino riuscì a entrare in casa, mentre il gatto salì sull’albero. Solo l’anitra fece una brutta fine. Il lupo, dopo averla ingoiata, si era appostato ai piedi dell’albero. Aveva ancora fame e il gatto era un buon boccone.

Pierino, che non aveva paura dei lupi, decise di intervenire e da una finestra riuscì a passare su un ramo dell’albero e a raggiungere l’uccellino al quale disse:  “Cerca di volare sopra la testa del lupo, ma fai attenzione”. E mentre l’uccellino volava, Pierino fece un nodo scorsoio ad una corda e riuscì ad infilarlo nella coda del lupo che rimase così appeso ad un ramo. E più il lupo si agitava più il nodo si stringeva. Arrivarono alcuni cacciatori armati. “Non uccidetelo! – gridò Pierino. – Io e il mio uccellino lo abbiamo catturato e vogliamo portarlo allo zoo.”  Così si avviarono verso la città: Pierino e l’uccellino davanti e i cacciatori dietro col lupo attaccato ad una corda.

Favoletta semplice, resa celebre nel 1936 dalla musica classica del compositore  Sergej Prokofiev.

 

 

2001  (3764) 

Fiaba  L’eclisse della luna crescente.

 

 

Ungheria 1916/17  (159)

Turul Uccello mitico

Ungheria 1960 (1410) 

Momotaro

Ungheria 1997

Il cervo d’oro

Ungheria 1977

Europa 1977

Ungheria1978  (BF 138) 

Ercole e Nesso

Ungheria 1979 (fog.145)

Ungheria 1989 (3204) 

L‘albero che tocca il cielo

Ungheria 1979 (2702)

Gianni l’eroe

Ungheria 1991  (3314)  Pierino eil lupo

Ungheria 2001  (3764) L’eclisse della luna crescente.

 

2010 Europa Libri per bambini

 

URUGUAY

 

2001  (1959)

La tetralogia di Wagner, L'anello del Nibelungo (Der Ring des Nibelungen), è un ciclo di quattro drammi musicali di Richard Wagner, che costituiscono un continuum narrativo che si svolge nell'arco di un prologo e tre "giornate":
L'oro del Reno (prologo)
La prima scena si apre: le tre figlie del Reno (che hanno il compito di proteggere l'oro del Reno) stanno giocando nell'acqua. Il nano Alberich fuoriesce dalle viscere della terra e si ferma a guardarle; non si trattiene e proclama il suo amore per loro. Ma esse lo deridono; allora, infuriato, egli cerca di afferrarle. Nel frattempo l'oro del Reno si mostra; le tre rivelano il segreto potere del tesoro che custodiscono: chiunque sarà capace di forgiare con esso un anello, dominerà il mondo; per farlo però deve rinnegare l'amore. Ed Alberich maledicendo l'amore si impadronisce dell'oro e scompare.
Wotan riposa accanto alla moglie Fricka. Ella lo sveglia. Discutono, poiché Wotan si è fatto costruire dai giganti Fasolt e Fafner una dimora celeste promettendo loro in cambio la sorella di Fricka, Freia. Tuttavia Wotan, completato il lavoro, non vuole accondiscendere al pagamento. I giganti si presentano e, se non accontentati, intendono rapire Freia, in difesa della quale sono pronti a intervenire i fratelli Donner e Froh, fermati in tempo da Wotan prima che si sparga sangue. Il semidio Loge propone una soluzione: rubare l'oro al nano Alberich che, nel frattempo, è riuscito a forgiare l'anello. Ma, ora che ne conoscono il potere, tutti sentono il desiderio di impossessarsene. I giganti rapiscono Freia: la terranno fino a che non avranno l'oro.
Nel suo regno sotterraneo Alberich ha costretto in servitù i Nibelunghi e se ne serve per accumulare ricchezze. Perfino suo fratello Mime è picchiato e torturato, sebbene abbia realizzato per Alberich un elmo magico chiamato Tarnhelm, che dona a chi lo indossa il potere di mutarsi in qualunque cosa, o di diventare invisibili. Loge e Wotan con un inganno riescono tuttavia a fare prigioniero Alberich. Lo portano con loro in superficie.
Per essere liberato Alberich dovrà consegnare il suo tesoro, compreso l'anello. Una volta liberato egli maledice l'anello affinché conduca alla rovina chiunque ne sia il possessore. Wotan ignora la maledizione e indossa l'anello, intenzionato a tenerlo per sé. Ma i giganti non si accontentano del tesoro: esigono anche l'anello e l'elmo magico forgiato da Mime, fratello e servitore di Alberich. Wotan è costretto a cedere, anche se solo dopo che Erda, dea della terra e custode di conoscenze sul futuro, gli ha predetto un infausto destino se non getterà via l'anello. La maledizione comincia subito il suo effetto: Fafner, per avidità, uccide il fratello Fasolt e fugge col tesoro. Gli dei prendono possesso della loro dimora e l'oro non viene restituito alle figlie del Reno, che supplicano invano.

La Valchiria (prima giornata)
La prima scena mostra il fuggiasco Siegmund che trova rifugio in un'abitazione. Sieglinde lo accoglie mentre suo marito Hunding è assente. Egli le spiega come, affrontato da molti nemici, sia stato costretto alla fuga e spinto da una tempesta a cercare rifugio presso di lei. Ma sa che una maledizione grava su di lui e si prepara a ripartire; ella però gli chiede di restare: è infatti attesa a sua volta da un oscuro destino. Ciò altro non è che la conseguenza della loro origine divina: i due sono fratelli, figli di Wotan e di una donna con la quale egli si è unito (nella speranza di generare l'eroe senza paura in grado di riconquistare il tesoro dei Nibelunghi) e, come tali, legati a lui.
Mentre la scena si chiude, i due si guardano con crescente passione.
Ritorna Hunding; sorpreso e sospettoso nei confronti di Siegmund per la di lui somiglianza con Sieglinde, lo invita con decisione a rivelare il suo nome; Siegmund mente affermando di chiamarsi Wehwalt (figlio del lupo). Racconta poi la sua storia e, per ultimo, di come la sua lotta per una donna costretta a sposarsi contro i propri sentimenti avesse causato una strage. Hunding riconosce così Siegmund come un nemico della sua tribù e, trattenuto dai doveri d'ospitalità dall'attaccarlo immediatamente, lo sfida comunque a un duello che avrà luogo l'indomani mattina.
Sieglinde, che è favorevole a Siegmund, ha addormentato Hunding con delle droghe e, negli ultimi bagliori del fuoco che si spegne, mostra al fratello (che è giunto alla casa senz'armi) il luogo ove nel giorno del suo matrimonio uno straniero ha conficcato una spada che, da allora, nessuno è riuscito a estrarre. Ella è convinta che Siegmund sia in grado di farlo e di liberarla dall'uomo che non ama. Improvvisamente la luce della luna illumina la scena: i due riconoscono l'uno nell'altro il volto del padre. Ella comprende di trovarsi davanti al fratello da cui era stata separata quand'era bambina. Egli estrae dal tronco di frassino la spada e le dà nome Nothung. A quel punto i due confessano l'un l'altra il proprio amore.
Wotan istruisce la valchiria Brunilde, sua figlia, perché ella protegga Siegmund nel suo prossimo duello con Hunding. Ma Fricka, moglie di Wotan e divinità protettrice del matrimonio, domanda al contrario che Siegmund e Sieglinde siano puniti per aver commesso i crimini di adulterio e incesto (ella sa infatti che Wotan è il padre di entrambi). Wotan replica affermando la necessità di un eroe libero, non legato a lui, ma Fricka ribatte che Siegmund non è che un'inconsapevole pedina nelle mani di Wotan. Wotan è costretto a cedere e promette alla moglie la morte di Siegmund.
Fricka si allontana, e Wotan, disperato, rimane solo con Brunilde. Ad ella spiega che, angustiato dalla sinistra profezia di Erda sulla sorte degli dei (al termine de L'oro del Reno), aveva sedotto la dea per venire a sapere qualcosa di più: da ella aveva avuto Brunilde. Aveva cresciuto Brunilde ed altre otto figlie come valchirie, donne guerriere che accolgono le anime degli eroi caduti per formare un esercito contro Alberich. Ma l'armata del Valhalla sarà sicuramente sconfitta se Alberich riuscirà a rientrare in possesso dell'anello, che ora è custodito dal gigante Fafner. Usando il Tarnhelm, il gigante si è tramutato in un drago e si è nascosto in una foresta, dove monta la guardia al tesoro dei Nibelunghi, cedutogli proprio da Wotan. Poiché è legato a lui da questo patto, non può essere Wotan a prendergli l'anello, quindi ha bisogno di un eroe libero. Tuttavia, come gli ha fatto notare Fricka, tutto ciò che riesce a fare è creare servi. Sconsolato, Wotan ordina a Brunilde di ubbidire al volere di Fricka e di procurare la morte del suo amato figlio Siegmund per mano di Hunding.
Siegmund e Sieglinde, intanto, fuggiti insieme, si inoltrano fra i passi montani. Sieglinde, esausta, sviene. Sopraggiunge Brunilde, che si rivolge a Siegmund annunciandogli la sua morte imminente e il suo prossimo ingresso nel Valhalla. Ma Siegmund rifiuta di seguirla quando viene a sapere che Sieglinde non potrà venire con lui. Colpita dalla forza del suo coraggio e del suo amore, Brunilde decide di contravvenire agli ordini del padre e di aiutarlo.
Arriva Hunding, che attacca Siegmund. Favorito da Brunilde, questi sembra prevalere sul rivale, ma arriva Wotan e spezza Nothung, la spada di Siegmund, con la sua lancia. Disarmato, Siegmund viene ucciso da Hunding. Brunilde prende Sieglinde e raccoglie i frammenti di Nothung, e fugge sul suo cavallo portando in salvo la donna. Wotan si ferma a guardare il corpo senza vita del figlio. Con un gesto sprezzante uccide Hunding, e parte all'inseguimento della sua figlia ribelle.
Le valchirie, ciascuna accompagnata dall'anima di un guerriero caduto, si riuniscono sulla sommità di una montagna. Quando vedono arrivare Brunilde con una donna viva rimangono sconvolte. La sorella implora il loro aiuto, ma le altre valchirie non osano andare contro il volere di Wotan. Brunilde, allora, decide di trattenere Wotan per dare tempo a Sieglinde di fuggire; annuncia inoltre che Sieglinde è incinta di Siegmund, e che il nome del bambino sarà Sigfrido (Siegfried).
Sopraggiunge Wotan, furibondo, e pronuncia la sua condanna contro Brunilde: ella verrà privata della sua condizione di valchiria e diventerà mortale; immersa in un sonno magico sulla cima di una montagna, sarà preda di ogni uomo. Le altre valchirie fuggono terrorizzate. Brunilde implora pietà, spiega che sono stati il coraggio e l'eroismo di Siegmund a spingerla a parteggiare per lui e a proteggerlo, sapendo che quello, in fondo, era anche il desiderio dello stesso Wotan. Wotan, alla fine, acconsente almeno a questa richiesta: di circondarla, mentre giace profondamente addormentata, di un cerchio di fuoco magico, per scoraggiare dall'avvicinarla chiunque, a parte il più coraggioso degli eroi (che entrambi già sanno sarà lo stesso Sigfrido, non ancora nato, come annunciato dal leitmotiv che si ode in questo punto). Wotan porta Brunilde in cima ad un monte e la fa addormentare; ordina a Loge, semidio del fuoco, di circondarla di fiamme, quindi si allontana in preda al dolore, pronunciando queste ultime parole: Wer meines Speeres Spitze fürchtet, durchschreite das Feuer nie! ("Chi della mia lancia teme la punta, mai non traversi il fuoco!").

Sigfrido (seconda giornata)
Sono passati alcuni anni dagli eventi de La Valchiria. Mime, il fratello di Alberich, sta forgiando una spada nella sua caverna nella foresta: il nano ha in mente di impossessarsi dell'anello, servendosi di Sigfrido, che in questi anni ha cresciuto perché uccidesse Fafner per lui. Sigfrido però finora ha rotto qualsiasi spada che egli gli ha fabbricato. Sigfrido torna dai suoi vagabondaggi nella foresta e chiede a Mime di parlargli delle sue origini. Mime è costretto a narrargli di come, anni prima, avesse trovato nella foresta sua madre, Sieglinde, morta dandolo alla luce. Mostra a Sigfrido i frammenti di Nothung, che conservava da allora, e il giovane gli ordina di riforgiare la spada.
Sigfrido si allontana, lasciando Mime sconsolato: non è in grado infatti di riparare la spada. Un vecchio Viandante (Wotan travestito) giunge all'improvviso alla sua porta. Il Viandante scommette con Mime la sua testa che saprà rispondere a tre indovinelli che il nano vorrà sottoporgli, e Mime acconsente: chiede all'ospite di nominargli le tre razze che vivono sotto terra, sulla superficie e nei cieli. Si tratta dei Nibelunghi, dei giganti e degli dei, risponde correttamente il Viandante. Ora tocca a quest'ultimo proporre tre quesiti, e Mime dovrà rispondere pena la vita. Il Viandante gli chiede di dirgli il nome della razza più cara a Wotan, ma da lui trattata più duramente, il nome della spada che può distruggere Fafner, e il nome della persona che può forgiarla. Mime sa rispondere ai primi due quesiti, i Valsidi e Nothung, ma non conosce la risposta al terzo. Ciò nonostante, il Viandante lo risparmia, rivelandogli che solo "colui che non conosce la paura" potrà riforgiare Nothung, e sarà anche colui che ucciderà Mime. Quindi se ne va.
Ritorna Sigfrido, e subito si irrita al vedere che Mime non ha fatto alcun progresso. Mime comprende che l'unica cosa che in quegli anni non ha insegnato a Sigfrido è la paura, e il giovane è ansioso di apprenderla: Mime promette di insegnargliela conducendolo dal drago Fafner. Poiché il nano non è stato in grado di riforgiare Nothung, Sigfrido decide di provarci da solo: riunisce i frammenti di metallo, li fonde insieme e fabbrica così una nuova spada. Mime si ricorda delle parole del Viandante e capisce che ora sarà ucciso da Sigfrido: non visto, prepara allora una bevanda avvelenata da offrire al giovane subito dopo che egli avrà ucciso Fafner.
Il Viandante giunge all'ingresso della caverna di Fafner: lì si trova anche Alberich, deciso a riprendersi l'anello. I due antichi nemici si riconoscono subito. Alberich annuncia a Wotan i suoi piani di dominio del mondo non appena avrà rimesso le mani sull'anello. Wotan, invece, replica che egli non ha alcuna intenzione di tentare di impossessarsene: con grande sorpresa dell'altro, sveglia Fafner e informa il drago che sta per giungere un eroe per combatterlo. Fafner si fa beffe di quella minaccia, rifiuta di riconsegnare l'anello ad Alberich, e torna a dormire. Wotan e Alberich partono.
All'alba, giungono Sigfrido e Mime. Mime si nasconde mentre Sigfrido va per affrontare il drago. In attesa che questo si mostri, il giovane vede un uccello della foresta posato su un albero: cerca di imitare il suo verso con una canna, ma senza successo. Suona quindi una nota con il suo corno, che attira Fafner fuori dalla caverna. Dopo un breve scambio di frasi, i due combattono, e Sigfrido trafigge al cuore il drago con Nothung.
Prima di morire, Fafner si fa dire da Sigfrido il suo nome, e lo avverte di guardarsi dal tradimento. Quando Sigfrido estrae la lama dal corpo del drago, le sue mani sono ricoperte del sangue di Fafner, ed egli istintivamente le porta alla bocca, assaggiandolo. Dopo averlo bevuto, riesce a comprendere il canto dell'uccello della foresta. Facendo come questi gli suggerisce, prende dall'antro del drago l'anello e il Tarnhelm, l'elmo magico che consente di mutare forma e divenire invisibili. Ricompare Mime, e Sigfrido si lamenta con lui perché ancora non ha imparato cosa sia la paura. Ansioso di mettere mano sull'anello, Mime offre al giovane il veleno, ma tra i poteri del sangue del drago che ha bevuto vi è anche quello di leggere il pensiero, perciò ora Sigfrido intuisce le malvagie intenzioni del nano, e lo uccide.
L'uccello della foresta canta di una donna addormentata su una roccia circondata dal fuoco. Sigfrido, pensando di poter forse apprendere il significato della paura da costei, si dirige verso la sommità della montagna.
Il Viandante compare lungo il sentiero che conduce alla roccia di Brunilde ed evoca Erda, la dea della terra. Ella, confusa, dice a Wotan di non poterlo aiutare, ma questi l'informa di non temere più la fine degli dei, anzi, la desidera: la sua eredità passerà a Sigfrido il Valside, e la loro figlia, Brunilde, compirà l'impresa che redimerà il mondo. Erda sprofonda di nuovo nelle viscere della terra.
Giunge Sigfrido, e il Viandante lo interroga. Il giovane, che non ha riconosciuto suo nonno, risponde con insolenza e fa per proseguire verso la cima. Il Viandate gli blocca il passo, e allora Sigfrido gli spezza la lancia con un colpo della sua spada. Con calma, Wotan ne raccoglie i pezzi e scompare.
Sigfrido giunge infine di fronte al cerchio di fuoco e lo attraversa. Vede la figura in armatura che giace addormentata, e dapprima pensa che sia un uomo. Ma, dopo che ha rimosso l'armatura, si accorge che si tratta di una donna. Quella vista per lui sconosciuta lo colpisce, non sa cosa fare, e per la prima volta nella sua vita sperimenta la paura. Bacia Brunilde, svegliandola dal suo sonno. Dapprima esitante, Brunilde è poi vinta dall'amore di Sigfrido, e rinuncia al mondo degli dei. Insieme, i due cantano "l'amore lucente e la morte ridente" (leuchtende Liebe, lachender Tod!)

Il crepuscolo degli dei (terza giornata)
Le tre Norne, figlie di Erda, si riuniscono sulla roccia di Brunilde, tessendo il filo del Destino. Cantano del passato, del presente e del futuro, di quando Wotan darà fuoco al Valhalla per dare il segnale dell'inizio della fine degli dei. All'improvviso, il filo si spezza. Piangendo la perdita della loro saggezza, le Norne scompaiono.
All'alba, Sigfrido e Brunilde escono dalla loro caverna. Sigfrido parte per nuove avventure, e nel salutarlo Brunilde lo prega di ricordarsi del loro amore. Come pegno di fedeltà, egli le lascia l'anello che ha preso a Fafner. Portando con sé lo scudo di Brunilde e montando il cavallo di lei Grane, Sigfrido si allontana.
L'atrio dei Ghibicunghi, un popolo che vive lungo il Reno. Gunther, signore dei Ghibicunghi, siede sul trono. Hagen, il suo fratellastro, gli consiglia di trovare al più presto una moglie per sé e un marito per sua sorella Gutrune, e gli suggerisce rispettivamente i nomi di Brunilde e Sigfrido. Hagen ha preparato e consegnato a Gutrune una pozione che farà dimenticare a Sigfrido Brunilde e lo farà innamorare di Gutrune; sotto l'effetto della pozione, Sigfrido sottometterà Brunilde e la consegnerà a Gunther.
Giunge Sigfrido, e Gunther gli offre la propria ospitalità. Gutrune gli presenta la pozione e l'eroe, ignaro dell'inganno, brinda a Brunilde e al loro amore, e la beve. Perde così il ricordo dell'amata, e si innamora di Gutrune. Sotto l'effetto della pozione magica, si offre di conquistare una sposa per Gunther, che gli dice di Brunilde. I due giurano un patto di fratellanza di sangue, e partono per la roccia.
Nel frattempo, Brunilde viene visitata da sua sorella, la valchiria Waltraute, che le racconta come Wotan sia tornato un giorno dai suoi vagabondaggi per il mondo con la lancia spezzata. In essa erano intagliati tutti i patti e i contratti che Wotan aveva stipulato, la sua fonte di potere. Egli aveva ordinato che i rami di Yggdrasill, l'Albero del Mondo, venissero accatastati attorno al Valhalla, aveva mandato i suoi corvi per il mondo perché spiassero e riferissero a lui tutte le notizie, ed ora aspettava la fine nel Valhalla. Waltraute prega Brunilde di restituire l'anello alle Figlie del Reno, poiché la sua maledizione sta colpendo anche il loro padre Wotan. Ma Brunilde rifiuta di separarsi dal pegno d'amore che Sigfrido le ha lasciato, e Waltraute si allontana disperata.
Arriva Sigfrido, che ha assunto l'aspetto di Gunther grazie al magico Tarnhelm, e pretende Brunilde come sua sposa. Nonostante la donna opponga una violenta e fiera resistenza, Sigfrido la sconfigge, strappandole l'anello dal dito e infilandoselo sul suo.
Hagen, sulle rive del Reno, è visitato in sogno da suo padre, Alberich: incalzato da questi, gli giura che riuscirà a impossessarsi dell'anello. All'alba fa ritorno Sigfrido, che ha assunto di nuovo il suo aspetto e cambiato posto con Gunther. Hagen riunisce il popolo dei Ghibicunghi per accogliere il re Gunther e la sua sposa.
Giunge Gunther conducendo con sé Brunilde, che rimane sconvolta al vedere Sigfrido: notando l'anello al dito di lui, capisce di essere stata tradita. Di fronte ai vassalli di Gunther, accusa Sigfrido, che però giura sulla lancia di Hagen di essere innocente. Si allontana quindi con Gutrune e gli altri cavalieri, lasciando soli Brunilde, Gunther e Hagen. Pieno di rabbia e vergogna, pur sapendo perfettamente i fatti, Gunther è d'accordo con il fratellastro che Sigfrido debba morire perché lui riacquisti il suo onore. Brunilde, desiderosa di vendicarsi del tradimento di Sigfrido, si unisce alla congiura e rivela ad Hagen l'unico punto debole dell'eroe: sebbene ella lo avesse reso invulnerabile tramite la sua magia, aveva tralasciato la sua schiena, sapendo che non sarebbe mai fuggito di fronte a una minaccia. Hagen e Gunther decidono di attirare Sigfrido in una battuta di caccia e ucciderlo.
Nei boschi sulle rive del fiume, le Figlie del Reno piangono la perdita dell'oro. Sigfrido, allontanandosi dai compagni di caccia, si avvicina alla riva. Le ninfe lo implorano di restituire loro l'anello sfuggendo così alla sua maledizione, ma Sigfrido le ignora. Esse si allontanano nuotando, predicendo che Sigfrido morirà ma che la sua erede, una donna, sarà più gentile con loro.
Sigfrido si riunisce agli altri cacciatori, fra cui Gunther e Hagen. In un momento di riposo, racconta loro le sue avventure giovanili. Hagen gli dà una pozione che gli fa recuperare la memoria, e Sigfrido racconta di quando aveva trovato Brunilde e l'aveva risvegliata con un bacio. Improvvisamente, due corvi escono da un cespuglio e, mentre Sigfrido li guarda volare via, Hagen lo trafigge alla schiena con la sua lancia. Gli altri assistono alla scena con orrore, e Hagen si allontana con calma nella foresta. Sigfrido muore, abbandonandosi negli ultimi istanti al ricordo di Brunilde. Il suo corpo viene trasportato in una solenne processione funebre.
Nell'atrio del palazzo dei Ghibicunghi, Gutrune attende il ritorno del marito. Giunge Hagen precedendo il corteo funebre. Gutrune si dispera quando viene portato il cadavere di Sigfrido. Gunther accusa Hagen della morte di Sigfrido, che lo ammette e va per strappare l'anello dal dito del cadavere. Quando Gunther, desideroso a sua volta di prenderlo, fa per impedirglielo, Hagen lo uccide. Ma, quando si china sul corpo per afferrare l'anello, la mano dell'eroe morto si alza minacciosa, ed egli arretra terrorizzato.
Entra Brunilde, ed ordina che una grande pira funebre venga accesa accanto al fiume, rimandando i corvi da Wotan con le tanto attese notizie. Prende l'anello e dichiara alle Figlie del Reno di venire a riprenderlo dalle sue ceneri, una volta che il fuoco lo avrà purificato della maledizione. Viene accesa la pira, Brunilde monta sul suo cavallo Grane e cavalca in mezzo alle fiamme.
Il fuoco si estende mentre il Reno straripa dai suoi argini. L'anello finisce nell'acqua: Hagen si tuffa per prenderlo e annega. Le Figlie del Reno si allontanano a nuoto, portando l'anello trionfanti. Mentre le fiamme crescono di intensità, si intravede nel cielo il Valhalla popolato dagli dei, anch'esso preda di un incendio che lo distrugge. (Riassunti delle opere tratti da Internet-Wikipedia)

 

Uruguay 2001 (1959)

L’oro del Reno

Uruguay 2001 (1959)

La Walchiria

Uruguay 2001 (1959)

Sigfrido

Uruguay 2001 (1959)

Il crepuscolo degli dei

USA

1966  (810) 

Leggenda: 

Johnny Semedimela John Chapman, pioniere statunitense, meglio conosciuto col nome di Johnny Appleseed (italianizzato in Gianni Semedimela), fu un ambientalista ed  un ecologista. Durante le numerose esplorazioni delle  zone selvagge del  Middle West (Ohio, Indiana, Illinois), era solito seminare ovunque semi di mele che venivano usate per la produzione del sidro. Sembra ne abbia piantato a decine di migliaia.  Di lui si raccontano avventure diverse: che vivesse in modo selvaggio, fosse amico degli indiani, si nutrisse solamente con i prodotti della natura. Di carattere eccentrico, si dice che portasse come copricapo una pentola a mo’ di elmo, divenne un personaggio leggendario, tanto da essere ricordato in canzoni, ballate, opere letterarie, film e fumetti.

 

1967  (822) 

Leggenda:

Davy Crockett. (Contea di Greene, Tennessee, nato il 17 agosto 1786 e morto a Alamo il 6 marzo 1836) fu  militare, politico, cacciatore, avventuriero ed eroe popolare del Far West statunitense.
 
 

1968  (800) 

Leggenda:

Daniel Boone  Fu un esploratore leggendario, famoso per le  sue esplorazioni nel Kentucky, dove, nonostante la resistenza indiana, fondò l'insediamento di Boonesborough, vicino ai monti Appalachi. Combatté col grado di ufficiale durante la Guerra di indipendenza americana.  Negli anni Sessanta sulla sua figura fu prodotta una serie televisiva . Il ruolo del pioniere fu affidato all’attore  Fess Parkert , che già in precedenza aveva interpretato un altro personaggio leggendario: David Crockett.

 

 

1966 (2525/8)

Eroi  Leggendari:  Mighty Casey.  Paul Bunyan.  John Henry. 

Pecos Bill Fu un personaggio leggendario del fumetti, creato nel 1949 da Guido Martina e da un team di validi disegnatori che lo tennero in vita fino al 1965, ‘costruendo’ su di lui una serie che occupa 165 albi.  Pecos Bill è un cowboy allevato dai coyotes del deserto, che raddrizza ogni torto usando solo la forza fisica e mai le armi, tranne il suo fedele lazo.  Il successo fu grandissimo, anche perché si credette inizialmente che a disegnare le tavole fossero degli illustratori americani, a causa delle accurate, documentate e precise ambientazioni.

 

USA 1966  (810)

USA 1967  (822

USA 1968  (800) 

USA 1966 (2525/8)

USA 1966 (2525/8)

USA 1966 (2525/8)

USA 1966 (2525/8)

Maldives 1986

Maldives 1986

 

 

UZBEKISTAN

 

1995

Scene tratte da fiabe

 

 1998  (108/116) 

Alpomish  Leggenda

 

1999 (124/30+BF 15) 

Badal Korachi   fiaba 

 

Uzbekistan 1995

Uzbekistan 1995

Uzbekistan 1995

Uzbekistan 1995

Uzbekistan 1995

Uzbekistan 1995

Uzbekistan 1996 (108/16)

Alpomish

Uzbekistan 1999 (124/30+BF 15)

Badal Korachi

Uzbekistan 1996 (124/30+BF 15)

Badal Korachi

 

 

 

 

 

 

VIETNAM

 

1987  (780/7)   

La leggenda di Sin Tinh Thuy Tinh. Domanda di matrimonio. La fanciulla. Il giovane a cavallo. L'inondazione. Gli elefanti. I portatori di tappeti. I boscaioli. Vittoria e festa della mietitura. Pulitura del riso. Barche con frutta e rano. Scena con barche. Uccelli e sole.

 

1989  (977/81) 

La leggenda di Giong. Giong tra le braccia della madre. Giong descrive a un montanaro i disastri della guerra. Partenza Cavallo. Toglie un bambù dal gioco. Ritorno trionfale col bambù.

 

1990  (1134/9)  

La leggenda di Tach Sanh. Il ritorno dalla foresta. Il mercante di elisir. Uccide un serpente. Uccide l'uccello che rubò le marionette. In prigione suona il liuto. Una coppia fortunata.      

 

1993  (1365/70)  

Racconti popolari   La leggenda di Tam Can

 

1995  (1564/67)  

La favola di Betel e Areca.

 

1998  (1791/2)  

La leggenda della spada restituita.

 

2000  (1888/93) 

Leggenda: ‘Lac Long Quan-Au Co’

 

2003  (2100/5)   

Fiaba: Le avventure dei grilli

 

 

 

Vietnam 1987  (780/7)

La leggenda di Sin Tinh Thuy Tinh   

Vietnam 1987  (780/7)

La leggenda di Sin Tinh Thuy Tinh  

Vietnam  1990  (1134/9)   

La leggenda di Tach Sanh.

Vietnam 1990  (1134/9)   

La leggenda di Tach Sanh.

Vietnam 1990  (1134/9)   

La leggenda di Tach Sanh.

Vietnam 1990  (1134/9)   

La leggenda di Tach Sanh.

Vietnam 1990  (1134/9)   

La leggenda di Tach Sanh.

Vietnam  1993  (1365/70)     Racconti popolari   La leggenda di Tam Can

Vietnam  1993  (1365/70)     Racconti popolari   La leggenda di Tam Can

Vietnam  1993  (1365/70)     Racconti popolari   La leggenda di Tam Can

Vietnam  1993  (1365/70)     Racconti popolari   La leggenda di Tam Can

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Vietnam 1998  (1791/2)

La leggenda della spada restituita.

Vietnam 1998  (1791/2)

La leggenda della spada restituita.

Vietnam 1990  (1134/9)

La leggenda di Tach Sanh.

Vietnam 2000  (1888/93)  Leggenda: ‘Lac Long Quan-Au Co’

Vietnam 2003  (2100/5)    Fiaba: Le avventure dei grilli.

 

 

 

 

 

WALLIS & FUTUNA

1999  (213)  

Favola. La sirena allungata.

 

2003  (BF 12)  

Leggenda del cocco e dell’anguilla.

 

2004  (614) 

Mitologia.  Le dea Havea Ikule’o 

 

2005   (1 BF)  

Racconti e leggende locali.

 

2006 

Il dio Tagaloa

 

2007 

Racconti e leggende di Lomipeau.

 

 

Wallis & Futuna

 2003  (BF 12) 

Leggenda del coccodrillo e dell’anguilla

Wallis & Futuna 2004  (614)

.  Le dea Havea Ikule’o

Wallis & Futuna  2006

Il dio Tagaloa

Wallis & Futura  2007 

Racconti e leggende di Lomipeau.

 

 

 

ZAMBIA

 

 

1991  (526/9)

Favole  L’uccello e il serpente (vedi Esopo)  Kalulu e il leopardo.  Il leone e il topo  (vedi Esopo).   Kalulu e l’ippopotamo

 

1998  (779/80+BF 46)

Favole. Uomo con cane. Indigeno che versa liquido nelle fauci di un drago.

  

2001  (6v.-1066+BF 79)

LEG Origini del mondo nelle leggende africane.

 

 

ZIMBABWE

2001  (466/71) 

Favole. La lepre e la scimmia. L’ippopotamo.  Il leone e il topo (vedi Esopo), Gli uccelli che svegliano il sole.  Il camaleonte che arriva troppo tardi.  La tartaruga saggia

               

 

 

   

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